venerdì 2 novembre 2007

AMICIZIE DA COLTIVARE...

Eccomi qua...dopo qualche giorno di assenza dal blog è giunto il momento di ragguagliarvi un po' sulla situazione qui in quel di Nairobi.

Innanzitutto un invito a Paolo...tranquillizza mia mamma!!! Dopo la “Lettera al Direttore” mi ha chiamato e mi ha detto: “Cosa è successo?” “Sta male?” e io a tener botta ma a un certo punto mi fa “Ma Paolo è normale?”...non ho saputo rispondere...

Insomma quando la conta dei ragni ti dà un po' di tregua bastano due righe e la fai contenta!

Ma torniamo a noi....

Oggi vi racconterò del nostro primo incontro informale con i Cafasso Boys...ora vi domanderete: “Ma chi sono sti Cafasso Boys?”.

Sono dei ragazzi che dopo aver trascorso 4 mesi al YCTC (Youth Correctional Training Center), unico carcere minorile in Kenya per chi compie il primo reato di lieve entità, hanno avuto la possibilità di entrare a far parte della St. Joseph Cafasso Consolation House.

La casa è stata aperta nell'Aprile del 2006 su idea di Sister Raquel, la nostra “capa” (senza offesa Maurizio...), e ha come obiettivo un positivo reinserimento nella società di questi ragazzi.

Dove eravamo rimasti...ah al primo incontro informale coi ragazzi. Informale perchè fino a quel momento gli incontri erano sempre stati “ufficiali”, con tanto di presentazione e quanto ne segue...ma questa volta siamo arrivati di sorpresa!!!

Arrivati alla casa vediamo che 3 dei 7 ragazzi che abitano la struttura sono intenti alla semina del grano. Ci avviciniamo per salutarli e intanto scruto la loro “attrezzatura”...allora ci sono due zappe, dei semi di grano di pannocchie vecchie ma soprattutto mi chiedo: “Dove sono le scarpe?”...niente, tutto a piedi nudi...certo qui la primavera è appena iniziata ma sono le 3 di pomeriggio e a sensazioni siamo più vicini ai 30° che ai 25°.

Non facciamo in tempo a salutarli e vedo che Emanuele si toglie i sandali e “apparentemente” disinvolto raggiunge i ragazzi nella shamba...sarà che avrà i piedi “testati” dal cammino di Santiago di questa estate ma apprezzo il coraggio!

Passano forse 30 secondi e un ragazzo mi fa “Go ahead!”...mi giro ma non c'è nessuno...mi tocca...mi tolgo prima le scarpe, poi le calze e infine mi arrotolo i pantaloni fino alle ginocchia...sono pronto!

Il primo passo è un po' come quando si va al mare a fare il bagno...con l'alluce tasto il terreno per sentire la temperatura...alla fine mi faccio forza e affondo/sprofondo il mio primo passo nella shamba...poi il secondo, il terzo e...sono arrivato da loro. Non è stato così terribile, anzi la sensazione è piacevole anche se bisogna stare attenti alle vecchie sterpaglie e ai sassolini che se ti finiscono sotto i piedi...son dolori!

A questo punto la curiosità è tanta perciò proviamo a dare qualche zappata ma la carenza di forza e soprattutto la paura di affettarci qualche dito dei piedi ci fanno ripiegare sulla semina...alle zappe ci pensano loro che sono più esperti!

Il lavoro è questo: uno davanti con la zappa che zappa e dietro, in questo caso noi, c'è chi semina...quindi buttare tre semini di grano nella buca e coi “piedini” ricoprire di terra il tutto.

Il nostro “lavoro” è durato un oretta e mezza circa, giusto il tempo farci diventare i piedi belli rossi ma soprattutto per iniziare a conoscere i ragazzi con i quali staremo per tutto il prossimo anno...e da quel poco/tanto che ho capito mi sembra di poter dire che sono proprio simpatici e ben disposti nei nostri confronti.

Insomma i primi semini sono stati buttati...alla prossima!!!

Stefano

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