venerdì 4 aprile 2008

Servizio Incivile all'Estero

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    «Se dipendesse da me, vorrei che i bambini non conoscessero il male. Vorrei che nessuno di loro soffrisse. Vorrei che nessun bambino imparasse cosa significhi la parola "dolore". Nessuno. Tranne quello che mi ha rigato la macchina».


(il Maestro Leonardo Ortolani, da Uomini e topi)

Rassegna fotografica #2: “Libera uscita”

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Proseguendo nel parlare di carcere minorile…
 
Qualche settimana fa, precisamente il lunedì di Pasquetta, dopo una serie di trattative serrate con lo staff direttivo del carcere, abbiamo ottenuto che i ragazzi ivi detenuti, potessero lasciare la struttura per recarsi presso la Cafasso House…

Faccio un excursus (spero non troppo lungo), forse per molti superfluo.
 
La Cafasso House, che prende il nome da S.Giuseppe Cafasso, patrono dei carcerati (era un salesiano, molto vicino a don Bosco, che appunto dedicò gran parte della sua vita nell’accompagnare umanamente e spiritualmente i detenuti), è un altro luogo nel quale spendo molto del mio tempo kenyano. Vi sono ospitati alcuni ragazzi che, dopo essere usciti dal carcere minorile, hanno bisogno di un aiuto, fondamentalmente per potersi reinserire positivamente nella società. È questo un bisogno che però contraddistingue, di fatto, la quasi totalità dei giovani del carcere minorile, che, in quanto “ex-prisoners”, sono fortemente discriminati dalla società stessa e, in tanti casi, anche dalle famiglie.
Soli, senza un minimo di educazione scolastica alle spalle, senza competenze e capacità pratiche che possano permettere loro l’ingresso nel mondo del lavoro…
 
La Cafasso House, per mezzo di coloro che vi operano, interviene proprio su questi aspetti, per fornire anzitutto una presenza e vicinanza ai ragazzi, e poi per aprire loro delle strade e possibilità per il futuro (istruzione scolastica e competenze lavorative in primis).

Dicevo…
 
…35 ragazzi del carcere minorile sono potuti venire in visita (chiaramente accompagnati da guardie armate fino ai denti) dalle parti della Cafasso House.
 
Un incontro ricco, divertente e giocoso, con testimonianze, da parte dei ragazzi di Cafasso, scambi, e, alla fine, un’abbuffata di popcorn.
 
I ragazzi del carcere minorile in avvicinamento…
 
Alcuni ragazzi e un askari (=guardia) che mi guarda un po’ male mentre scatto una foto.
Antony, uno dei Cafasso boys, mentre condivide la sua esperienza…
Si canta…
Si balla…
 
Verso la Cafasso House.
 
E infine i popcorn, preparati da sister Rachael…
 
Saluti!
Ema

mercoledì 2 aprile 2008

Rassegna fotografica #1: teatro

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Assente ingiustificato da queste pagine da un po’ di tempo eccomi a proporre un trittico di interventi nei quali lascio parlare soprattutto le immagini.

Nel presente post riporto un’interessantissima iniziativa svoltasi nel Carcere Minorile, cosiddetto Centro di Correzione Giovanile (correzione?), luogo nel quale, per chi non lo sapesse, porto avanti alcune attività assieme ai ragazzi, soprattutto di carattere musicale e sportivo.

Vista la pochezza (assenza?) di attività realmente correttive che il carcere propone per i giovani, se non fosse quelle che alcuni (pochi) volontari o missionari, seppur con tante difficoltà e ostacoli posti proprio dallo staff del centro e dalle guardie, portano avanti, è stato davvero rilevante essere riusciti a portare uno spettacolo teatrale proprio all’interno della struttura.

Una storia interessante nei contenuti (traduzione del titolo dal kiswahili: “Confused Seeds”), a tratti molto divertente e interpretata davvero bene da una compagnia di giovani attori alle prime armi provenienti da Kariobangi (quartiere posto tra le baraccopoli di Mathare e Korogocho).

Scenografia
La scenografia montata all’interno di una hall del carcere minorile…

Chuki
Chuki, protagonista della commedia. “Chuki” in kiswahili significa “odio”.

Uno dei temi della commedia è infatti è il rifiuto della figlia da parte del padre, che avrebbe desiderato un figlio maschio.

Il padre
Il già citato padre di Chuki agita il bastone quando viene a sapere che la figlia è incinta…

I ragazzi del Carcere Minorile
Il cast al completo…
 

martedì 1 aprile 2008

ET-saluti a tutti, concludeva qello

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È ricomparsa la tartaruga, per la terza volta. Un po’ in anticipo sulla mia partenza elettorale (il 31 marzo), mi dicevo. Forse preda degli effetti allucinogeni delle minestrine d Stefania, pensavo fosse venuta a salutare, come l’altra volta. Poi, ieri, ha piovuto.

Ha piovuto per la prima volta da qdo sono qua. Ha piovuto tutto il pomeriggio. Forse la tartaruga lo sapeva e voleva farsi un giro al sole, all’ultimo sole. Tanto lei cià l’ombrello di serie. Televisive. Non so qdo si farà rivedere, considerato ke l'altroieri un impiegato dell’ACS le saltava sul guscio, manco lavorasse x la Nintendo. Voleva ke tornasse indietro, forse temeva x i fiori. Non sapeva ke se li mangiava lui i fiori poi avrebbe sputato palline d fuoco. O forse sì, e non voleva. Io vorrei. Tu vorresti?

Comunque gli Etiopi dicono ke quella di ieri non era pioggia. Dicono anke ke il Manchester x una Roma senza Totti è come Mission Impossible senza Tom Cruise.


tribuna di un cattoconcerto per le prigioni

Mi mancano i sagaci commenti d MaurizioBaffi sul blog. IL sagace commento, non credo ne abbia fatti d +. Ogni tanto mandategli una mail kiedendoli per quanto tempo non sarà disponibile in ufficio, risponde al volo a tutte le mail. È un modo x fargli compagnia..

Mauriziooooo, torna ad essere quello ke eri.. Mauriziooo x’ mi rispondi sempre colla stessa, maledetta mail? Sono preoccupato, Maurizio, Milano è pericolosa e noi t abbiamo abbandonato lì. Siamo stati egoisti, è vero, soprattutto Teto. Ma cosa vuoi farci, +ke altro siamo un po’ SCEMi. E poi, come si dice negli ambienti riservati, tira + un **** moldavo ke 1 carro d buoi. Le stelline stanno x Teto.. Se scrivo le cosacce Maurizio, ritorni a censurarmi? Dààài.. LE COSACCE. Ke non sono le cosakke, sintende. Po3mmo scrivere anke d quelle? Marco conosce certe storielle..

Tutto qsto men3 il mio compiuter tenta affannoso d connettersi x mandare i fogli presenza, ma gli viene detto kè impussibile connettersi. Allora inganniamo il tempo. Ieri per la lezione d italiano mi sono avvalso del SuperTopo,  per la precisione la puntata “Il Mistero del Disco”. Esercizio d ascolto. Erano anke abbastanza divertiti, sebbene sia un umorismo un po’ ardito.. no, non è ardito la parola ke volevo. Come si dice di un monastero di un frate eremita.. come viene definito? Di confine, no.. Vabbeh, me lo tengo, un umorismo un po’ d confine. Vediamo dove vado, io seguo le parole. Tipo, la scena migliore dei 5’ ke abbiam visto era qdo RatMan provava a fare un castello d carte usando secchiello e paletta, difficilmente afferrabile dai ragazzi etiopi; o forse l'avevano capita ma non li faceva ridere. Ma tant’è, lo scopo era quello dell’orecchiare parole che jà conoscevano ed è andata bene. In + il Ratto versione cartoon è fallito in Italia e da qke parte deve entrare, non può stare fuori da tutto, da qke parte va ficcato.

In questi giorni sto scrivendo di giustizia, e ha ragione il professor Luciano Eusebi (Ordinario di Diritto penale nella Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza): "Al mondo ogni giorno vengono commessi forse 400-450 omicidi volontari. Di essi il diritto penale si occupa, ma al mondo ogni giorno accadono quasi 150.000 morti evitabili, per ragioni d'ingiustizia, di guerra, di fame, di prevaricazione economica, di violazione pianificata di regole comportamentali finalizzate alla tutela della dignità umana". E allora dov’è la giustizia? Educarsi a leggere la storia come causa effetto, mettendo noi medesimi dentro la causa. Le cose sono dannatamente collegate, x qto qsto sia nascosto. Io sono colpevole. Non lo voglio dimenticare. La soluzione è individuale, ma va condivisa. Diventa più forte, aiuta qcn'altro. Una parte d noi stessi è anke assuefatta a qsto genere d messaggi, è vero; ed un’altra parte non si deve stancare di ripeterli, di cercare.

Fletto i muscoli e sono in Etiopia


asilo d Mandura

pss Ah, sai cosa non ho scritto? Mi sono fatto il V-Day sabato. Non era qello d Joseph Cricket, qua se pensi "Piove, governo ladro" paghi una multa. Ma anke qsto aveva un intento sociale, promuovere i diritti delle donne. Da cui la V. Il corrispettivo etiope dei Monologhi della Vagina. Ma davvero. è un movimento globale partito dagli USA (strano, eh, kei movimenti globali preferiscano partire da lì..) x fermare la violenza contro le donne e le ragazze. E vabbeh. Interessante? Beh, noi non avevamo ben kiaro l'argomento e difetto un po' in lessico d settore. Qdi all'inizio fraintendevo V***** (+ volte lo scrivo + impazzerà lo spam? però anke i visitatori..) per China e un'altra parola per literature. Vabb', l'idea era molto buona, il mio inglese (già provato da un pomeriggio d cinema peace&justice promosso tra gli altri dalla Cineteca d Bologna. Elina, mezzo cuore mezzo attimo fuggente, e l'alfabeto dei bambini d strada d Nairobi, d AMREF) non mà fatto stare dietro tutta la serata, molto meno. Però piacevole. Un frammistone d spezzoni comici ed altri drammatici. Interessante come gli Etiopi si sbellicassero sui pezzi in amarico, d cui io avevo letto la traduzione e non avevo trovato divertenti.

Vabbeh, vado a fare un castello d carte..

Nel mezzo del cammin...

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Ieri mentre guardavo il calendario e leggevo 31 marzo, mi è venuto in mente qualcosa... ho fatto 2 conti e... insomma siamo a metà dell'opera. Sono trascorsi 6 mesi da quando siamo diventati SCEmi e ne abbiamo altri 6 per continuare ad esserlo...

Sarà che scemo lo ero già... quindi non ho avuto grandi traumi a diventarlo con la SCE maiuscola.
Com'è lo slogan... “Una scelta che ti cambia la vita”... beh non solo... anche paese, progetto, capo, compagni d'avventura... insomma questa prima parte, più che da SCE, per me è stata da SCI (Servizio Civile Itinerante). Un paio di mesi in Kenya, un mesetto scarso di formazione tra Rho, Villapizzone e Caritas, un mese e mezzo in sede a Milano, 2 settimane a letto con la varicella, e poco più di un mese qui a Chisinau... il tutto condito da una miriade di soprannomi...

In testa tante immagini, sensazioni e già alcuni ricordi...

Sono stato contagiato dalla visione di “Una mamma per amica”... vivere in mezzo a donne può essere devastante... ma come direbbe Cher “I'm strong enough...” e adesso preso dalla sindrome di Rory ho deciso di mettere su un foglio il bello e il brutto (il cattivo oggi non c'è) di Kenya e Moldova... insomma devo decidere se rimanere qui per i prossimi 6 mesi o farmi spedire in Bolivia o Nicaragua per proseguire il mio SCI.
Partiamo... dal tiepido caldo kenyano al clima pazzerello moldavo (la neve è sempre la neve però... è bella quasi come il circo...)... dal Maffuz a Sergino.... dai neri ai pallidi... dal “barba” (ema qui ti chiamano così) a solo donne... dalle partite a pallone alle grigliate di pesce... dalle kenyane alle moldave... dalla Tusker alla Baltika... dallo swahili al romeno... dall'Internet point all'internet a casa.... da Pro Evolution Soccer a 3 metri sopra il cielo.........

Mi fermo un 'attimo e mi viene in mente qualcosa che Kenya e Moldova hanno in comune... i villaggi. Premetto che in Kenya non sono mai stato in un villaggio tipico, quelli che vanno di moda in tv, con capanne e bambini con pancione, mezzi sporchi e qualche mosca sulla faccia...

Il quartiere di Kahawa west e i paesini che avevo visitato sono molto simili ai villaggi moldavi.
Strade sterrate, simil-villette con tetti in eternit, le poche macchine in circolazione sono vecchine e ammaccate (non se la devono passare bene tra tutte quelle buche...). Anche il paesaggio è lo stesso, collinoso con la natura che la fa da padrone. Certo i colori sono diversi, in Kenya era quasi estate, qui è appena iniziata la primavera, ma giorno dopo giorno il marrone e il grigio, colori tipici del generale inverno, stanno cedendo il passo ad un cielo sempre più azzurro e ai prati ormai verdi; e anche gli alberi, forse un po' invidiosi per questi cambiamenti, sono quasi tutti in fiore.

Insomma camminando per i villaggi, mi confondo, non capisco bene dove sono, mi sembra di esserci già stato... controllo il passaporto ma vedo che non è possibile... eppure tutto questo l'ho già visto... sento qualcuno parlare... non capisco niente o quasi.... mi sa che proprio non ci sono mai stato...
Cerco di osservare meglio, capire... vi ricordate la settimana enigmistica... il gioco trova le differenze?... è proprio quello che cerco di fare...

Finalmente una folata del freddo vento moldavo mi desta: “Ma dove è finita la gente? E i bambini che mi davano la manina e mi chiedevano “How are you?” Perchè adesso salutate sottovoce? E le case... non straboccano più... perchè alcune sono disabitate? La musica... chi ha spento la musica? Non c'è più Bob Marley a palla... e George Michael che canta le canzoncine di natale? Potreste per piacere tornare a ballare per strada?

Giro un po' di villaggi, voglio vedere, cercare, trovare un po' di vita, di movimento, qualcuno che rida!!!

Arrivo a Calarasi, con me Igor (il capo) e Gigi (quello che guida a sinistra). Oggi incontreremo un gruppo di volontari della parrocchia: si parlerà di volontariato e di cosa si occupa la nostra associazione.

Siamo in una scuola e con un gruppo di ragazzi.... Paolo, secondo te potevo esimermi dal tenere un piccolo discorso?

Prima dell'incontro, i ragazzi tengono una riunione alla quale noi partecipiamo come osservatori.
Il tutto si svolge sotto lo sguardo attento di Parinte Mihail (il loro don).

Sono curioso di vedere all'opera un gruppo di giovani moldavi, finora non ne avevo praticamente visti. Rimango da subito impressionato per l'attenzione, non parla nessuno, ascoltano tutti, ognuno all'interno dell'organizzazione è responsabile di una specifica attività. Da poco ci sono state le nuove elezioni dei rappresentati e oggi è la prima volta che si radunano tutti insieme.

La riunione prosegue, i ragazzi sembrano molto interessati, propongono, ribattono ma... cosa molto strana per noi, prima di parlare alzano la mano e chiedono il permesso...

Sono attratto da questa perfezione, mi giro e chiedo a Igor: “Ma quanti anni hanno?” E lui: “15 – 17...” “COSA?!?!”

Non ci credo, io che pensavo ne avessero come minimo 20, ci deve essere sotto qualcosa, come fanno ragazzi di quell'età a essere così interessati a certe cose e sopratutto così seri? Non li ho visti ancora ridere...

E' tutto troppo perfetto, sembra quasi fatto apposta per l'occasione...

La riunione finisce, dopo una breve introduzione di Igor arriva il mio momento... devo dire due parole sul volontariato... la mia missione è però quella di farli ridere... sarà perchè a me piace ridere e vedere la gente che ride... mi presento e sfodero la mia frase in romeno per eccelenza (che poi sarebbe l'unica...) con accento portoghese... attenzione attenzione stanno ridendo!!! Sono contento, parlo per un paio di minuti e ricedo il comando a Igor. Sono felice, adesso mi sembrano più normali... ma cosa succede... 2 – 3 ragazzi prendono le loro cose e se ne vanno... mentre parla Igor... rimango perplesso... ma come? Dove vanno? Perchè?...

Avranno altro da fare? Un'altra riceve una telefonata e se ne va... Non so perchè, ma sono contento, ogni minuto che passa sempre di più!!! Insomma mi ero sbagliato, non c'era sotto niente, nulla di programmato per l'occasione. Chi rimane continua a fare domande, proposte, il tempo passa velocemnte e alla fine mi complimento con loro e dato che un ragazzo stava riprendendo l'incontro chiedo di darmene una copia da portare in Italia per farla vedere ai loro coetanei.

Usciamo dalla scuola e chiedo a Igor “Non è che posso portarmene un po' in Italia?” Lui mi guarda, sorride, non risponde ma la domanda sembra essergli piaciuta...

Sono soddisfatto, finalmente dopo tanto girare ecco un po' di movimento, un po' di vita e qualcuno che ride!!!

Sono ormai le 5 di pomeriggio, Chisinau è a un ora di macchina, si alza un vento gelido e inizia a nevicare... sono ancora più contento... mi sa che da SCI ritorno a SCE... sembra di essere in cima a una montagna adesso comincia la seconda parte... si va in discesa... speriamo non sia troppo ripida... altrimenti finisce subito...

Stefano

lunedì 31 marzo 2008

intercETtazioni

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Quando arriverai a 27 anni te ne renderai conto”.

Stefania Cardinale, 23.11.2007


Addis ha un sindaco molto bravo. Appartiene al CUD. Vive a New York”.

Donna etiope, 24 03 2008


Un poster missionario italiano scorto in una missione cappuccina recita: “Insegniamo a fare ed impariamo ad essere”.


Voi italiani siete così buoni con gli animali che loro lo sanno. Per questo i gatti vengono da voi”.
Tolde, 30.1.2008


"Gli standard etici di una società possono essere misurati sulla base delle responsabilità che noi siamo in grado di assumerci riguardo la vita e l’umanità degli altri. Siamo tutti guardiani dei nostri fratelli. Tutti in qualche modo coinvolti nella dimensione della colpa e del peccato, in qualche modo tutti colpevoli per il male che c’è nel mondo, e tutti dobbiamo farci responsabili per i lavori di giustizia che rende la società più umana”,

Sara Carcatella, 2007

martedì 25 marzo 2008

x' 6 qa?

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Un mese fa ho scritto qsto pezzo per lo Unity, il mensile del Segretariato Cattolico Arcidiocesano. Ho buttato delle idee italiane, le ho infilate in una vestaglia inglese, Sara ne ha ricamato un abito dublinese e Eyenaddis le trascrive in un Gabi amarico. Poi mi son detto “Beh, già che l’ho scritto, lo posso girare in Italia, per certi versi ha a ke fare colla storia d “Acque Etiopi” quella tra ottobre e novembre, dài, qdo trovo 1\2 pomeriggio”. Il 1\2 pomeriggio l’ho trovato, non ho trovato la bozza originale, qdi l'ho ritradotto in italiano, un po’ ragionandolo d nuovo. L’esito qua sotto, the result here below below.





“Perché sei qua?”


Ehilà, ciao, buongiorno, tenayasatallana, o tenèstlì. Sono Paolo, il ragazzo italiano, volontario di Caritas Ambrosiana... yeah, lui. Lavoro colla ***** **** ****** ********** e qualcheduno mi ha chiesto di scrivere un articolo su questo giornale, e magari tu sei interessato a leggere del perché io sono in Etiopia.

Credo che per me essere qua sia una micidiale opportunità di crescita, conoscendo un po’ un’altra cultura, con i suoi aspetti positivi e negativi. Ma per spiegarmi bene, è meglio partire da un’altra sponda: ho avuto la fortuna di andare in Africa quando ero più giovane e da tutti i viaggi sono tornato un po’ cambiato, e mi piaceva come cambiavo.

Non è facilissimo comprendere una decisione come la mia, ma è possibile. Quando sono partito, mia sorella mi scrisse che lei non riusciva a capire perché io lasciassi casa: se fosse stato per lei mi avrebbe incatenato alla tazza del cesso fino a quando non mi passava l’idea; anche qui ho visto che un po’ di persone erano stupefatte quando hanno scoperto che volevo vivere per un anno in Etiopia come servizio civile. Perché? Così tanti di noi vogliono vivere in Italia, e tu vieni qua?

Ok, alla base della mia scelta c’è un credo politico (in senso ampio): l’ingiustizia vige sulla Terra e l’economia guida tutto; mi piacerebbe che la politica e l’etica si sposassero (nascerebbe la “poletica”), ma non sembra realistico in un mondo del genere. Non importa: io credo che un altro mondo sia possibile (non solo dopo la morte), e per realizzarlo ciò che posso fare è prima di tutto cambiare me stesso. Spesso sogni e realtà sono lontani; per renderli comunicanti io voglio che gli ideali guidino la mia vita e allora decido di venire qui. Il passaggio non è matematico, hai ragione: lo stesso ragionamento potrebbe portare un altro a non muoversi dalla sua tana. Perché pure in Italia ci sono molte povertà, non solo in senso stretto, economico, ma soprattutto collegate ad una pochezza spirituale e morale. E allora? È per liberarmi da alcune di queste miserie che sono qua, a vedere un po’ come si vive in un’altra maniera, da un’altra parte, sebbene sappia bene che non sarà sufficiente.

Venir su nel benessere spesso porta a crescere bisogni disumani, che non appartengono all’uomo, e ci si ritrova inquinati di desideri di polistirolo, conseguenze del materialismo bombardante. Nel mondo Occidentale il lavoro è strettamente connesso allo stipendio: più prendi, più consumi, più 6 felice. E così, senza ke necessariamente ce ne si renda conto, l’“avere” diventa + importante dell’“essere”.

Stare un po’ in Africa mi può insegnare alcune cose: vi riconosco una sensibilità + affinata di quella europea nel campo della relazionalità, della spiritualità, della conseguente gestione del tempo. Certo, la difficoltà finora maggiore è quella di mancare nelle relazioni italiane (familiari e amicali) e lavorare al computer nell’ufficio di una metropoli non è esattamente l’idea che ho di Africa, ma, si sa, è difficile che la vita (o Chi per essa) ti dia quello che ti aspetti. Talvolta ti dà di +, e quasi sempre per altre strade.

Paolo Dell’Oca

venerdì 21 marzo 2008

Franza !!!!!!

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Carissima Franza, noi siamo nei qui... tu... sei nei li... probabilmente stai ancora facendo le nanne e le ragazze ti stanno aspettando alla stazione degli autobus!

Il nostro viaggio è andato bene il pullman era a due piani e a quattro stelle, Joan era con noi, ai confini nessun problema la chiara non si è mai svegliata, l'elisa se l'è fatta addosso e io stavo cadendo dal pullman alle 3!

L'autogrill era all'aperto, soprattutto i bagni e la luna ci illuminava a giorno.

Adesso ci aspetta una Crepe perciò ti salutiamo, fai la brava e occhio al gas...

Ste, Eli, Cia

P.s. per gli estranei...siamo a kiev....buona pasqua!

EASTER or SOUTHER?

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Per Pasqua volevo offrire 1 contributo un po’ di spessore. Quindi mi faccio a lato e lascio parlare Tonino Bello, inoltratomi da Ema, Silvano Fausti e incollo un estratto dall’introduzione del libro “Inter-culture”, il terrorismo del denaro, che m’ha allungato dax. Se “Pasqua” nel mio dizionario interattivo della lingua inglese monopolizza il significato della parola “Easter”, “Souther” viene tradotto con “vento dal sud, specialmente nell’accezione di burrasca”. Per fedeltà al titolo, quindi, non posso andarci piano.

Tonino mostra una meta, un punto d’arrivo, una gratuità dal sapore d santità, propria d ki riesce a vedere come strutture d peccato (strutture di peccatoooo) crocifiggano quotidianamente molti di noi, talvolta mascherate da “forme di ricchezza”. E vengono invidiate, idoli che già ci possiedono nel momento in cui magnetizzano i nostri desideri. Nel 1995 Padre Silverio Farneti scriveva come dovesse ancora trovare un ateo tra gli Etiopi del Kambatta-Hadya. O uno psicologo, aggiungerebbe il tanzano Elio, accennando a qdo noi siamo gli idoli di noi stessi. Avevo detto che mi facevo da parte? Partiamo dagli ultimi, allora. E dal bello.
“Partire dagli ultimi, dai poveri: non è l’ultimo ritrovato della inesauribile furbizia clericale che cerca spazio sul mercato della popolarità. Una Chiesa povera, semplice, mite. Che sperimenta il travaglio umanissimo della perplessità e della insicurezza. Non una Chiesa arrogante, che vuole rivincite, che attende il turno per le sue rivalse temporali. Ma una Chiesa disarmata, che sa convivere con la complessità. Che lava i piedi al mondo senza chiedergli nulla in contraccambio, neppure il prezzo di credere in Dio, o il pedaggio di andare alla Messa alla domenica, o di una vita morale meno indegna e più in linea con il Vangelo”.


perché qua non è Pasqua? dove vado?
Appiccico Silvano, invece, qdo scrive della preghiera. Per come ne parla, per me illuminante.
“Ogni forma di meditazione e di preghiera, compresa quella liturgica, o è una ricerca del proprio piacere – c’è anche quello spirituale, oltre a quello fisico, intellettuale e del cuore! – o ha come fine quello di preparare e disporre la persona a rimuovere da sé ogni schiavitù, e così poter cercare e trovare la propria autenticità. Solo in questo modo ami davvero Dio e raggiungi quella verità in cui e per cui sei stato creato. Diversamente ogni tua pratica spirituale non è un atto di amore per l’altro. Ma un semplice farti solletico allo spirito, provare delle sensazioni che ti chiudono nel tuo io, invece di aprirti a Dio. Questo “autoerotismo spirituale” è scambiato da molti per vita spirituale. Pregare per le buone sensazioni che puoi ricevere dalla preghiera è come amare un altro per il piacere che ti dà. In realtà non ami l’altro, ma solo il tuo piacere nell’altro. Ma amare è piacere all’altro!”.
Poi un intervento + laico (ma non laido), che i laici sono Chiesa come i sacerdoti, per mischiare ulteriormente la fede con la realtà, nello specifico la realtà della cooperazione. Variegato ambito nel quale il servizio civile nazionale all’estero si muove, e così il settore internazionale di Caritas Ambrosiana.


mettersi in rete

"La cooperazione nasce dall'incontro tra persone, dal dialogo e dalla simpatia dei nuovi rapporti culturali e sociali che vi fanno seguito, dal voler condividere e partecipare a percorsi comuni di vita. La cooperazione non è una "forma anonima" di aiuto che governi e istituzioni possono offrire e scambiarsi in condizioni di emergenza. Il contributo originale e innovativo delle organizzazioni della cooperazione internazionale è rappresentato non dalla realizzazione del singolo progetto o dal soddisfacimento di un bisogno urgente, ma dal fatto che questi interventi costituiscano l'occasione d un incontro tra persone e famiglie, innestino rapporti d solidarietà, diventino un progetto comune capace di riprodursi e ampliarsi fino a coinvolgere altre persone, altre famiglie, altre comunità. Nella cooperazione nessuno aiuta nessuno, ma si impara a vivere insieme. Per queste ragioni la cooperazione richiede tempo, e nella cooperazione non si cambiano progetti e paesi, così come non cambiano facilmente gli amici".

And so, “Good Souther”, readers. E guardiamo in basso. E dentro.


pa

sabato 15 marzo 2008

Tenastellen Ethiopia

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Tempo effettivo etiope 4 mesi. Una stagione è una buona quantità di ore per fare la conoscenza. Fai in tempo a superare un sufficiente numero di step tipo scegliere come salutarla, guardarla negli occhi la prima volta, quasi di sfuggita, rincontrarla verificando la prima impressione, pensare a lei da lontano, ipotizzare come si comporterà in una certa situazione, entrarci in confidenza amicale toccandole il braccio quando le parli, vedere come si veste per la festa, starle vicino in un momento poco felice, stancarti di lei, allontanarti senza motivo, e poi tornare con una consapevolezza appena più profonda. In una stagione vissuta a pieno succede questo con uno dei personaggi delle mie storie, un personaggio importante, portante, la cui voce funge da colonna sonora di tutti i racconti fino ad oggi postati. Era giusto che ve la presentassi. Lettrici&lettori: l’Etiopia.


siccome il pezzo è un po’ pacco, spalmiamo almeno una foto un po’ frikkettona. ma poi il titolo della foto lo mostra tutto anke se è lunghissimo? cioè mi stai facendo credere ke po3i celare delle bonus track a mò d didascalie? eh, eh.. qsta era una cosa ke forse era meglio ke non scoprissi.. po3i anke mettere tutti i miei prossimi post come titoli d foto? ma avrà un limite? iniziamo così, poi si vede. ecco, così. ancora un po’… basta.
Lei è enorme: spaziosa come Francia, Germania, Polonia messe insieme[1]; via, mettici anche San Marino. Sta molto male, incontrarne la sofferenza (cosa ke io non ho fatto, se non superficialmente) è drammatico. Snocciolati, grani di un rosario laico (mistero del dolore), i dati recitano: Etiopia 169° su 177[2] per indice di sviluppo umano ma ULTIMA tra gli Stati popolosi (ne conta + d 74, forse 80, ness1 lo sa, ma pare cresca d DUE MILIONI all’anno[3]). Per quanto altro vi scriverò, questa appena riportata è secondo me l’indicazione più grave: ultima tra gli Stati popolati da + d 20 mln d persone, per indice di sviluppo umano, dato che incrocia attesa di vita, istruzione&alfabetizzazione E PIL procapite (a parità di potere d’acquisto), quest’ultimo il + basso del mondo[4]; l’81,9% della popolazione vive con meno di 1 dollaro al giorno. Molto meno: una famiglia povera d Addis, diciamo appartenente al 22% più basso (che però è rappresentativo del Paese fuori dalla capitale) si sfama con 20 centesimi d € a testa, non ha acqua corrente né servizi igienici[5]; ciò significa che una mia cena al ristorante la pago facciamo 60birr (meno d 4€), come il costo dell’alimentazione di 24 giorni di una persona etiope. Le buone cose? La crescita del PIL al 9.6% (ma si tratta di dati governativi, ridimensionabili al 5/6%, in piena media sub sahariana), gli investimenti diretti dall’estero, e, questo sì, il crescente numero di università (21, comprese le 8 in costruzione[6]).

Ovviamente c'è un sacco d altro, un sacco d'immondizia per la precisione: sostegni governativi nulli per le iniziative imprenditoriali dei privati; precipitazione libera della moneta locale[7]: l'inflazione sela sbrazza sul 20%, ma grano mais e sesamo --> 30 150 e 100%[8]. La prostituzione è talmente diffusa che al gradino + basso dell'offerta è possibile attirare le attenzioni di una ragazza a 5 birr. 30 centesimi d €. Aids all'8% 2° il ministro della sanità etiope[9]. E leggiti qsta: un governo ke pur d negare ufficialmente la presenza dell'epidemia di colera costringe i medici a denominarla epidemia di "acute water diarrhoea"[10].

Dai 3 ai 5 mln di malnutriti cronici[11]; una tesi interessante arriva da Amartya Sen, Premio Nobel per l’Economia 1998: “Nella spaventosa storia delle carestie non ce n’è mai stata una grave che abbia colpito un Paese indipendente e democratico, con una stampa relativamente libera”[12].

In Etiopia gli aiuti internazionali rappresentano 1\3 del bilancio dello Stato ed erano stati interrotti x le violenze governative (torture, pestaggi alla morte, strangolamenti, spari alla testa) con cui il 1° Ministro Meles Zenawi[13] azzittì le manifestazioni contro i brogli del 2005[14]; ripresero con l’impegno etiope a Mogadiscio. Corruzione interna, gestione del potere in mano a Zenawi e ai suoi amichetti (qdo ha proposto il cambio di alcuni ministri, questi l’hanno affettuosamente ricattato. Cosa sapevano?). Aspetta, lo riscrivo, ke anke qsto è decisivo, e tu te lo rileggi: M-E-L-E-S Z-E-N-A-W-I della stirpe di quelli che il potere politico gli rimane appiccicato come l’Unico Anello, ke gli permette d farla franca, ma ogni volta che lo USA corrompe un po’ d + il suo mondo. E ke sicuramente, mentre la fa  franca, ha dietro qcno (..) ke non compare mai, forse tale Svat, d cui però so moltopoco.