giovedì 28 marzo 2019

Keluarga Besar, la mia nuova grande famiglia

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Oramai sono passati due mesi dal mio arrivo a Gunung Sitoli. Finalmente mi ritrovo su questa pagina bianca a condividere i miei pensieri, il mio ruolo, le mie impressioni e a ricordare il primo giorno in cui sono arrivata qui, alla Wisma Alma, la casa delle sorelle Alma.
Il primo giorno Rena mi ha presa per mano e mi ha portata a conoscere i bambini. Tutti parlavano, chiedevano, cercavano un contatto fisico, di tenermi una mano, mi prendevano in giro. Successivamente, dopo essermi seduta accanto a Nenek (nonna), che parla solo la lingua locale, Li Niha, (ancora adesso non mi spiego come abbiamo fatto a parlare per cosi tanto tempo), sono arrivati i bambini. Samson ha appoggiato la sua testa sulle mie gambe, Lestari mi ha chiesto sette volte se avevo mangiato il tofu che mi avevano preparato, Rena mi guardava e sorrideva dolcemente. Lestari mi spiegava, perdipiù che problema ha, Rena invece si definiva semplicemente stupida, bodoh. Alcuni erano cosi svelti nello spiegarsi, veloci e si autodefinivano intelligenti. Mattias, ricordo, mi aveva chiesto se avevo l'abitudine di pregare e sopratutto se prego per i cari che non ci sono più. I bambini, sin da subito, hanno voluto dirmi qualcosa di loro, ma non di personale, volevano farsi conoscere. Lanciavano piccoli messaggi per farlo, volevano anche conoscermi, ma sopratutto volevano farsi conoscere.
Nessuno Selamat Datang ufficiale ed entrare in punta di piedi mi ha permesso di scivolare con delicatezza in questa piccola comunità cosi libera, fluida e caotica, una comunità che mi piace pensare come alla mia nuova grande famiglia.
Ognuno, qui, ha il suo ruolo. A ogni bambino ne viene affidato un altro, in modo tale che tutti crescano proteggendosi e prendendosi cura l'uno dell'altro. Il ritmo giornaliero e' quello di una qualsiasi famiglia. Ci si sveglia, si fa colazione, si va a scuola, si rientra, si pranza, si fa il sonnellino pomeridiano, si gioca o si fanno i compiti. Ognuno ha il suo ruolo, i suoi tempi, i suoi spazi, ma si condivide tutto. Per fortuna riesco a parlare, riesco a comunicare con facilita', per cui sin da subito ho sentito l’esigenza di avere anche io un ruolo, ma non come volontaria, non come lavoratrice o educatrice, ma come sorella. E’ questo quello che penso ora di questa comunità nella quale svolgo parte del mio servizio civile e vivo, penso sia la mia famiglia a Gunung Sitoli. In fondo qui siamo tutti diversi l’uno dall'altro, ognuno con le proprie diversità in un certo senso, ma insieme ci conosciamo e ci sentiamo una famiglia normale e ognuno di noi fa quello che può quotidianamente per farci stare bene tutti. Io con loro studio inglese, impariamo a usare il computer, cuciniamo, parliamo, giochiamo, alle volte in modo improvvisato, alle volte in modo più strutturato. Il sabato due volte al mese andiamo al mare e questo sabato, dato che ci sono le giostre sul lungo mare, andremo a divertirci. Il tempo scorre, giornate scandite dai doveri quotidiani e dai piaceri che riusciamo a ritagliarci tra una lezione d'inglese, I compiti, il doposcuola e le attività in giardino.
In tutto, qui, abitano 37 bambini, di un eta’ compresa tra i 4 e i 19 anni. C’e’ chi va all'asilo, chi alle medie e chi alle scuole superiori. C’e’ chi già’ lavora, perché non ha potuto frequentare la scuola, chi frequenta un corso professionale per diventare estetista; c’e’, poi, chi proprio vive su un piano diverso del nostro stesso mondo e con cui e’ sempre bello interagire, giocare e conoscersi in qualche modo. Inoltre vi sono 3 educatrici, Risna, Lyn e Linda e tre suore, Sintha, Vero e Lys. Qualche aiutante esterno e poi ci sono io, che mi sento parte di tutto questo, accolta e protetta. E’ cosi che lavoro qui, come una sorella, e cosi che ci si sente, in questa Keluarga Besar.

A presto!

Andrea




 



martedì 5 marzo 2019

Un mese a Mombasa

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Oggi è un mese che LeDis sono a Mombasa, in Kenya, per trascorrere l'anno di Servizio Civile all'estero.
Giorgia, la mia compagna di viaggio ed io ci siamo ritrovate dal freddo pungente di Milano al caldo africano, con una media di 33/35 gradi al giorno. Un vero trauma!!!







Inoltre, siamo state accolte dalla cucina kenyana che sta quasi diventando una droga: samoza, riso al cocco, chapati, pilau...una vera bontà!



Ritornare qui dopo sei mesi dal cantiere estivo ha suscitato in me strane sensazioni ed emozioni: rivedere i luoghi e incontrare nuovamente le persone conosciute in agosto mi ha fatto pensare "Cavolo Greta conosci una piccolissima parte di mondo che sta all'equatore, conosci persone e sai muoverti qui, è fantastico!"
E mi sono anche detta che nulla accade per caso, un motivo per cui io sia riuscita a tornare in questa città a distanza di pochi mesi ci sarà e non vedo l'ora di scoprirlo, di vivere a pieno l'anno che mi aspetta qui.


Ma come è questa Mombasa?

Mombasa è la seconda città più grande del Kenya e già in un mese ho notato le mille sfaccettature con cui si presenta. Si passa da quartieri ricchi con ville e strade pulite a baraccopoli e discarica aperta all'angolo della strada. E' una città caotica, sembra non si fermi, nemmeno durante la notte: la musica, insieme ai clacson, è uno dei sottofondi principali. 
L'intreccio e la convivenza di tantissime religioni  nello stesso posto mi ha un po' stupita: musulmani, cattolici, buddisti, indù convivono a Mombasa.
Lungo la strada le persone lavorano vendendo frutta, verdura, cassava fritta, cibo di ogni genere, vestiti, poltrone,
divani, bare, letti e tanto altro.



I conductor dei matatu (pullmino-taxi con 14 posti) urlano dal finestrino per cercare passeggeri da trasportare, con un costo molto basso. I driver dei tuk tuk (una specie di Apecar-taxi con 3 posti) girovagano per la città alla ricerca di passeggeri più benestanti.








Quelli meno fortunati trainano pesantissimi carretti di legno sotto al sole, a piedi nudi, sull'asfalto cuocente; altri conducono una bicicletta carica di sacchi e cassette contenenti cipolle, banane o verze. Quelli meno fortunati ancora un lavoro non ce l'hanno.





Durante questo mese di osservazione della città, delle persone che la vivono e del modo in cui la vivono mi sono dovuta mordere la lingua già un'infinità di volte, ho dovuto trattenere le lacrime e le parole contando fino a 10. Di certo il contesto non è semplice, ma è comunque una gioia vedere nelle persone e nei bambini quel sorriso smagliante e dico "Wow".

WOW




martedì 26 febbraio 2019

Guardati con i miei occhi

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Ciao pagina bianca, finalmente io e te.
È stato faticoso in queste settimane pensare, fermarsi, riflettere, ritagliarsi tempo ma eccomi qui.

3 settimane calde, intense intensissime, stancanti, di scoperta, di sconforto, di adattamento, di conoscenza, di vita piena, di qualche lacrima, di ammirazione, di luce e di terra; voi ormai siete trascorse e ora rimaniamo io e i miei pensieri colorati che vagano senza una meta tra la mia testa, il mio cuore e il mio stomaco e poi ci sono anche i pensieri meno colorati, quelli che voglio poter stringere e abbracciare solo io.

Oggi, cara pagina bianca, vorrei riempirti di amore, non quello nel senso banale e commerciale del termine ma quell’amore per la vita che mi stanno trasmettendo al MPU i bambini, le bambine e le ragazze con cui sto passando la maggior parte delle mie giornate.

Sono persone che sono state allontanate dalle loro famiglie perché hanno subito abusi o violenze e io, cara pagina, ogni volta che li guardo e penso a quello che hanno vissuto vorrei piangere e prendere a pugni qualcosa perché in nessun mondo nessun essere umano di 8 anni merita di essere abusato dal proprio padre o a 2 lasciato morire di fame o a 11 anni essere picchiata fino a essere sfregiata.
Per me non è giusto, ma neanche un pò! E io per esprimere questa ingiustizia ho sempre pensato che il pianto fosse una giusta reazione..poi, carissima pagina, mentre io guardo loro e trattengo le lacrime, ci sono loro che guardano me e allora mi scoppia il Big Bang dentro, dappertutto.
Sono sguardi che io non riesco ancora a reggere, sono sguardi forti, decisi, sono sguardi dolci, accoglienti, sguardi pieni di dignità e amore per la vita..nonostante tutto.

Loro una famiglia che li sostiene, li valorizza, li educa, li ama non ce l’hanno.
Le possibilità per sviluppare la propria identità e intimità non le hanno, non hanno nessuno a cui mostrare i proprio successi o con cui piangere per gli insuccessi, non hanno soldi e non hanno un futuro certo..tu, cara pagina, ce la faresti?
Io no.
Loro si.
Loro ogni giorno mi insegnano che è giusto e possibile dare fiducia a nuove persone, è giusto darsi una seconda possibilità, è giusto abbracciare e sorridere quando si è contenti e piangere quando si deve.
Loro mi stanno insegnando tanto e io vorrei farli conoscere a tutti, vorrei scrivere tutti i loro nomi e mostrare le foto a questo mondo ingiusto perché si, la maggior parte di loro ce la stanno facendo.

Cara pagina, il mio scopo per questo anno è fare in modo che loro si possano guardare con gli stessi occhi con cui li vedo io.
Per ora, mia cara pagina non più bianca, mi limito ad abbracciarli stretti stretti, forte forte per fargli capire ogni giorno di più che sono speciali, per loro, per me, per noi e per il futuro che li aspetta.
Speriamo sia un buon inizio.

A presto,
Giorgia.

mercoledì 6 febbraio 2019

-5 e si parte

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30.01.2019
Ciao a tutti !
Mi chiamo Clara e da oggi inizia la mia avventura da blogger.  Vedo che ci sono tante aspettative per i miei futuri racconti ... spero di essere all'altezza (ma soprattutto costante...).

Ma veniamo al dunque ! Mancano solo 5 giorni alla partenza  per il mio SCE! Come ogni fase pre-viaggio, sono in fibrillazione e non la smetto di correre da una parte dall'altra della casa a prendere cose da mettere in valigia e a creare liste assurde di prodotti da comprare (ma ci sarà il mio shampo preferito al profumo di gelsi lì? ma devo prendere altre paia di calzini? magari mi porto dietro un po' di pasta, non si sa mai...).

Accanto a questa iperattività fisica stanno prendendo forma nella mia testa tanti pensieri e sentimenti contrastanti. Due settimane fa, all'inizio della formazione, ero spaurita e confusa. Vedevo gli altri sce pronti a partire per mete diverse, sotto alcuni punti di vista più "appetibili" per un anno di servizio civile (Kenya, Nicaragua e Libano), ma soprattutto li vedevo partire in coppia, trio o addirittura quartetto. Invece io quest'anno partirò da sola e all'inizio, vedendo soprattuto come gli altri iniziavano a  fare gruppetto mi sono sentita un po' indietro rispetto alle dinamiche relazionali, un po' menomata a partire senza compagno o compagna.
 Nel corso dei giorni ho poi scoperto delle cose che mi hanno fatta rallegrare ancora di più. Anzitutto, ho scoperto che in realtà una compagna di viaggio, almeno per un pezzo di strada la avrò e questo mi ha dato più sicurezza. Poi, entranto nel vivo della descrizione dei progetti e della formazione, scoprendo più cose la confusione ha lasciato posto alla curiosità e alla voglia di immergermi subito in questa nuova esperienza. 

In tutto questo scrivere scrivere mi sono dimenticata di presentare la mia meta!
(rullo di tamburi)

LA MOLDOVA


Magari i più assidui lettori del blog o gli amanti della geografia sapranno dov'è situata la Moldova, o almeno sapranno che esiste. Almeno, perchè fin'ora nel 90% delle conversazioni in cui  ho pronunciato le  parole "vado un anno in Moldova" ho ricevuto come risposte sguardi confusi e domande come "ma esiste veramente?". Quando parlo della Moldova a volte ho la sensazione di riferirmi al fittizio stato di Genovia del film Pretty Princess. Del resto sono entrambi stati piccolini in europa sconosciutì a molta gente.
In ogni caso,  sia per coloro che sono più o meno ferrati in materia, vi mostro dove andrò a passare un'anno della mia vita:


Mi sembra di aver detto abbastanza, anche troppo per un primo post. 
Per oggi è tutto, la revedere 😃

Clara

mercoledì 30 gennaio 2019

L’Africa, un sogno che si realizza. Diamo il VIA, SCE 2019 è iniziato!

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Sono Greta, ho 25 anni e sto finalmente per realizzare un sogno, il sogno.
Avete presente quando vi chiedono “Quale è il tuo sogno nel cassetto?” oppure “Il sogno della vita?”.
Ecco, il mio è questo: l’Africa. Tra quattro giorni la mia vita si sposterà in Kenya, a Mombasa, per un intero anno di Servizio Civile Estero con Caritas Ambrosiana.
Ma chi è Greta?
Sono una ragazza molto semplice, cresciuta in oratorio e studio Scienze dell’Educazione all’Università Bicocca di Milano.
Ho iniziato ad affiancarmi al volontariato molto presto in vari settori. Oltre che tutte le attività oratoriane, ho speso parte del mio tempo in una casa residenziale per disabili, successivamente in casa di riposo per anziani; poi ho iniziato ad insegnare italiano a stranieri e, ormai da tre anni, sono soccorritrice sui mezzi per l’Emergenza Sanitaria.

Ovunque vada, chi mi conosce, mi definisce “colorata”, forse per il mio modo di vestire (ogni capo di un colore diverso) che mai si abbina o forse per il mio sorriso “smagliante e luminoso” che trasmette colore.
Un giorno una bambina ha fatto il mio ritratto dicendomi “La tua faccia è rosa, ma ricorda un arcobaleno. Tu mi ricordi i colori!”.





Crescendo in oratorio ho avuto la fortuna di incontrare la simpaticissima Suor Amata che, piano piano, mi ha fatto conoscere l’Africa e più precisamente il Congo, le sue abitudine, la sua cultura, le danze e le canzoni, i cibi e gli odori, suscitando in me una grande curiosità di partire e vedere con i miei occhi quella terra, di sentire con il mio naso quegli odori e di trasmettere con il mio sorriso quello che esattamente lei ha trasmesso a me. Il mio sogno.




L’estate scorsa grazie ai Cantieri della Solidarietà organizzati da Caritas Ambrosiana e ho trascorso le mie tre settimane di vacanza in Kenya, sempre a Mombasa, a servizio di bambini e ragazzi. Al mio rientro la sensazione era molto strana: non riuscivo ad orientarmi, sentivo che tre settimane non erano state sufficienti e che avrei preteso di più da me stessa e che avrei voluto più tempo per farlo. 






E per questo, grazie a Suor Amata, agli incontri fatti nella mia vita e al Cantiere a Mombasa ho deciso di candidarmi per il Servizio Civile Estero nella mia Africa.
Diamo il VIA, SCE 2019 è iniziato!
Sensazioni a riguardo? Me la sto facendo sotto!!!!!!
Scherzi a parte, sono super mega gasata e carica, non vedo l’ora di partire e di vivere al massimo questo anno, il mio anno. Allo stesso tempo si intrecciano sensazioni di paura e preoccupazione data l’esperienza delicata che mi aspetta in un contesto per niente semplice.







In bocca al lupo a me e a tutto il gruppo SCE2019!
Ci vediamo, o meglio, sentiamo da Mombasa!
Greta



Il mio fedele amico verde

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Lo zaino è stato il mio fedele amico verde negli ultimi quattro anni, mezzo vuoto, pieno di libri, pieno di vestiti, strabordante di cibo, biscotti, salami, fiori, ricordi, su e giù per l’Europa, a volte per piacere ma anche per dovere.


Adesso, dopo due anni di andirivieni tra Madrid e Padova, finalmente sperava di riposare un po’, di rimanere tranquillo a casa, in Italia, semmai qualche viaggio di piacere ogni tanto per vedere qualche città nuova, qualche amica dispersa qua e là. E invece il mio fedele amico verde non si può rilassare neanche un attimo. Dopo il rientro dalla Spagna eccolo già pieno di altri vestiti, altre emozioni, altre aspettative per una nuova partenza, un nuovo viaggio, una nuova destinazione. In queste settimane l’ho fatto riposare e prendere fiato a casa, perchè so che questo nuovo viaggio lo metterà nuovamente alla prova, con colori, odori e voci completamente nuovi. Dopo essersi abituato allo spagnolo e ai ritmi iberici, adesso dovrà abituarsi ad un Paese e una lingua completamente nuovi per lui, a dei ritmi, a culture e abitudini completamente diversi da quelle a cui lo avevo abituato. Per fortuna sa anche che non sarà da solo, oltre a me ad aiutarci in questa nuova esperienza ci saranno altre tre ragazze con i rispettivi zaini, con i quali il mio fedele amico verde si potrà confrontare, spalleggiare, fare gruppo. Ahilui, però sa anche che in questa avventura non avrà molto tempo per "distendersi", al massimo si riposerà per qualche settimana, ma per il resto del tempo sarà sempre sollecitato, afferrato, sballottato di qua e di là, schiacciato, abbracciato, riempito, risvuotato e riempito ancora fino a scoppiare.


Eh, caro amico fedele verde, ne vedremo delle belle quest'anno! Sarà un anno molto impegnativo, sia per te, che vedrai mille posti nuovi, mille odori e colori nuovi, sia per me, che oltre a tutte queste cose, sarò impegnata in un progetto più grande di me, dove mi sarà richiesto di andare oltre i miei limiti, a spingermi sempre più in là... un po’ come faccio sempre io con te, che ti riempio tutti gli spazi, tutte le tasche fino a tirare al massimo le cerniere, senza mai arrivare al punto di farti rompere.

Sarà un anno bello e impegnativo, ma per fortuna, lo affronteremo assieme. 

Tre parole in movimento

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Un giorno, qualche anno fa, durante una lezione all’università, la prof di sociologia chiese alla mia classe di provare a descriverci, ognuno, individualmente, scrivendo tre parole su un bigliettino. L’obiettivo era quello di riuscire a far capire a chiunque, anche a un fantomatico alieno in arrivo in quell’istate sulla terra, chi fossimo. Tralasciando il fatto che se proprio dovessi dare a un alieno una vaga idea di quello che sono forse opterei per un disegno piuttosto che per delle parole, tra l’altro in lingua italiana, DONNA, EUROPEA, STUDENTESSA, è ciò che scrissi. 

Scrissi queste tre parole con l’intento di descrivermi nell’essere, nella geografia, nelle scelte. 



Non avrei potuto far a meno di descrivermi come donna, come essere umano “dell’altro sesso”, dato che il nascere donna ti permette sin dalla nascita di confrontarti con un mondo fatto di chi è privilegiato dalla nascita e di chi deve lottare un po’ di più, e tu sei dalla parte di chi deve lottare un po’ di più. Giovanni Truppi, cantautore dalla filosofia tragicomica, tendelzialmente stonato e immeritatamente poco conosciuto, in una delle sue ultime canzoni, dice che “l’unica cosa oltre l’amore che dice davvero chi siamo a tutti gli altri uomini come noi, è quella cosa che ci divide tra chi simpatizza con chi vince, e dall'altra parte, ovunque, da sempre e per sempre, chi simpatizza con chi perde”. 
Ecco, credo di simpatizzare con chi perde, da sempre, proprio perché nata donna, e in quanto donna so bene che chi sembra abbia perso, non è detto che abbia perso davvero.

Ma qui entra in gioco la geografia.

Ho sempre considerato la geografia come l’aspetto che principalmente va a definire una persona. Sono fortemente convinta che i rumori di un luogo influenzino le lingue che qui si parlano e che i paesaggi che fanno da sfondo alla sua vita quotidiana ne influenzano lo sviluppo valoriale ed emotivo degli abitanti. Avere la fortuna di ampliare la propria geografia di vita significa per me avere l’opportunità di accedere a nuove parti di sé, ancora sconosciute, ancora da sviluppare, ancora germoglio. 

Lo status di studentessa che sentivo caratterizzante alcuni anni fa, ormai non è più formalmente mio, ma la scelta da studentessa di cercare, ricercare, conoscere, è rimasta invariata.

Come donna allegramente impaurita, come europea in cerca di orizzonti fuori dal continente, come studentessa che studentessa non è più ma che vuole in qualche modo non perderne lo sguardo, mi preparo a prendere un volo che mi porterà fra pochi giorni dall’altra parte del globo, a Managua. 
Con le stesse tre parole, in movimento.

Alessia M

Da peso piuma a peso massimo

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Jambo sana! 
Manca meno di una settimana alla partenza e, dopo mesi dalla selezione e qualche giorno di formazione, finalmente si concretizza l’idea che fra non molto toccherò suolo kenyano. “Parto per il Kenya per un anno, parto per il Kenya per un anno, parto per il Kenya per un anno..”: quante volte avrò ripetuto queste sette parole in diversi modi ad amici e soprattutto a me stesso quasi fossero una cantilena di sottofondo e che, solo adesso mentre scrivo, iniziano ad assumere un peso reale. Tolte la spavalderia e la gasatura iniziali, inizio a provare fremiti d’eccitazione nel sentire come queste parole siano balzate dal peso piuma al peso massimo nel giro di poche righe. E nonostante ciò, nonostante mi sembri qualcosa di insormontabile, emerge un sorriso di sfida nel pregustarmi l'avventura di quest’anno.

..anche la playlist #bloggaconamici su Youtube aiuta a caricarmi un po’ di più..

PASSAGGI

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Novembre 2018
Sono quasi tre mesi da quando mi è stato chiesto: ”Sei pronta a fare le valigie?”. Riaggancio, ricordo di essermi guardata allo specchio e di aver visto molta emozione sul mio viso. Realizzo: vado a Beirut.

Venezia, Via Garibaldi di Castello
Dicembre 2018
Faccio visita a Venezia per recuperare le ultime cose lasciate ormai da mesi da amici. È una città nella quale mi sono immersa qualche anno fa ed è dove ho iniziato ad approfondire l’interesse per le migrazioni internazionali e a scoprire meglio alcuni paesi della così definita area MENA. Tra le calli e i canali ho ridefinito maggiormente me stessa ed è proprio da lì che sono partita per Rabat, dove ho vissuto un anno di scoperta e incontri.
Riguardo questa foto scattata in uno dei primi mesi in una lunga passeggiata alla scoperta della laguna. Mi sento così ora: appesa ad uno di quei fili come fossero mani tese verso di me pronte a sostenermi in un nuovo capitolo che si sta aprendo. Non sono sola, vicino a me ho forme e colori diversi.

Gennaio 2019
Meno qualche giorno alla partenza. Mi rileggo nella parole di Murakami in Kafka sulla spiaggia - che ormai so a memoria. Mi faccio l’augurio che l’incontro con l’altro mi cambi ogni giorno un po’.
"Il mondo cambia tutti i giorni, signor Nakata. 
Tutti i giorni, quando arriva l'ora, spunta il sole. Ma il mondo non è lo stesso del giorno prima. 
E anche lei non è lo stesso Nakata di ieri. Capisce?"

Migrare non è reato

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Hai un contratto a tempo indeterminato, una casa, una macchina e vai in Nicaragua? Ma dov'è? In Africa? In America??? Non è lontano?? Ma non hai paura? Hanno rapito una ragazza! Ma sei sicura? Mille domande per me inconcepibili fatte da persone così imbrigliate nella quotidianità che non hanno voglia di allargare i loro orizzonti, non riescono a vedere oltre il proprio orto, dove il diverso fa tremare le gambe perché è un qualcosa che non si conosce.

 Da sempre ho sognato mondi lontani; il mio vicino di casa iraniano in Italia perché rifugiato politico, un ragazzo polacco accolto in casa, l’amico di famiglia indiano che mi portava in giro con la vespa, tutte persone che raccontando la loro piccola storia hanno insidiato in me il seme della curiosità, della scoperta. Mi sentivo stretta nel mondo che mi ero creata, era ora di partire, di toccare con mano quel mondo sempre sognato e dare concretezza a tutti quei paroloni letti sui libri: sviluppo, cooperazione, aiuti umanitari, sostenibilità, progetti. 

Grazie al Servizio Civile ho l’opportunità di immergermi in un’altra cultura, respirarne gli odori ed essere pervasa dalle sensazioni e nel frattempo, dare un piccolo contributo a persone che hanno avuto la sfortuna di nascere nella parte sbagliata del mondo. L’idea di collaborare in una scuola di un quartiere popolare come Nueva Vida, mi incuriosisce ma mi spaventa allo stesso tempo. Cosa posso fare io? Di cosa avranno bisogno questi ragazzi? Ma poi metto da parte tutte le ansie e penso che a volte anche un abbraccio, un sorriso, delle attenzioni per i bambini di strada con cui entrerò in contatto possono rendere il mondo meno triste.

 “Happiness is only real when shared” 

Un piccolo Supertrump nelle terre selvagge?! Non credo, ma comunque è ora di partire…. 

 Si vola dall’altra parte del mondo!!!