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venerdì 5 aprile 2019

Iaşi-Chişinău

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Un paio di settimane fa sono andata in Romania a visitare la citta di Iaşi.
Da Chișinău a Iaşi ci sono circa 160km, che sara mai, ho pensato io. Due orette in macchina, massimo tre all'andata e un altro paio al ritorno. Mi sembrava un viaggio da nulla.
Questo perché non avevo mai fatto i conti prima d'ora con la frontiera.
Non ci avevo mai pensato prima, però adesso mi sono resa conto di aver viaggiato solo in Europa, sono nell area schengen. Non ho mai visto o vissuto una frontiera, solo cartelli che dicono ''benvenuti'' in Francia, Germania, Italia... accanto a quelli, gabbiotti vuoti ormai in disuso.
Quindi ero ignara di quanto questo viaggio sarebbe durato. I primi dubbi sull'effettiva durata del viaggio mi sorgono al mattino, quando vedo i miei compagni di viaggio in macchina arrivare pieni di buste con frutta, biscotti, bottiglie di succhi e acqua per un esercito. Pero', ho pensato, hanno portato il pranzo al sacco!
e invece no!

4 ore alla frontiera. Questo è il tempo che abbiamo aspettato per un controllo dei passaporti per entrare in Europa per un totale di 6 ore e mezza di viaggio. Europa, che geograficamente è qua, vicina, non e in un altro continente o a miliardi di km di distanza, ma proprio a due passi.
Vedevo la fila delle macchine con i passaporti europei che scorreva velocemente in entrata e in uscita mentre la nostra restava ferma.
Chiedo informazioni ai miei compagni di viaggio, tutti moldavi. Alcuni di loro hanno il passaporto rumeno spiegano, ma altri no quindi dobbiamo per forza metterci in coda nella fila dei passaporti misti.
La cosa mi incuriosisce un po... come fa un moldavo ad avere la cittadinanza rumena? saranno mica nati là? invece scopro che molte persone in moldova fanno richiesta per un passaporto rumeno… basta avere avuto una nonna o un nonno o un lontano parente che è nato o ha vissuto in romania. Mi spiegano che è molto più conveniente per i viaggi, per trovare lavoro e per altre tante cose ...
La cosa mi ha fatto molto pensare. Mi ha fatto riflettere sull identita’ di questo paese e questo popolo. chi sono i moldavi ?  e chi sono i rumeni? sono due popoli distinti o sono vermamente fratelli come molte persone sostengono?
I moldavi e i rumeni condividono la stessa lingua, quasi praticamente la stessa bandiera e, addirittura , la regione più a est della Romania si chiama Moldova, proprio come lo stato con cui confina.
A me per il momento sembra che l’ unica cosa che li separa sia una frontiera, un muro. non so se gli intenti di riunificazione riusciranno mai, la questione e' molto piu complessa, ma nel frattempo la popolazione, la lingua e la tradizione rimangono le stesse, come anche i passaporti.
Dalla Moldova (per ora) è tutto ... la revedere !
Clara 💕


martedì 14 agosto 2018

Serbia. I Viaggi

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I viaggi non sono stati mai facili come oggi. Paesi prima lontani ed irragiungibili sono ora vicinissimi; culture sconosciute e tenebrose diventano limpide e celebri. In poche ore possiamo attraversare oceani e continenti interi rimanendo seduti sul sedile di un aereo, di un treno o di una automobile. La fatica e gli investimenti di denaro e di tempo che i nostri antenati impiegavano per compiere brevi tratti, vengono oggi drasticamente diminuiti. Possiamo andare dovunque: Australia, Sud Africa, Cile, Stati Uniti, Cuba, Iran, Afghanistan, India; basta semplicemente puntare il dito su un mappamondo roteante ed in breve tempo, con una spesa variabile, possiamo essere nel paese indicato. Non abbiamo ancora la capacità di teletrasportarci ma poco ci manca.


C’è chi viaggia per lavoro, chi per divertimento e chi per turismo; c’è chi sceglie l’aereo, chi la nave, chi il treno e chi, più tradizionalmente, sceglie un’automobile, magari quella degli altri, come due ragazzi conosciuti nella nostra breve visita a Belgrado, partiti da Verona con il sogno di raggiungere il Nepal in autostop. Un viaggio lunghissimo, pieno di insidie ma anche di incontri irresistibili e di posti magnifici da visitare e vivere. Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Armenia, Azerbajgian, Iran, Afghanistan, Pakistan, India e, infine, il tanto agognato Nepal. Un itinerario affascinante da compiere in circa 4 o 5 mesi. Un sogno, il loro, decisamente a portata di mano: basta avere voglia, costanza e tenacia. Un sogno che potrebbe incontrare un intralcio nella burocrazia pakistana che, per rilasciare un visto d’ingresso nel paese, richiederebbe un invito da parte di una persona residente all’interno del paese. Una problematica non da poco, incomprensibile per chi come noi è abituato a viaggiare senza alcun tipo di ostacoli. Non temete, sembrerebbe che questa insidia possa essere aggirata per mezzo dell’intervento della nostra ambasciata, abbastanza influente nella zona.
Anche scegliendo l’autostop, quindi, possiamo visitare centinaia di culture e paesi diversi, potendo così viaggiare per conoscere il mondo nelle sue mille sfaccettature.

Eppure, la realtà del campo profughi di Bogovada ci ha insegnato che non è sempre così semplice. Meglio, è facile per noi, occidentali, viaggiare verso le terre del medio oriente mentre non è certamente semplice per le popolazioni medio – orientali viaggiare verso l’Europa. Nel campo ci sono circa 160 persone: la maggior parte di loro sono iraniani ed afghani; ci sono famiglie, single – men ed anche minori non accompagnati. Ognuno di loro ha deciso di viaggiare verso occidente. Gli iraniani, mediamente più ricchi, grazie ai favori del governo serbo nei loro confronti (non viene richiesto alcun visto d’ingresso), hanno optato per un biglietto aereo diretto verso Belgrado; gli afghani, più poveri, hanno invece attraversato gli stessi territori dei nostri amici autostoppisti, più o meno con le stesse modalità, con la differenza di essere fermati, trattenuti, in ogni singolo territorio da loro attraversato. Tempo del percorso fino in Serbia? Dai 7 ai 12 mesi.
Sono due viaggi difficili ed impervi che richiedono molta pazienza e un ingente investimento economico da parte delle famiglie che partono o che foraggiano il viaggio. Oggi, chi in aereo, chi a piedi, si sono ritrovati insieme nella tappa Serba, forse l’ultima fermata prima del sogno Europa. Il loro sogno, il sogno di garantire a sé stessi o ai loro figli un futuro più dignitoso e sereno, ora è stato bloccato, reso quasi impossibile da quelle frontiere, cioè da quelle linee immaginarie che dividono diversi territori ma che così come sono concepite, creano disparità e sofferenza.

Questo breve testo è il risultato di una riflessione, più lunga e dibattuta, sorta all’interno del nostro gruppo di volontari, l’ultimo giorno, appena prima di prendere il nostro aereo che facilmente ci avrebbe riportato in Italia. Riflessione che vi lasciamo in eredità: perché noi si e loro no?


Serbia 2
Filippo, Giovanna, Stefania, Margherita, Federico


giovedì 27 luglio 2017

[Nicaragua] Parto. Ma dove vado?

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“La valigia è pronta;
I vari documenti sono stati stampati e catalogati quasi perfettamente;
Le cuffie e il cellulare sono carichi e pronti all’uso;
Gli esami sono stati fatti e, dai, sono anche andati quasi bene;
Gli amici e i parenti sono stati tutti salutati;
Mamma e papà li saluto domani mattina appena sveglio;
La voglia di partire e di scoprire il Nuovo Mondo, direi che non è mai mancata;
Le richieste di tranquillizzarmi e rilassarmi, non sono state ascoltate;
Dai, ci sono, partiamo.”

“Si, ok, partiamo; ma, Fil, dove andiamo?”

“Andiamo a Managua, in Nicaragua. Dai è da febbraio che sai che andiamo lì. È da febbraio che te lo ripeto e che ci prepariamo.”

“Si, abbiamo fatto il colloquio, abbiamo fatto le vaccinazioni mancanti, le giornate di formazione, abbiamo letto quasi tutto il dossier. Ma ti sei fermato un secondo a pensare dove stiamo andando?”

“Massì dai. Sto andando in piccolo stato tra Honduras e Costarica. Non so lo spagnolo, questo è vero. La cosa un pochettino mi preoccupa. Ma in fondo noi italiani ce la caviamo. Una “s” alla fine e via, cosa ci sarà di così difficile. Poi mi sono preparato guardando “El Chapo” su Netflix, tutto in spagnolo con i sottotitoli in Inglese. Fantastico!  Poi sono 5 anni che parto durante le vacanze per fare questo tipo di viaggi: Gornja Bistra, Sarajevo, Nairobi e ora Managua. Sono abbastanza pronto. Esperienze ne ho.”

“Fil, dove stiamo andando?”

“Ancora? Te l’ho già spiegato. Nicaragua, Managua, Ciudad Sandino. Non mi è ben chiaro ancora cosa faremo; ho raccolto tanti materiali da portare e sono pronto a fare tutto quello che ci sarà bisogno di fare. Sto andando dall'altra parte del mondo, in un posto che non conosco, in cui non sono mai stato. Anche gli anni scorsi non sapevo dove stavo andando e non sapevo bene cosa avrei fatto però è sempre andata bene. Sei il solito pessimista rompi balle.”

“Non sono pessimista. Non ti irritare. Ti sto solo chiedendo dove stiamo andando; Fil, dove stiamo andando?”

“…”

“Fil?”

“Stiamo andando via. Via da Vedano al Lambro. Via da Monza. Via da qui.”

“Perché?”

“Perché è giunto il momento di pensare.”

“Pensare a cosa?”

“Pensare a questo ultimo anno. Appena tornato dal Kenya, mia mamma aveva notato che ero cambiato. Io non me ne ero accorto. Solo ora me ne sono accorto. Quest’anno ho scelto di cambiare. Ho scelto di concentrarmi sulle tematiche penali ed internazionali che la mia facoltà mi offre. Ho scelto di scrivere, di scrivere delle mie esperienze e non solo, su un blog. Ho scelto di abbandonare quel blog. Ho scelto di non fare un esame. Ho scelto di allontanare l’amore. Ho scelto di piangere per quella lontananza. Ho scelto di fare politica, di candidarmi a Monza con una lista civica, perdere, non mollare, ricominciare da capo, con nuove avventure e nuovi incarichi. Ho scelto di fare volontariato anche qui, dietro casa mia. Ho scelto di mangiare ad orari assurdi, di non essere mai a casa, di dormire 4 ore per notte. Ho scelto di essere “social”. Ho scelto di non fermarmi e di non accontentarmi. Ho scelto di partire per il Nicaragua. Ho scelto di studiare come un dannato fino al 25 di luglio per prendere un cazzo di 23. Ho scelto di tralasciare i miei migliori amici per fare tutte queste cose ma, nonostante questo, hanno scelto sempre di sostenermi e di starmi vicino. Ho scelto di essere contento, di crederci sempre e di non mollare. Ho scelto di fare tutte queste cose contemporaneamente, senza pensare. Dobbiamo pensare”.

“E dobbiamo andare fino in Nicaragua?”.

“Bhè si, qui fa troppo caldo.”

“Ma là ci sono 34 gradi con un umidità del 85% !”

“Dettagli.”