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venerdì 16 ottobre 2015

Scatta il Cantiere 2015: tag yourselfie #dividerepermoltiplicare

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Ultima categoria, quella dei selfie con il tema " #DIVIDEREPERMOLTIPLICARE ".


1° CLASSIFICATO

 #dividerepermoltiplicare - Bolivia - Elena P.


2° CLASSIFICATO

#dividerepermoltiplicare - Libano - Martina G.


3° CLASSIFICATO 

 #dividerepermoltiplicare - Kenya - Marta G.

4° CLASSIFICATO

#dividerepermoltiplicare - Moldova - Taisa B.

mercoledì 14 ottobre 2015

Scatta il Cantiere 2015: primi piani

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Oggi pubblichiamo le foto della categoria " PRIMI PIANI ".


1° CLASSIFICATO  

 Abbracci ruotanti - Gibuti - Ilaria B.


2° CLASSIFICATO

  Questo vecchio con la barba bianca - Haiti - Matteo P.


3° CLASSIFICATO 

 Big brother - Moldova - Giulia B.


3° CLASSIFICATO (ex-aequo)

 Fotografa me - Haiti - Matteo P.


4° CLASSIFICATO

Un volto al mercato - Bolivia - Manuela B.

lunedì 12 ottobre 2015

Scatta il Cantiere 2015: Laudato si'

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Ecco le foto premiate per la categoria " LAUDATO SI' ".


1° CLASSIFICATO 

 Mille passi - Kenya - Martina P.


2° CLASSIFICATO

 Salar - Bolivia - Manuela B.


2° CLASSIFICATO (ex-aequo)

 La plie - Haiti - Matteo P.


3° CLASSIFICATO

 Energia - Kenya - Giacomo C.


3° CLASSIFICATO (ex-aequo)

Distruzione. Se questo è l'uomo - Libano - Martina G.

venerdì 9 ottobre 2015

Scatta il Cantiere 2015: Con-dividere per moltiplicare

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Continuiamo con le foto vincitrici del concorso.

Per il fine settimana vi presentiamo quelle della categoria CON-DIVIDERE PER MOLTIPLICARE.


1° CLASSIFICATO 

Nemmeno la pioggia potrà cancellare i nostri segni - Libano - Martina G.


2° CLASSIFICATO

Condividere - Kenya - Martina P.



3° CLASSIFICATO

Comunione - Bolivia - Manuela B.



3° CLASSIFICATO (ex-aequo)

Piovono benedizioni - Moldova - Giulia B.

giovedì 8 ottobre 2015

Scatta il Cantiere 2015: cibo per tutti

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Nei prossimi giorni presentiamo le foto vincitrici del 9° concorso "Scatta il Cantiere", scattate quest'estate dai 65 volontari in giro per il mondo con i Cantieri della Solidarietà.

Oggi cominciamo con la categoria CIBO PER TUTTI.


1° CLASSIFICATO
Oggi pesce - Haiti - Stefania Casturà


2° CLASSIFICATO
... e rese grazie - Gibuti - Ilaria Bollati


3° CLASSIFICATO
Quotidiano - Bolivia - Manuela Blanca


3° CLASSIFICATO (ex-aequo)
L'unione fa un tabuleh - Libano - Martina Ghirardello

lunedì 14 settembre 2015

Quando tu guarderai il cielo...

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"Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi. Ma tutte queste stelle stanno zitte. Tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha..."
"Che cosa vuoi dire?"
"Quando tu guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, allora sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!"
E rise ancora.
"E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo.
Allora tu dirai: "Si, le stelle mi fanno sempre ridere!" e ti crederanno pazzo.
"T'avrò fatto un brutto scherzo..." E rise ancora. "Sarà come se t'avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere..."

Le stelle a 4000 mt sono uno spettacolo! Illuminano le distese dei campi, sulle ande e ti rendi davvero conto di essere circondato dalla meraviglia.

Oggi sono particolarmente nostalgica e ripenso alle stelle che in questi anni in Bolivia ho incrociato sul mio cammino...
Ripenso all' Hermana Querubina e alla sua lotta per portare un po' di dignità ai campesinos di Vacas, o alla Hna Bruna, che prova a dare un senso a quelle letterine che, a scuola, i bimbi devono ricopiare milioni di volte incomprensibilmente sul loro quaderno, al Genio, al Sergio o al padre Enrique, che combattono ogni giorno per chi è meno fortunato...
Ripenso ai bimbi della ciudad del nino, quel tesoro, custodito nelle 8 case dove sono accolti, che, con i loro sorrisi e i loro giochi, hanno riempito le mie giornate per queste settimane.
Ripenso a Grissel e al Roby, che nonostante le difficoltà cercano di donarsi agli altri, ricordando sempre che "il male abbonda, ma il bene sovrabbonda"!
Ripenso ai colleghi di Caritas Cbba, che nonostante il tempo e la distanza sono sempre capaci di farmi sentire accolta e a casa...


Loro sono le mie stelle...guarderò il cielo stasera con un po' di nostalgia (sperando in un po' di sereno!!) e sentirò ridere i bimbi della ciudad,  sentirò urlare "Piedraaaaa" (ci sono volute sei settimane per riuscire a far pronunciare bene il mio nome), sentirò le adolescenti che ci chiamano a ballare la diablada, Maria Esther che cerca di organizzare una lasagnata in Caritas o la Queru che chiama qualche sordomuto con il clacson!

guarderò le stelle...

e sorriderò anche io!

  

lunedì 31 agosto 2015

KENYA 2015: WE ARE NOT MOUNTAINS THAT CAN'T MOVE

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Oggi è il giorno della ripresa per tanti di noi che abbiamo trascorso un'estate che ha lasciato il segno.
E alcune volte ricominciare, o cominciare diversamente, non è proprio così facile. Forse perché si ha la certezza che qualcosa in noi è cambiato, forse perché siamo in attesa di qualcosa, forse perché la quotidianità dei cantieri ci faceva sentire a casa.

E allora regalo a noi tutti, cantieristi, coordinatori, equipe e a chiunque legge questo blog, queste poche righe che a mia volta ho ricevuto da un carissimo amico, a-brother-from-another-mother, che quest'anno ho rivisto dopo tanto tempo proprio durante il cantiere.


"What you do is more important as how you do it.
How beautiful will be when you will realize that your work, experience and your project are building your nation?
If you work with honesty the definitely your post will prepare food for the poor, 
your home will be open to everyone, 
your busyness will become an important business for you 
and for your entire future plan.

I have learned a lot from you people and whatsoever you have learned here in Kenya, kindly share it with the people who never got the privilege of this experience.

My request to all of you is to remain united and remember that no matter what happens in your future, always turn to your daily diaries that you have been writing your feelings and the experiences that will help you discover your attitude towards the experience gained in Nairobi. 


We are not mountains that cannot move"


Asante sana Kevin, tutaonana badaye!

Let's build our future!

sabato 29 agosto 2015

HAITI: KAY CHAL 100%

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Haiti. Agosto 2015. 21 giovani, haitiani e italiani. Questi sono gli ingredienti della ricetta del nostro cantiere...MA...ne manca ancora uno, il collante, quello che può far stare insieme tutto ciò. Quindi aggiungete un po di spirito Kay Chal e il tutto è pronto...grazie a questo infatti abbiamo unito le forze, trasformandoci in una mitica squadra di Animakté Kay Chal.
Davvero tutto quello che abbiamo fatto non sarebbe stato possibile senza Kay Chal!!!




















Kay Chal è una scuola per bambini restavek nata nel 2010 all’interno della baraccopoli di Cité Okay grazie alle Piccole Sorelle del Vengelo, un gruppo di suore presente ad Haiti da 25 anni.

Lo scopo di questa struttura è quello di fornire un’istruzione base ai bambini restavek per poi reinserirli nelle scuole statali. Ma chi sono questi restavek? Sono i bambini provenienti dalle province haitiane, spediti all’età di 5 anni nella capitale dai genitori nella speranza di una vita migliore, che poi si ritrovano ad essere gli schiavi domestici delle famiglie delle baraccopoli di Port-au-Prince, dormendo per terra, svegliandosi all’alba per spazzare il pavimento, pulire, cucinare, lavare il bucato, recuperare l’acqua potabile e offrire la notte prestazioni sessuali.

Non hanno diritti, non hanno un nome, hanno solo la speranza di una vita migliore.

E’ in questa realtà che tutto l’anno prestano servizio gli animatori di Kay Chal, che nel pomeriggio trasformano la scuola in un centro di ritrovo e aggregazione giovanile.
Gli animatori di Kay Chal vivono all’interno del quartiere, sono i primi a non avere niente, mangiano un giorno si e uno no, frequentano scuole dove la punizione è essere attaccati alla corrente elettrica eppure nel loro cuore c’è comunque la voglia e l’energia per dedicare il loro tempo agli altri.
Questo tempo potrebbe essere impiegato per procurarsi del cibo (perché kay Chal per scelta non lo offre, sarebbe come una ricompensa e allora non sarebbe più volontariato), per spacciare droga o per trafficare armi come fanno la quasi totalità dei loro coetanei… ma non è così, questi ragazzi hanno scelto la strada meno trafficata e ovviamente la più difficile.
Se penso a quanto è difficile anche da noi convincere un giovane a regalare il suo tempo per gli altri, a fare qualcosa per gli altri, mi rendo ancora più conto di quanto è grande la loro scelta e mi chiedo se io nella loro situazione ne avrei la forza.
Condividere questa esperienza con loro è stato quel qualcosa in più,  un insegnamento, uno scambio e una testimonianza data nei piccoli o grandi gesti:

Stanley mangia un giorno si e uno no ma imbocca i bambini più piccoli del centro.

Juvnel fatica a camminare ma ci accompagna al mare, perché non vuole lasciare soli (incustoditi) noi italiani.

Watson ha una sola borraccia per tutto il giorno ma non beve lui, la offre a tutti i bambini del suo gruppo.

Nael anche se nel suo quartiere è pericoloso farsi vedere con i bianchi ci stringe la mano e non ci lascia soli.

Jaklen vive in una casa già piccola per lui, i genitori e i tre fratelli, ma comunque ci invita ad entrare.

Theusson possiede un solo pallone da calcio e lo regala ai bambini della provincia.

Ridel ci lascia in ricordo l’unica foto che possiede di se stesso.

Grazie ragazzi, siete stati la migliore Haiti che potessi incontrare.







Chiara

giovedì 27 agosto 2015

Djibouti: le risposte del cuore.

2 commenti:

Sono tornata a casa ormai da qualche giorno e mi sono fatta una domanda: cos'è Gibuti per me?  Di questo paese, che quasi non ne conoscevo l’esistenza prima di partecipare all'incontro di presentazione dei cantieri, che cosa mi è rimasto?
Ho scavato un po’ nei ricordi e soprattutto nel cuore e ho trovato qualche risposta.

Gibuti è TERRA. Te ne accorgi appena esci dall'aeroporto guardando le strade, le case. È terra e solo dopo poche ore te la senti già sulle mani, sui piedi, nel naso…e così ti accorgi che un po’ di Gibuti ti è già entrata dentro.


Gibuti è MERAVIGLIA. Basta lasciarsi alle spalle la città che ti ritrovi immersa nel deserto, dove l’unico rumore è il vento che soffia forte. Ti ritrovi così ad ammirare proprio con i tuoi occhi paesaggi che prima avevi visto solo in tv o su qualche rivista: Lac ‘Assal, Canyon, Sable Blanc, Iles Musha…


Gibuti è UMANITÀ. La percepisci quando vieni accolta nel campo profughi yemenita, in cui sono ospitate famiglie proprio come le nostre, ma che da un giorno all'altro hanno dovuto mettere tutta la loro vita in una valigia e scappare dalla guerra. I loro sorrisi e la loro ospitalità sono stati disarmanti. Hanno aperto le loro tende, che in quel posto si trasformano in veri forni perché la temperatura va ben oltre i 40°, e ci hanno raccontato le loro storie. Sono stati grandi testimoni che le difficoltà non annientano l’umanità.


Gibuti è UMILTÀ. La sperimenti quando vieni accolta nelle baracche dove vivono i bimbi che incontri al centro Caritas. La mamma sistema i pochi cuscini che ha per farci sedere nel posto più comodo e ci racconta la propria storia. Storie di povertà e  disagio, dove Caritas interviene donando loro i soldi per pagare l’affitto – e già: una baracca di 4 m² senza elettricità ne acqua costa 5000 franchi gibutini (25 euro) al mese – e sacchi di riso e pasta. Gibuti è umiltà quando la mamma per salutarti ti stringe in un abbraccio che ti toglie il fiato e ti fa venire i brividi (e mai avrei immaginato di poter avere i brividi a Gibuti con 40 gradi!).

Gibuti è IMPOTENZA. La provi difronte ai tanti mostri che perseguitano la vita di quei bambini: povertà, abusi, violenze, colla… ti senti inutile, impotente difronte a quegli orrori che nessun bimbo di nessun paese dovrebbe mai sperimentare. Ti senti inutile e ti chiedi che cosa mai potrai cambiare tu in solo tre settimane di cantiere. Ma questa è anche una sfida e un invito a essere io per prima parte del cambiamento che vorrei, anche da casa.


Gibuti è PASSIONE. Viene trasmessa dalle tante realtà missionarie presenti nel paese. A partire da Gibuti città dove diverse suore portano avanti l’ecole primaire e i L.E.C. (lire, ecrire, conter). A Tadjoura dove padre Marc si occupa di insegnare un mestiere ai più giovani con corsi per meccanico, elettricista, muratore. Ad Obock con Marianne che si occupa della scuola e dei bambini di strada, facendo con loro lunghe passeggiate sulla spiaggia. Ad Ali Sabieh dove suor Anna, spendendo la sua vita con i bambini disabili, ha creato una classe speciale, il più adeguata possibile alle loro esigenze.


Gibuti è CUORE, donato e ricevuto. E il centro Caritas, con le sue difficoltà e i punti di forza, è stato il luogo privilegiato per questo scambio. Uno scambio con le mamme e i loro bebè, che spesso ti mettevano in braccio per avere un po’ di sollievo da quella creaturina che hanno attaccata al fianco 24 ore al giorno. Uno scambio con gli operatori e i volontari del centro: Alen, Fatou, Amadou, Samatar, padre Eder.. Uno scambio con i bambini accolti al centro Caritas, veri protagonisti di questo cantiere. Uno scambio reso possibile dai loro gesti, dai loro sorrisi, dalla loro vitalità che si faceva sentire particolarmente nei momenti di ballo.



Gibuti è METTERSI IN DISCUSSIONE. Per questo il mio cantiere a Gibuti non è finito il 23 Agosto ma continua ancora oggi e continuerà nei prossimi giorni mettendo in discussione la mia quotidianità, i miei bisogni, le mie scelte , i miei valori, così diversi da quelli gibutini.


Serena

venerdì 21 agosto 2015

Ci sono anch'io. Djibouti.

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Dopo esserci salutati coi puntini
ce la siam presa con calma, da veri gibutini
Adesso ci tocca davvero raccontare
tutte le cose che abbiam voluto fare.
Di strada tanta se ne è fatta 
siam passati pure ad Arta
una missione di suore congolesi
che nelle proporzioni ci han sorpresi
ma ci ha sorpreso anche il loro lavoro
che lassù vale più dell'oro
perchè del lec e dell'istruzione
ne hanno fatto una vera passione.
Di suore altre ne abbiamo incontrate
di tutti i gusti, di tutte le annate:
Ad Ali Sabiè
ce ne son ben tre
Celia, Marzia e Anna
che son per il villaggio una manna
“Scuola per tutti” han sempre nella mente
anche per il bimbo abile diversamente
Perchè lì le strutture si son modificate
e tutte le barriere son crollate. 
Lì, ma anche in città 
c'è un esempio di questa rarità
e nuove suore abbiam incontrato
burundesi, dall'abito colorato.
Infine a Djibouti una costante
suor Bau scalpitante
che in pareo e magliettina
scaglia bimbi come in piscina
e se in infermeria devi esser curato
vai da Bau e verrai agghindato. 
Ma le suore non son tutto 
qua ci si diverte di brutto
a ferragosto una grigliata
coi soldati una magnata,
una cena da Samatar 
samboussa, mimi e au revoir,
e se di lusso ti vuoi sfondare
al Kempiski ti puoi svaccare
piscine e arredi sontuosi
e shampoo a sgamo per noi curiosi.
E se proprio vuoi esagerare
con un pescatore ti devi accordare
Kokobeach non son drinks ghiacciati
ma una barca da pirati
pochi minuti e sull'isola potrai attraccare
unica accortezza, la crema solare
al gestore fasullo
risponderai da bullo, 
ma se a lui parte la maledizione
alla polizia non fai obiezione
e una multa è la punizione. 
Tante altre cose potremmo raccontare
ma c'è una festa da animare
papillon e fiori son preparati
aspettan solo di esser indossati
addobbi e nastri tutto è pronto 
anguria e banane a volontà 
ok, forse non è molto 
ma domani grande festa sarà.
Il Cantiere tante cose ci ha lasciato
il bagaglio è aumentato
non di peso ma di significato
e questa Solidarietà
stretta stretta, con noi verrà.

lunedì 17 agosto 2015

LIBANO: Mare Nostrum

1 commento:
Alcuni lo raggiungono in aereo, altri in barca, altri col camion: dipende sempre da dove si parte. 

Il Paese non è molto grande. Arrivando, la prima cosa che ti colpisce sono sicuramente i paesaggi naturali: mare, montagne e colline si susseguono rendendo lo spettacolo molto vario e interessante. Se poi si pensa alla grande civiltà che abitò qui più di 2000 anni fa…

Poi ci sono le città, riversamenti di cemento pazzeschi: palazzi a più piani situati uno vicino all’altro che ti sembra di soffocare, moltissimi dei quali sono ancora in costruzione, cartelloni pubblicitari enormi e colorati, spesso con modelle in bikini, che attirano lo sguardo e invogliano a comprare. 
Il tutto sormontato da un’aureola di smog

Alcuni punti sono pieni di rifiuti e sporcizia: il riciclo non sempre funziona e i netturbini a volte scioperano. Davanti agli edifici istituzionali ci sono sempre uomini in divisa che fanno la guardia.
Una lunga autostrada taglia il Paese da nord a sud e nei periodi dell’anno più movimentati c’è un traffico indescrivibile, con autisti spesso maleducati impegnati in folli corse di velocità. 
Molti di loro hanno perfino comprato la patente. In alcune regioni si va in giro in due in motorino senza casco improvvisando impennate da paura!


Al patrimonio naturale e culturale non è dato il giusto valore, a volte non si pensa a che ricchezza e bellezza si possiede! Le spiagge, ad esempio, in alcuni tratti sono costellate di rifiuti abbandonati da persone incivili e gli antichi resti sono lasciati allo scorrere della storia.

Il sabato sera è sacro per i giovani, come in tutto il mondo: disco-pub e beach party sono le mete preferite, soprattutto nelle calorose sere d’estate. Le ragazze qui sfoggiano i loro vestitini più alla moda, mentre i ragazzi mostrano il risultato di un anno di duro lavoro in palestra. 
Non ci si ferma a riflettere sul fatto che dietro l’angolo qualcuno sta dormendo avvolto in una sola coperta, perché non ha più una casa dove andare. Ma la movida non si ferma e sembra non accorgersi di nulla, indifferente: quello che conta è solo ballare come se non ci fosse un domani.

Una delle cose interessanti di questo Paese è che ci vivono persone di diverse religioni, soprattutto cristiani e musulmani. L’integrazione è molto difficile: i pregiudizi sono all’ordine del giorno, sia verso gli stranieri che migrano qui per trovare lavoro e migliori condizioni di vita, sia verso le persone con un credo differente, sia (ma in modo inferiore) verso i connazionali provenienti da altre zone del Paese. Il diverso lo si identifica subito: pelle un po’ più scura, vestiti che saltano all’occhio, dialetto differente.

Non avremmo saputo descriverla meglio, L'ITALIA.
3000 chilometri ci separano, ma in fondo non siamo poi così lontani!



#Milano #Beirut #Findthedifferences



domenica 16 agosto 2015

Kenya - PORTO NEL CUORE...

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porto nel cuore le domande dei ragazzi che mi sono stati affidati, che spaziavano in ogni ambito con la voglia di capire e di avere delle risposte anche dove non ce n’erano;
porto nel cuore le facce sorprese, stupite, di fronte alle contraddizioni che il Kenya offre e regala a chi va a visitarlo;
porto nel cuore la sorpresa e le urla di gioia di fronte a una pentola di spaghetti al sugo cucinati a sorpresa;
porto nel cuore la voglia di fare, la voglia di esserci a pieno in questa esperienza e di fare tutto il possibile nelle attività, nei momenti di confronto;
porto nel cuore la voglia di provare esperienze nuove, dal piki piki, al matatu, al tuc tuc (solo per citarne alcuni);

porto nel cuore i nuovi amici, e quelli di vecchia data rincontrati durante questa esperienza;

porto nel cuore chi ci ha seguiti passo dopo passo durante queste tre settimane, e ci ha accompagnato ovunque;
porto nel cuore le camminate, a volte molto lunghe, che ci hanno permesso di vedere, guardare e osservare, e soprattutto conoscere e conoscerci;
porto nel cuore le messe, i canti e le danze, che fanno venire voglia di pregare, le canzoni imparate e le preghiere condivise;
porto nel cuore la quantità indefinita di bambini, ragazzi, giovani incontrati durante le nostre attività, la loro voglia di conoscerci e di capire, e magari di sfatare qualche mito sull’Europa
porto nel cuore gli abbracci, i sorrisi, le lacrime, i saluti e la non voglia di tornare a casa, le valigie che non volevano chiudersi, e la necessità di stare con la gente fino all’ultimo secondo;
porto nel cuore i ragazzi della Cafasso, i bimbi di Kamiti, i detenuti della YCTC e delle altre prigioni, i bimbi dei vari centri di accoglienza e riabilitazione, gli abitanti di Soweto e Korogocho,  gli abitanti della parrocchia di Kahawa West e i suoi giovani, tutti i social worker incontrati, i ragazzi del centro Mahali pa Usalama, i bimbi e i giovani della parrocchia di Changamwe;
porto nel cuore i pensieri che volavano insieme agli aerei che ci hanno riportato in Italia, che confondono, che spettinano la vita!

Porto ovviamente nel cuore, in un posto speciale, i MIEI cantieristi, i loro sorrisi, i loro abbracci, la loro musica, il loro lavoro, il loro esserci nella loro semplicità.