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venerdì 16 ottobre 2015

Scatta il Cantiere 2015: tag yourselfie #dividerepermoltiplicare

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Ultima categoria, quella dei selfie con il tema " #DIVIDEREPERMOLTIPLICARE ".


1° CLASSIFICATO

 #dividerepermoltiplicare - Bolivia - Elena P.


2° CLASSIFICATO

#dividerepermoltiplicare - Libano - Martina G.


3° CLASSIFICATO 

 #dividerepermoltiplicare - Kenya - Marta G.

4° CLASSIFICATO

#dividerepermoltiplicare - Moldova - Taisa B.

lunedì 12 ottobre 2015

Un pasto condiviso

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'Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita' recita il tema dell'Esposizione Universale di Milano. Simbolica e significativa l'iniziativa di Caritas che ha visto domenica 4 ottobre pranzare insieme alla stessa tavolata 1.800 persone che vivono in Lombardia in situazioni di disagio e di difficoltà accanto a molti visitatori che hanno contribuito, con un'offerta di 10 euro, a sostenere la gestione del Refettorio Ambrosiano, la mensa solidale aperta nel quartiere Greco di Milano all'inizio di Expo.
Nel giorno di San Francesco l'attenzione nei confronti del mondo dei poveri, degli esclusi e degli emarginati è doveroso. Simbolico il fatto che l'iniziativa, che celebra coloro che non hanno sufficiente cibo, si svolga proprio a Expo Milano 2015” - ha detto Don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana. “Un grande mix di persone che vogliono condividere il momento del pasto: una mensa dei popoli, non solo dei poveri”. Un tappeto rosso, tensostrutture allestite per l'occasione e striscioni con la scritta 'Mensa dei Popoli' per questi ospiti speciali, accolti a Cascina Triulza dai volontari Caritas. 
Tra loro anche Erminia Pellecchia e Irene Papagni, due ragazze in Servizio Civile presso l'Edicola Caritas in Expo. Cous cous di verdure come piatto principale, parmigiano reggiano, due dessert, una mela e l'acqua per un pasto completo e sostenibile, nello stile della sobrietà e della semplicità. 

Gli chef hanno seguito una delle oltre cento ricette economiche condivise sulla pagina facebook del concorso di cucina bandito in rete la scorsa primavera dalla Caritas, la sfida era: 'Cucina con tre euro'. Il Commissario Unico di Expo Giuseppe Sala ha partecipato all'iniziativa, per poi premiare Valentina Marolda, la vincitrice del cooking contest 'Cucina con tre euro' (la cifra giornaliera che ancora oggi in molte zone del mondo una famiglia ha a disposizione per mangiare). 
Una grande festa della solidarietà e della condivisione, nello spirito di ciò che Expo deve essere, secondo lo slogan che Caritas ha scelto per Expo e che trasmette ogni giorno ai visitatori dell'Edicola... Dividere per Moltiplicare! 
 

giovedì 3 settembre 2015

MOLDOVA: i bambini moldavi sono neri?

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18 agosto, Milano. Casa mia.
Pomeriggio con i nipoti raccontando la Moldova.
"Zia, ma i bambini moldavi sono neri?"

Una domanda semplice, spontanea, la più naturale del mondo. La piccola M. conosce bene la storia dei tanti bambini della Guinea Bissau, dove ormai da molti anni è missionario un amico di famiglia. Conosce la loro giornata, i loro riti, le loro abitudini, i frutti strani che mangiano, quanta strada fanno al mattino per andare a scuola, che a volte non hanno tutti i giochi che vorrebbero e nemmeno tutti i materiali per la scuola che gli servirebbero. Mentre racconto, alcune storie di acqua dal pozzo, di bambini con genitori emigrati lontani, di fratelli piccoli che badano a quelli ancora più piccoli risvegliano in lei quelle stesse storie che la mamma gli racconta sui bambini della Guinea Bissau. I bimbi della Guinea sono neri però, quindi la domanda è davvero spontanea: "i bambini moldavi sono neri?".


Quello di M. è un collegamento spontaneo, naturale, tra le sue esperienze di vita, innocente però. Per molti adulti, invece, il fatto che la povertà e le problematiche sociali siano solo un problema del Sud del mondo è una convinzione radicata nella mente, quasi scontata. Siamo "abituati", anche se questo aggettivo non dovrebbe mai essere utilizzato per questo, alle "storie" dell'Africa, del Sud America e di qualche altro paese lontano che vive le sue profonde difficoltà. Sono notizie di ogni giorno, a cui il nostro orecchio ha iniziato a farci l'abitudine. Ma sono storie così lontane, così distanti dalla nostra esistenza europea, la quale, nonostante crisi economiche e difficoltà quotidiane, continua a scorrere veloce e perché no anche felice.

Da un certo punto di vista è quasi rassicurante che queste "storie" provengano da terre così lontane. Questo ci consente di poter prendere le distanze, di sentirci "altro", diversi, di convincerci che qui da noi tutto ciò non accadrebbe mai. La diversità di razza, etnia, colore della pelle, lingua, costumi, riti ci permette di instaurare una distanza rassicurante tra noi e "loro". Quasi un sentimento di superiorità, ma soprattutto di convinzione che siano dinamiche, problematiche, necessità, difficoltà che non ci appartengono, che non potranno mai accadere a noi.

I bambini moldavi di Costuleni e Coscalia sono bianchi però, esattamente come noi. Hanno sì quei stupendi occhi azzurri e capelli biondi che a una "morettona" come me mancano, ma ci sono anche bambini con capelli scuri e ricci come i miei e la differenza allora è praticamente inesistente. Sono bambini, all'apparenza, come quelli di Rho, Garbagnate, Erba e via dicendo, sono esattamente come loro con gli occhi grandi che guardano sempre in alto capaci di stupirsi e meravigliarsi ad ogni più piccolo rumo re.


E questa somiglianza a volte fa paura, non c'è più possibilità di porre una distanza tra noi e loro, non c'è possibilità di dire che sono diversi da noi, che i loro problemi sono di un altro "mondo".

La Moldova è Europa, forse non politicamente, ma pur sempre Europa. La richiesta di ingresso nell'Unione Europea giace ancora sul tavolo di qualche burocrate. E l'Unione Europea non è poi così lontana, i confini della Romania, membro UE, sono oltre il fiume Prut che costeggia proprio la città di Costuleni. Basta allungare il braccio per sentirla già più vicina.

Siamo vicini di casa. Siamo così vicini eppure così lontani.
La Moldova ricorda un po' l'Italia di 50 anni fa. Fortemente rurale, con una campagna piena di animali, con i pozzi dell'acqua, con il vino fatto in casa, con uomini e donne che si rimboccano le mani negli orti, con bambini che corrono nelle vie sterrate giocando a piedi nudi e con la faccia sporca di terra, con una generosità contadina che viene dal cuore capace di offrirti tutto ciò che possiede e anche di più, con molti cari emigrati all'estero in cerca di un lavoro e di maggiori opportunità.


La Moldova è una terra senza generazione intermedia perché tutta all'estero a lavorare. E' un popolo di anziani e di bambini, tanti bambini. E' un paese dove si è costretti a crescere in fretta, ad assumere responsabilità, a prendersi cura dei propri cari e di sé stessi.

E' un paese con una vasta campagna da cui i giovani scappano perché non è in grado di offrirgli tante opportunità. E' un paese dove gli anziani rimpiangono il blocco sovietico, perché "si stava meglio quando si stava peggio", ma per lo meno una buona condizione di vita era garantita a tutti. 


La Moldova mette in crisi un po' la certezza che in Europa si stia tutti bene, che tutti abbiano pari opportunità, che sia un "mondo felice", dove le difficoltà e le problematiche siano minime.

La Moldova ti costringe a guardarti intorno, ad aprire gli occhi, a renderti conto che di situazioni, difficoltà, problematiche, bisogni è pieno il mondo, anche in Europa, anche in Italia, anche a Milano, anche nel tuo quartiere, anche nella tua strada, anche nel tuo palazzo, anche nella vita del tuo vicino.

E mentre apro gli occhi e mi guardo intorno, mi ricordo.
Maggio 2014, Oratorio. Gruppo Adolescenti.
"Giulia, c'è tutta questa gente che va ad aiutare in Africa, in Sudamerica, bello, ma a noi chi ci pensa? Anche qui ci sono tanti problemi, cose che non vanno, e a noi chi viene ad aiutarci?"

Con l'arroganza che solo un adolescente può avere mi costringe a pensare e a guardare a tutto quello che ancora c'è da fare. Anziani in difficoltà, giovani famiglie in ristrettezze economiche, persone di tutte le età che affollano le mense della Caritas, adolescenti in cerca di qualcosa, senza sapere bene cosa. Queste sono difficoltà di qui, delle nostre città, del nostro oggi.

E la Moldova è stata questo. E' stata una botta forte in testa, un invito ad aprire gli occhi, ma soprattutto il cuore; a guardare tra la mia gente, nella mia città, nelle mie strade; a capire che la povertà e la ricchezza hanno più di una faccia e a volte è difficile riuscire a scorgerle nel tram-tram delle nostre vite; a donarsi e anche un po' ricevere, per donare ancora, sempre di più; a farsi avanti e metterci la faccia per fare qualcosa, anche una cosa piccolissima, come piantare un cestino in mezzo a una grande strada. Un invito ad AMARE.

Si riparte da qui.                                                                                                                            
Grazie Moldova!

Giù :)

lunedì 31 agosto 2015

KENYA 2015: WE ARE NOT MOUNTAINS THAT CAN'T MOVE

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Oggi è il giorno della ripresa per tanti di noi che abbiamo trascorso un'estate che ha lasciato il segno.
E alcune volte ricominciare, o cominciare diversamente, non è proprio così facile. Forse perché si ha la certezza che qualcosa in noi è cambiato, forse perché siamo in attesa di qualcosa, forse perché la quotidianità dei cantieri ci faceva sentire a casa.

E allora regalo a noi tutti, cantieristi, coordinatori, equipe e a chiunque legge questo blog, queste poche righe che a mia volta ho ricevuto da un carissimo amico, a-brother-from-another-mother, che quest'anno ho rivisto dopo tanto tempo proprio durante il cantiere.


"What you do is more important as how you do it.
How beautiful will be when you will realize that your work, experience and your project are building your nation?
If you work with honesty the definitely your post will prepare food for the poor, 
your home will be open to everyone, 
your busyness will become an important business for you 
and for your entire future plan.

I have learned a lot from you people and whatsoever you have learned here in Kenya, kindly share it with the people who never got the privilege of this experience.

My request to all of you is to remain united and remember that no matter what happens in your future, always turn to your daily diaries that you have been writing your feelings and the experiences that will help you discover your attitude towards the experience gained in Nairobi. 


We are not mountains that cannot move"


Asante sana Kevin, tutaonana badaye!

Let's build our future!

sabato 22 agosto 2015

MOLDOVA: come il cielo di Costuleni.

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È sempre divertente andare a prendere l’acqua al pozzo, qui a Costuleni: non è il tipico pozzo in cui devi calare il secchio e tirare su, ma è dotato di una spassosa pompa elettrica, unisci i due capi della presa ed è subito Acquafan di Riccione, schizzi assicurati. 

Pozzo spassoso, Costuleni

Questa sera tocca a me lavare i piatti, prendo due bei secchi d’acqua e comincio a passare i 20 piattini in metallo da esercito, mentre la fida compagna di turno li asciuga tra chiacchere e risate. Ormai mi sono affezionata a queste  mura senza finestre che abbiamo magicamente trasformato in cucina, è bello vedere come ridimensioni te stesso e i tuoi spazi vitali, come l’inutile diventa utile, l’inosservato diventa importante, il brutto diventa bello ( le scolopendre no, quelle rimangono brutte! La Vale ne sa qualcosa!). 
"cucina", Costuleni

"cucina" 2, Costuleni

Fuori sul prato, sotto la betulla,  gli altri del gruppo canticchiano, finiscono i lavori per il giorno dopo e..perché hanno urlato? Quando scopro che quello caduto dal cielo non era un aereo, un UFO o un meteorite, come di getto qualcuno supponeva scherzando,  decido che i piatti vanno finiti in fretta e le stelle cadenti di Costuleni ( perché quella era) vanno viste.

Serate sotto le betulle, Sara...no Stefano.

Serate sotto le betulle, gruppo.

 Niente fari di Malpensa, niente luci delle città: il cielo della Moldova è pulito, una finestra diretta sulle stelle. Faccio silenzio per la prima volta e mentre osservo la Via Lattea, che non vedevo da non so quanti anni, penso che qui non solo il cielo è pulito, ma anche la mente. Non è come quando vai in vacanza al mare che liberi la mente dai pensieri della vita quotidiana, no, è un pulito più profondo: senza giudizi, senza soffermarsi sulle banalità, senza polemiche, senza acidate, solo FARE tanto DARE molto e RICEVERE altrettanto.
 Quello che non è pulito qui sono i miei vestiti, domani devo fare il bucato.
Continuo a guardare le stelle cadenti giganti mentre accompagno la Marti in bagno, sul retro del giardino( no tranquilli non è un bagno, a noi piacciono solo i buchi nel terreno), e so che questo cielo lo lascerò qui, ma questa mente me la riporto a casa, e vorrei riportarla così com’è adesso, pulita come cielo di Costuleni.  I miei pensieri filosofici degni della Giulia sono esauriti ed  è ora di andare ad erigere, come ogni sera,  la barriera di valigie anti scarafaggi di fianco al materasso. 
Buona Notte.

Taisa


La Barriera 

giovedì 20 agosto 2015

MOLDOVA: Dare to live

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Pensavo che il post pubblicato qualche giorno fa fosse il mio ultimo, il famoso "finale col botto" di una trilogia ambientata in terra moldava ..invece rieccomi qui, ci sono cascata un'altra volta: e io che pensavo di essermi finalmente disintossicata! Stavolta scrivo da una prospettiva diversa, quella del mio letto. È tardi, gli occhi sono ridotti a fessure e ancora appesantiti dalle settimane di cantiere, ma nonostante ciò il cuore e la mente non vogliono saperne di spegnersi e riposare. Molti mi avevano detto che la fase post-rientro sarebbe stata intensa almeno quanto il cantiere e, se all'inizio stentavo a crederci, ora non posso che arrendermi all'evidenza. Questi primi giorni di Italia sono stati freneticissimi: l'accesso a whatsapp dopo tre settimane di sosta è stato simile a una scarica di mitragliatrice, mentre la notizia del mio rientro ha provocato la seconda piacevole ondata di messaggi, più simile ad uno tsunami (come stai? sei viva? cm è la moldova? quando ci vediamo? mi devi assolutamente raccontare!).
È partita a questo punto la fase "testimonianza", in cui ho iniziato a narrare a tutti le esperienze vissute in cantiere, i momenti di disagio, le bellezze e le difficoltà.
Poi oggi, per la prima volta, ho avuto una giornata senza programmi, senza appuntamenti: una giornata libera. All'interno di questa libertà hanno pian piano fatto capolino le grandi domande rimaste in sordina finora: ma che cosa mi sono davvero portata a casa da questo cantiere? come sarà la mia vita d'ora in poi? ci sarà un avanti-Moldova e un dopo-Moldova? Le domande con cui sono partita hanno trovato una qualche risposta o fonte d'ispirazione?
Questo groviglio di questioni ha messo un bel po' in subbuglio la mia anima, che ancora fa fatica a trovare dei punti saldi a cui ancorarsi.
"Finché si è inquieti c'è da star tranquilli" diceva un saggio (che purtroppo per i miei
compagni di cantiere non è il dr Lama)..bella filosofia eh, ma che fatica! Dato però che sembra che le opere più belle e grandiose siano state realizzate proprio con la fatica e l'impegno, cercherò pian piano di fare ordine nella mia matassa di pensieri (ora più simile al casino di fili sui tralicci della corrente nella capitale moldava).


Che cosa mi sono portata a casa? Le risposte a questo primo domandone potrebbero ruotare attorno a quattro poli: la centralità delle relazioni, la maturazione di uno spirito critico, la sobrietà, l'interesse e la cura dell'ambiente in cui vivo.

Le relazioni..in queste settimane di cantiere abbiamo fatto davvero tanti incontri e creato un'infinità di legami.
È stato questo il canale principale con cui siamo riusciti ad entrare in contatto con la realtà locale: creare relazioni, mettendoci in un'ottica di ascolto e condivisione, così da poter conoscere l'altro e al contempo farci conoscere da lui. Solo così è stato ed è possibile dare vita allo slogan di Caritas CONdividere per moltiplicare e arricchirsi a vicenda!

Lo spirito critico..quanto è importante non rimanere indifferenti di fronte a quello che succede attorno a noi, nella nostra realtà e nel mondo intero! Le tante evaluare (valutazioni) che ogni giorno abbiamo fatto, a volte controvoglia, mi hanno insegnato proprio questo: l'importanza di valutare sempre ciò che facciamo e ciò che ci circonda, non lasciandoci trasportare passivamente dal fiume della quotidianità - forse a volte un po' monotona - in cui siamo immersi. Interroghiamoci, costruiamoci un punto di vista e confrontiamoci con le altre prospettive, conservando sempre una mente aperta e uno sguardo vigile, nonché una profonda capacità di rispettare chi ci sta di fronte.

La sobrietà..questa è difficile da perseguire perché, se in un Paese come la Moldova devi necessariamente assumere uno stile sobrio, devi necessariamente stare attento all'acqua che usi per evitare che il pozzo si svuoti e tu non possa farti la doccia dopo una giornata di lavoro, devi necessariamente centellinare i biscotti per evitare di mangiare robe strane a colazione, devi necessariamente usare con parsimonia i materiali per evitare che i bambini del secondo villaggio restino a mani vuote, in Italia - dove tutto è presente in sovrabbondanza, dove l'acqua scorre dal rubinetto ininterrotamente, dove i biscotti sono sempre a portata di mano - la sobrietà diviene difficile da maturare. Difficile ma non impossibile, specie se si parte proprio dal cambiamento di se stessi.

L'interesse e la cura dell'ambiente..anche questa è una bella sfida, soprattutto in un Paese come il nostro dove la frase tipica è quella secondo cui "o le istituzioni fanno qualcosa, oppure, se la situazione in politica rimane questa, noi non possiamo fare nulla". Dalla Moldova imparo a contrastare questa filosofia di massa, cercando di divenire un po' più respons-abile, cioè più abile a dare risposta all'ambiente che mi interpella.

Ecco, queste forse sono le cose che il cantiere mi ha lasciato e che desidero diventino parte integrante del mio stile di vita.
Quanto alle domande con cui sono partita, attualmente di risposte certe non ne ho. Mi sento piena di energie, ma faccio ancora un po' fatica a capire in quale direzione debba orientarle affinché diano i frutti più succosi. Tra i tanti motivi della mia partenza c'e stata senza dubbio l'idea di sperimentare la vita di totale servizio in vista di un'esperienza più a lungo termine (che sia il servizio civile o qualcosa di simile). La questione è ancora molto aperta e gli interrogativi forse sono ancora più numerosi che alla partenza. La certezza, però, di aver iniziato a compiere qualche passetto, partecipando a questo cantiere dopo anni di "ma non è il momento giusto" e "non sono pronta", mi suscita nel cuore una speranza, cui si accompagna un'esortazione che suona un po' come un inno alla vita: DARE TO LIVE, osa vivere (anche questa volta l'artefice non è il dr Lama, ma Bocelli..perdo colpi!).
È questo il sigillo che voglio mettere ora sul mio cuore e che desidero diventi un augurio anche per voi.



Buona vita Amici!

Anna

martedì 18 agosto 2015

GEORGIA, IL PUZZLE DEL CUORE

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A 3 giorni dal ritorno dalla Georgia, Facebook è inondato dai post degli altri cantieristi, che nostalgia!!!
A 3 giorni dal rientro in Italia penso a cosa realmente mi ha dato questa esperienza.
Penso ad Elisa che al momento della formazione da noi a Melegnano ci dice: conoscerete tante persone, una cultura diversa, visiterete posti magnifici, magari parteciperete ad una supra (sì, ma lei non ha fatto 25 brindisi!), ma non aveva detto che avrei lasciato là un pezzo di cuore!!!
Un pezzo di cuore è rimasto là con tutti i bambini e ragazzi con cui abbiamo giocato, riso e cercato di parlare una lingua tra l’italiano, il georgiano e l’inglese, insomma la LINGUA DEL CANTIERISTA!
Un altro pezzettino è rimasto con i volontari che ci hanno aiutato, Bella, Shota, Beka, Kote, Merabi, le mamme e chi più ne ha più ne metta!
Un altro è rimasto con padre Misha, che non ci ha fatto mancare nulla ma anzi ci ha fatto sentire a casa!
L’elenco potrebbe continuare all’infinito e mi accorgo che forse là non è rimasto solo un pezzettino di cuore, forse è rimasto qualcosa di più.
Ma qualcosa è anche tornato! È tornata la voglia di non dimenticare quello che è successo, quello che ho imparato.
Pensavamo di andare, di essere forse gli eroi del mondo e invece scopriamo un mondo diverso, non per forza giusto o sbagliato, ma una realtà che crea degli interrogativi, a cui ovviamente è difficile trovare una risposta.
Insomma il bilancio del cantiere è da 10 e lode!!!
18 giorni incredibili, 12 cantieristi che non si sono fatti mancare niente e non si sono mai tirati indietro, un Padre che come organizza lui una “surpriso” non la organizza nessuno, tantissime persone incontrate che credevamo di cambiare e che invece hanno cambiato noi!!


Voglio dire un’ultima cosa alla maniera georgiana, come accadeva tutti i giorni dopo il campo:
Erti, ori, sami… MADLOBA!!!!
Eleonora

MOLDOVA: disfare la valigia

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Disfare la valigia dopo 20 giorni in Moldova non è stato facile, e non solo per la quantità immensa di vestiti sporchi di tempere e discarica, ma per tutti i ricordi e le emozioni che ti invadono all’improvviso. In questi giorni di lavoro, attività, condivisione e scoperta non ho mai avuto un momento per fermarmi da sola a riflettere su quello che stavo vivendo, ed è così che appena tornata nella solitudine della mia stanza sono stata sopraffatta da un’ondata di sensazioni che ancora non sono riuscita a realizzare.

Torno a casa con la consapevolezza di aver dato tanto, ma che sicuramente ancora tanto c’è da fare, ma soprattutto torno a casa sapendo di aver ricevuto ancora di più.

Nella pace e nella quiete dei villaggi moldavi ho ritrovato tantissimi valori che in una città come Milano, tra la gente che corre tutto il giorno dietro al lavoro, la palestra l’università e le feste, sono andati perduti o comunque sono ormai rarissimi; valori di chi si accorge di cosa sta accadendo accanto a lui ed è pronto a mettersi in gioco, accogliere e condividere, con sincerità.

Nel disfare la valigia mi porto a casa la spontaneità di una bimba che ha solo tanto bisogno di affetto e non se ne vergogna, chiedendoti di non lasciarle mai la mano perché ha paura di attraversare di corsa il campo da sola; la spontaneità di un vecchietto che sogna di portare il suo vino ai volontari italiani e il giorno dopo si presenta bussando alla porta con uno splendido sorriso e una bottiglia in mano.

Porto nel cuore l’accoglienza di un intero villaggio pronto a donare tutto quello che ha; l’accoglienza di parinte sempre pronto a condividere le tradizioni e gli usi di un popolo senza farti sentire diverso, ma coinvolgendoti come se fossi uno di loro (compreso l’outfit gonna lunga e velo per entrare in chiesa…); l’accoglienza di un gruppo di volontari moldavi, che ha condiviso con noi un’esperienza forte e formativa per tutti, sempre pronto a mettersi in gioco e a coinvolgerci facendoci sempre sentire a casa, cercando di comunicare con noi in tutti i modi possibili, a gesti e in tutte le lingue conosciute ma soprattutto inventate.

… un senso del donare sincero di una bimba che dalla sua borsetta vuota tira fuori la sua merenda e te la mette in mano, senza chiedere nulla in cambio; o della bibliotecaria che ci cucina la zuppa per pranzo, o delle vecchiette che durante la messa si avvicinano e ti mettono in mano mele, pere, biscotti e chi più ne ha più ne metta, o che ti offrono vino con l’augurio “sana tate” (che poi augurando “tanta salute” ma facendoti bere il vino alla goccia ci hanno sempre stroncati tutti).

… la sincerità di chi si offre per quello che è, di chi si fa conoscere ed è soprattutto pronto a conoscerti come un amico.

Ma soprattutto ora che ho messo un po’ più di ordine nei miei pensieri mi rendo conto che la Moldova per me è stato molto di più di quanto si possa scrivere o raccontare, ma mi rendo anche conto che non sarei stata in grado di affrontare tutte questa esperienza con disagi vari annessi senza i miei compagni del pentru ceai, che sono riusciti a rendere ogni sfida un’avventura di cui ridere, che mi hanno sempre offerto aiuto nelle piccole e grandi sfide (come riuscire ad andare in bagno in un buco per terra, resistere all’attacco di scarafaggi sul letto o all’impiccagione del mio pupazzo Teo..) e che soprattutto mi hanno sopportata per ben 20 giorni!

Mulţumesc mult prieteni, mulţumesc Moldova! La revedere : )
Marghe




MOLDOVA: l'acqua è FINITA

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L'acqua del pozzo è FINITA. Non ho mai usato questo aggettivo per l'acqua. Si finiscono le scorte di cibo nel frigorifero e in dispensa, ma l'acqua mai, scorre sempre fuori dal rubinetto non appena si apre. L'acqua non finisce mai, eppure una mattina in Moldova l'acqua è finita.
E non c'è niente da fare, bisogna aspettare che il pozzo si riempia da solo, ma per quel giorno si lesina l'acqua. Niente lavaggio faccia e denti al mattino e anche per i piatti e panni si aspetta finché c'è un po d'acqua. E quando torni a casa dopo una mattinata nella terra con i bambini, non potersi lavare le mani è pura sofferenza.
È proprio vero che quando qualcosa manca ne senti sempre più il bisogno, come se il solo fatto che mancasse ti facesse rendere conto di quanto è importante.
È servito un pozzo vuoto per farmi capire la grande fortuna di un rubinetto sempre pieno d'acqua.
E stamattina mentre apro il rubinetto ringrazio di cuore quest'acqua che scorga giù in fretta e sto attenta a non usarne più del necessario pensando ai miei amici moldavi che forse hanno il pozzo vuoto questa mattina.
A un domani con acqua per tutti!

Giu! :)


lunedì 17 agosto 2015

MOLDOVA: il mosaico di volti

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Ed eccomi qui, a 3 settimane di distanza, seduta sulla stessa sedia, digitando parole sulla stessa tastiera, all'interno della stessa cameretta che una ventina di giorni fa ospitava tanti dubbi, tante attese e speranze, tanto entusiasmo misto a timore pre-partenza.
Quanto mi sembrano lontani i giorni in cui, con grande frenesia, mi accingevo a preparare il "valigione perfetto" per la Moldova, a ficcare nel borsone i tanti materiali necessari per il cantiere, tentando, tra un salto sulla valigia e un conteggio delle magliette indispensabili per la sopravvivenza, di costruirmi un'immagine del Paese e delle persone che avrei incontrato.
Proprio in questo momento quell'immagine un po' nebulosa, costruita prima della partenza con un pizzico di fantasia, è stata sostituita (o meglio arricchita) da una ben più definita: si tratta del mosaico di volti incontrati in questi giorni di cantiere. Qui trovano posto un sacco di uomini e donne, bimbi e anziani, persino anatre e galline (per non parlare di mosche e scarrafoni!).
C'è il volto del presidente di Diaconia che ci ha accompagnato nella nostra prima immersione in terra moldava; c'è il volto delle tante mamme con i propri bambini, in fila davanti al camioncino per ricevere l'unico pasto caldo della giornata; c'è il volto delle ragazze dell'Apartamentul Social Spre Indipendenta, che dopo un'infanzia difficile ora stanno lavorando per costruire il proprio futuro; c'è il volto di parinte Anatol, che con la sua ineguagliabile dolcezza ci ha fatto sperimentare la bellezza di essere amati e di amare senza riserve; c'è il volto di parinte Andrei, più schivo e timido, ma sempre pronto a rimpinzarci di dolcetti e a "docciarci" con le sue benedizioni nei momenti più inaspettati, come il lavaggio denti; c'è il volto di Vladimir, anziano signore dal sorriso luminosissimo, che ci ha tenuto compagnia con vinello e racconti dell'epoca sovietica; c'è il volto dei ladruncoli di Costuleni, che tra un furto di biscotti Fiona e uno di cellulari (fortunatamente conclusosi bene per noi) hanno dato inizio alla campagna "se trovi un cellulare che non ti appartiene fatti un selfie e mettilo come sfondo"; c'è il volto di Nico, Bogdan, Dana e dei 120 bambini del primo villaggio, che di fronte alla nostra proposta di animazione (novità assoluta per loro), hanno mostrato un entusiasmo travolgente e una riconoscenza senza precedenti, donandoci rose rosse, cicche, caramelle, chili di frutta e ricordandoci con i loro sorrisi e la loro presenza che il regalo più bello è dare proprio se stessi; c'è il volto di Mihaela, Cristina, Dana, Gabriela, Tania, volontarie moldave con cui abbiamo collaborato la prima settimana e che abbiamo pian piano imparato a conoscere tra un "pentru ceai", una parola detta in moldavo misto a italiano-inglese-spagnolo, una serie infinita di gesti, ma soprattuttotanto tanto lavoro insieme; c'è il volto degli scarafaggi neri e delle scolopendre, che abbiamo cercato di spaventare con sacchi a pelo chiusi ermeticamente (quasi fossimo enormi bruconi arancioni, vero Vale?) e contro cui abbiamo eretto muraglie cinesi fatte di valigie e sacchetti di plastica; c'è il volto delle miriadi di mosche che ci hanno accolto a Coscalia e che abbiamo ringraziato con carta insetticida trasformatasi ben presto in uno dei peggiori campi di sterminio; c'è il volto dei bimbi del secondo villaggio, meno numerosi e più abituati all'attività di animazione già presente da diversi anni, ma non per questo meno entusiasti di giocare e di mettersi in moto per rinnovare il proprio ambiente di vita, rendendolo più bello e pulito; c'è il volto di Christi, Gabi, Sasa, Petru, Valeriu, Irina, Sorina, Mihaela, Marcela, Olessia e Ana, volontari moldavi con cui ci siamo fin da subito mescolati, riuscendo davvero a portare avanti un lavoro di condivisione, dove le nostre idee ed esperienze dall'Italia hanno trovato posto accanto alle loro, senza che nessuna abbia avuto il predominio sulle altre, in un'ottica di puro e sincero scambio; c'è il volto delle signore di Coscalia che ci hanno offerto da mangiare e che noi abbiamo ringraziato con grande gioia ed allegria, scoprendo solo in seguito che il momento a cui avevamo assistito consisteva in realtà in un banchetto funebre; ci sono tanti altri volti, che forse al momento mi sfuggono, che forse ho intercettato solo per pochi secondi o che addirittura non ho incontrato, ma che non per questo sono meno importanti o meno degni di essere ricordati.
E infine ci siamo noi: Anna, Giulia (la Bruneta), Giulia (la Roshcata), Marghe e Sara (le geme;)), Vale (la vacuza..e non per motivi ambigui), Ste (il Chiuchino), Dana (la princess), Marty (la detentrice del record di crocette!=)), Marco, il nostro mitico bellissimo coordinatore (questo elogio vale almeno 2+=)); noi, che siamo partiti con idee diverse e motivazioni uniche; noi, che insieme ci siamo riempiti gli occhi di Moldova, unendo le nostre forze e intrecciando i nostri carismi; noi, che abbiamo superato le nostre paure più radicate (persino la fobia di cipolle e brodo di gallina, per non parlare di quella di cetrioli e aghi); noi, che anche nei momenti più difficili non ci siamo scoraggiati (esempio eclatante è stato l'ultima sera, quando tra vomitini, dubbie intossicazioni alimentari e corse in ospedale siamo riusciti a mantenere alto l'umore); noi, che in queste tre settimane abbiamo assaporato la bellezza di essere fratelli e abbiamo sperimentato la potenza di creare legami di Pace.

E mi piace pensare (e giuro che con questo mi fermo, dato che ormai ho oltrepassato ogni limite di tolleranza per quanto concerne la lunghezza post!) che il mosaico di volti visto nel suo insieme abbia le sembianze della terra moldava: quella terra piena di difficoltà da cui tanti uomini si allontanano per cercare altrove una vita migliore, ma dove molti altri allo stesso tempo restano con il desiderio di costruire una dimora di Pace, Speranza, Amore, partendo anche dalle proprie fatiche e debolezze.




Regala agli altri la luce che non hai, la forza che non possiedi, la speranza che senti vacillare in te, la fiducia di cui sei privo. Illuminali dal tuo buio, arricchiscili con la tua povertà. Regala un sorriso quando hai voglia di piangere. Produci serenità dalla tempesta che hai dentro. "Ecco, quello che non ho te lo dono". Questo è il tuo paradosso. Ti accorgerai che la gioia piano piano entrerà in te, invaderà il tuo essere, diventerà veramente tua nella misura in cui l'avrai regalata agli altri. 
(A. Manzoni)

Multumim mult, Moldova! Multumim mult, prieteni!

Anna

MOLDOVA: L'esplosione di una stella

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"Se quanto hai trovato è fatto di materia pura, non potrà mai marcire. E tu, un giorno, potrai tornare. Se è stato soltanto un attimo di luce, come l'esplosione di una stella, allora non troverai più nulla quando tornerai, ma avrai visto un'esplosione di luce. E anche solo per questo ne sarà valsa la pena." -Coelho

Per la prima volta dopo 19 giorni mi alzo dal mio letto. I miei occhi vedono mura conosciute, ma la mia mente non è ancora del tutto tornata a casa.
Io mi sento ancora un po' lá, in quella terra vicina ma lontana perchè sconosciuta agli occhi della gente: la Moldova. Lá ci sono persone speciali.
Ci sono persone che sono pronte a donare tutto quello che hanno per te, che sei uno straniero.
Ci sono persone, come i volontari moldavi, che sono pieni di energia e ti accolgono a braccia aperte nel loro villaggio, e sono tutti disponibili per condividere le loro vite e le loro tradizioni con noi, ma anche ad accogliere le nostre.
Ci sono cieli stellati spettacolari.
Ci sono le messe che durano le ore, durante le quali mangi come in un pranzo di Natale.
Ci sono cibi strani come la zuppa con  una gallina intera.
Ci sono anche grandi domande che fanno pensare noi cantieristi.
Ci sono tanti sorrisi e tanta voglia di fare.
C'è anche il pentru ceai che ci accompagna sempre.
Ci sono le benedizioni (chiamate da noi anche docce) del parinte che ti lavano da testa a piedi.
C'è tanto scambio con l'altro e tanto servizio.
Ci sono i bambini che ti riempiono di regali e di sorrisi.
Ci sono i bans che aprono la giornata con allegria.
Ci sono le discariche da pulire e i cestini da piantare.
Ci sono villaggi che contengono ricchezze invisibili agli occhi.
C'è molto altro che non si può descrivere perchè troppo lungo, ma che la mia mente vive ancora come se fosse lá.

E infine ci siamo noi, 10 ragazzi, che alla domanda "come hai passato le vacanze quest'estate?" ti rispondono "UNA BOMBA!!" e probabilmente iniziano a raccontare ogni singolo particolare perchè per loro ogni giorno è stato una scoperta.
10 ragazzi che con il loro coordinatore hanno deciso di partire, ognuno per un motivo diverso, ma con una meta comune.
Noi abbiamo visto quella esplosione di luce di cui parla Coelho, e ne è valsa davvero la pena partire.

Multumesc Moldova, Pa!
Marty :)

domenica 16 agosto 2015

Kenya - PORTO NEL CUORE...

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porto nel cuore le domande dei ragazzi che mi sono stati affidati, che spaziavano in ogni ambito con la voglia di capire e di avere delle risposte anche dove non ce n’erano;
porto nel cuore le facce sorprese, stupite, di fronte alle contraddizioni che il Kenya offre e regala a chi va a visitarlo;
porto nel cuore la sorpresa e le urla di gioia di fronte a una pentola di spaghetti al sugo cucinati a sorpresa;
porto nel cuore la voglia di fare, la voglia di esserci a pieno in questa esperienza e di fare tutto il possibile nelle attività, nei momenti di confronto;
porto nel cuore la voglia di provare esperienze nuove, dal piki piki, al matatu, al tuc tuc (solo per citarne alcuni);

porto nel cuore i nuovi amici, e quelli di vecchia data rincontrati durante questa esperienza;

porto nel cuore chi ci ha seguiti passo dopo passo durante queste tre settimane, e ci ha accompagnato ovunque;
porto nel cuore le camminate, a volte molto lunghe, che ci hanno permesso di vedere, guardare e osservare, e soprattutto conoscere e conoscerci;
porto nel cuore le messe, i canti e le danze, che fanno venire voglia di pregare, le canzoni imparate e le preghiere condivise;
porto nel cuore la quantità indefinita di bambini, ragazzi, giovani incontrati durante le nostre attività, la loro voglia di conoscerci e di capire, e magari di sfatare qualche mito sull’Europa
porto nel cuore gli abbracci, i sorrisi, le lacrime, i saluti e la non voglia di tornare a casa, le valigie che non volevano chiudersi, e la necessità di stare con la gente fino all’ultimo secondo;
porto nel cuore i ragazzi della Cafasso, i bimbi di Kamiti, i detenuti della YCTC e delle altre prigioni, i bimbi dei vari centri di accoglienza e riabilitazione, gli abitanti di Soweto e Korogocho,  gli abitanti della parrocchia di Kahawa West e i suoi giovani, tutti i social worker incontrati, i ragazzi del centro Mahali pa Usalama, i bimbi e i giovani della parrocchia di Changamwe;
porto nel cuore i pensieri che volavano insieme agli aerei che ci hanno riportato in Italia, che confondono, che spettinano la vita!

Porto ovviamente nel cuore, in un posto speciale, i MIEI cantieristi, i loro sorrisi, i loro abbracci, la loro musica, il loro lavoro, il loro esserci nella loro semplicità.


GEORGIA: UNA GIORNATA TRA CIELO E TERRA

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È Domenica mattina e a Vale siamo stati immersi da un'entusiasmante presentazione di padre Misha durante la Messa, nella sua comunità. Questo ci ha lanciati nella nostra seconda settimana di cantiere con una nuova attività. A piccoli gruppi, nelle mattinate di sole e vento, sul monte di Akhaltsikhe, a 960 metri di altezza, abbiamo trovato un'oasi di pace nel monastero della Madonna del Rosario e condividiso con tre suore lo spirito benedettino dell'"ora et labora"...a modo nostro: "ora et zappa". Calli e bolle sulle mani prodotti da strumenti di altri tempi hanno scandito le ore dell'intera nostra giornata. Alle 3 del pomeriggio, aggrappati ad un albero di prugne, cercando tutte quelle che non contenessero il verme, provocammo un forte scossone nel silenzio dei monti caucasici: ci fa sorridere il rumore di decine di "prunes" che, cadendo, "gibollano" le suore ai piedi dell'albero. Prugne e zappe, terra ed erbacce sono segno del loro desiderio di abitare la Georgia; e questo desiderio lo abbiamo condiviso, incarnando la lode a Dio nel lavoro quotidiano. Una "parentesi" che non è astrazione dal cantiere perché cantiere è abitare la terra degli uomini e prepararla per chi arriverà, riconoscendola come dono dall'Alto.

                                         Elena, ausiliaria
                                         Francesco

martedì 11 agosto 2015

Kenya: DAY #9-12

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Il mio proposito di mantenere quotidianamente aggiornato questo blog è ormai andato in fumo. In questi giorni la tabella di marcia è stata veramente intensa e mi portava a letto veramente stanco, tanto da non permettermi di dedicare tempo alla stesura di alcun articolo.

Io Martina e Chiara durante le attività nei campi
Io Martina e Chiara durante le attività nei campi
Quindi faccio un rapido riassunto di quanto è stato fatto in questi 4 giorni, che ci hanno portato a salutare i ragazzi della Cafasso Boys e Kahawa West per partire alla volta di Mombasa.
Durante il giorno si sono svolte regolarmente le solite attività mattutine nei campi, sempre a rotazione. Ho avuto modo di conoscere meglio i ragazzi intrattenendo con loro conversazioni un po’ più intime del semplice parlare dei propri hobby.
Alcuni di loro si sono aperti profondamente, dandomi modo di verificare il grado di confidenza raggiunto. C’è chi addirittura si è buttato raccontandomi il motivo per cui è avvenuto l’arresto. Sono convinto che questi dialoghi siano serviti tanto a loro quanto a me.
Loro hanno potuto confrontarsi con qualcuno che non facesse parte del solito staff di persone che si occupa del counseling, in momenti più aperti ed informali. Durante il lavoro, insegnandomi a fare braccialetti, bevendo il chai assieme.
Io ho potuto toccare con mano il loro disagio, il loro malcontento, la loro frustrazione. La grandissima parte di loro si trova lì per aver tentato di rubare soldi, per garantirsi la sopravvivenza. Allo stesso tempo però notavo in loro una speranza, un desiderio di cambiamento, la ricerca di un’opportunità.
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Visita ad un centro orfani di Kahawa West
Questi confronti mi hanno sicuramente solcato l’anima: storie tristi, ma storie di speranza.
L’ultimo giorno con loro è stato molto intenso, attraverso lacrime e grandi sorrisi.

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Per pranzo è stata organizzata una grande grigliata, in cui si sono uniti a noi anche alcuni ex-Cafasso boys che hanno terminato il loro percorso di reinserimento sociale (tra cui anche Denny, di cui abbiamo visitato la casa nei nostri primi giorni qui).
15 kg di carne di capra hanno accompagnato il solito riso, ugali e sukumawiki.
Durante la mattina mentre i ragazzi erano impagnati nelle attività, noi ci siamo chiusi in cucina per aiutare a preparare il tutto. Abbiamo tagliato una quantità tale di cipolle, pomodori e carote da perdere il fiato.
Dopodichè ho aiutato i ragazzi a preparare la brace con cui cuocere la carne alla griglia.
Nonostante qualche difficoltà nel gestire la cosa, soprattutto dal punto di vista igienico (abbiamo dovuto insistere perchè la carne venisse coperta da tovaglie e non lasciata alla mercè delle mosche), il pranzo è stato servito in tavola.
Dopo pranzo è arrivata l’ora del momento dei saluti.
Ci siamo riuniti della stanza da pranzo e i Cafasso boys più anziani (compresi gli ex) ci hanno presentato una poesia. Poi ci siamo riuniti in cerchio, e chi voleva è intervenuto condividendo le proprie considerazioni sulle due settimane passate insieme.
I ragazzi ci hanno ringraziato per il tempo speso assieme a loro, e invitati a ritornare. Dopodichè ha preso la parola Felix, dicendoci che oramai facciamo parte della famiglia e chiunque di noi volesse tornare, sarebbe sicuramente il benvenuto.
I piki-piki. Una sorta di taxi a due ruote con cui siamo andati alla Cafasso House l'ultimo giorno
I piki-piki. Una sorta di taxi a due ruote con cui siamo andati alla Cafasso House l’ultimo giorno


Un ultimo ballo insieme, e poi abbiamo dovuto scappare. In serata ci aspettavano a Korogocho per un’ultima preghiera insieme. Fretta poi rivelatasi infondata, dato che appena prima di partire padre Maurizio chiama la Marta dicendo che andare a Korogocho non è sicuro, dato che la sera prima ci sono stati 3 omicidi.
Il piano è saltato, e abbiamo avuto più tempo per preparare il tutto per la partenza. La mattina dopo, infatti, partiva da Nairobi il nostro pullman per Mombasa.

Grazie Cafasso House, grazie Kahawa West.
E che sia un arrivederci.

Giacomo

lunedì 10 agosto 2015

Georgia: Gamarjoba a tutti!!!

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Gamarjoba a tutti!!! 
Siamo in diretta dal villaggio di arali...Dopo un po di squaraus e qualche vomito in giro, siamo ancora vivi.
Ieri mattina siamo stati invasi da un'orda di bambini vocianti e pieni di domande a cui abbiamo solo saputo rispondere "madloba" (grazie).



 Dopo una giornata sotto un sole cocente (i nostri nasi e coppini rossi lo testimoniano) siamo riusciti a sopravvivere solo grazie ad una rilassante serata alle terme di Abastumani, che ci hanno decisamente rinvigorito! 

Oggi, forse affascinati dalla nostra bellezza e simpatia, i bambini si sono presentati addirittura un'ora prima dell'inizio dell'attività, trovandoci ancora ciondolanti in pigiama. 
Ma questi non ci ha fermati: bulldog, palla spazzola, flipper, truccabimbi, aereo planino di carta, etc Etc, hanno riempito di sorrisi la nostra giornata, conclusa un po prima a causa di un possente temporale! 

Ma è tempo di spesa e shopping georgiano per la nostra Eleonora che ha ormai dato l'estrema unzione alla sua valigia, dispersa in qualche parte sconosciuta fel globo, dandole però occasione di acquistare dei bellissimi pantaloni da tuta giallo canarino, non molto tipici del luogo...

Foto ele

Così vi salutiamo ma vi pensiamo mangiando una buonissima e italianissima pasta aglio, olio e peperoncino!!! 

Kargaat a tutti!!
Eleonora e Marta