domenica 23 giugno 2013

Nicaragua come Turchia?

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Dopo OccupyGezi, OcupaINSS

cronaca da Managua


Tutto comincia lunedì, quando alcune decine di anziani iniziano una protesta pacifica davanti all'INSS, equivalente nica del nostro istituto per la previdenza sociale, per richiedere al goveno l'istituzione della pensione minima di anzianità.

Pensione minima ADESSO! oggi noi, domani voi
La protesta cresce nei tre giorni successivi, gli anziani diventano alcune centinaia occupando l'istituto pubblico.

Il governo riconosce la legittimità della richiesta che ormai da anni porta avanti l'UNAM, Unidad Nacional del Adulto Mayor, ma spiega che le condizioni economiche in cui versa l'istituto di previdenza sociale non permettono di affrontare tale spesa.
Attraverso le fonti di comunicazione istituzionali afferma inoltre che la protesta degli anziani è manipolata dalla destra all'opposizione e chiude il dialogo con i manifestanti.

Fin da subito, gli anziani denunciano aggressioni fisiche da parte degli addetti alla sicurezza dell'istituto e in seguito da parte della stessa polizia nazionale.

Vengono bloccate le strade d'accesso alla zona, impedito l'avvicinamento ai mezzi di comunicazione, tagliata l'acqua potabile all'edificio.

Attraverso facebook e twitter si mobilitano altre fasce della popolazione, soprattutto giovani, in appoggio alla rivendicazione degli anziani e soprattutto contro le violenze della polizia, nasce OCUPA INSS.

Diversi studenti si organizzano per portare assistenza medica e medicinali agli anziani in protesta e ci si mobilita per la raccolta di viveri, acqua, materassi ma il cordone della polizia impedisce l'approvigionamento dei manifestanti.
La tensione aumenta così come gli scontri tra polizia e manifestanti, con alcuni feriti e arresti.


 
poliziotto sono tuo padre, non mi picchiare

Giovedì mattina un gruppo di manifestanti e alcuni rappresentanti del Cenidh (Centro nicaraguense per i diritti umani) riescono a superare il blocco e si ritorna ad un relativo stato di calma. I manifestanti annunciano comunque che la protesta, totalmente apartitica, seguirà ad oltranza. Ci si organizza per la presenza continuativa anche notturna e c'è anche il sostegno di diversi artisti che venerdì sera improvvisano un concerto in appoggio alla manifestazione, ormai diventata una protesta sociale contro le violenze della polizia e la tacita repressione del governo.

I fatti più gravi si verificano nella notte tra venerdì e sabato. I manifestanti che passavano la notte presso l'INSS denunciano alle 4 del mattino l'attacco di un gruppo di circa 200 di persone, con i volti coperti e le magliette della Gioventù Sandinista, sezione giovanile del partito di governo. Gli assaltatori, trasportati da quattro camion del Comune di Managua, e appoggiati dalla polizia intimano ai manifestanti di buttarsi a terra, allontanano i manifestanti giovani e anziani con la forza, malmenandoli e minacciandoli, derubandoli di tutto, dai telefoni cellulari, alle scarpe, ai pantaloni, distruggendo l'accampamento, il punto medico allestito e le auto nei dintorni. La gente si disperde o si nasconde nei dintorni

Nella giornata di oggi, sabato, la notizia dell'accaduto si diffonde pian piano attraverso la rete e i social network, con le testimonianze e le denunce dei presenti, poche foto e video dell'accaduto, molta rabbia. Diversi anziani rimangono presidiando l'INSS , durante la giornata non si ripetono incidenti, ma la zona rimane controllata dalla polizia e dai sostenitori del governo.

Per chi come me è spettatore di tutto questo la giornata passa alla ricerca di notizie certe e non strumentalizzate tra gli amici e su internet. La rete chiama alla mobilitazione, ci si raduna alla Cattedrale vista l'impossibilità di arrivare all'INSS. Anche la Chiesa Cattolica appoggia la protesta, visitando i manifestanti e afferma che si è vissuto un episodio di terrorismo di stato. La notizia si diffonde anche fuori dal Paese: EL PAIS; BBC;

Poco fa la UNAM ha sospeso la protesta per la notte per evitare altri incidenti, annunciando che si proseguirà domattina. Mosignor Silvio Báez, vescovo ausiliario di Managua, ha aperto le porte della Cattedrale ai manifestanti per evitare incidenti nella piazza. È stata anche sospesa la messa delle 8:00 invitando tutti a partecipare a quella delle 11:00, in appoggio ai manifestanti.

E domani, vedremo.
Buonanotte Italia.

giovedì 6 giugno 2013

A 3 anni dal terremoto, 2 mesi dopo la consegna delle case agli sfollati, 1 persona ricomincia a vivere

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A 2 mesi dalla consegna chiavi delle ultime abitazioni costruite per gli sfollati del terremoto giunti nella regione haitiana del Nord-Ovest, siamo andati a trovare Madame Carouliot nella sua nuova casa e le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza del terremoto: di seguito un breve sunto delle sue parole.
 
Madame Carouliot mentre riempie uno dei contenitori con
l'acqua con cui verrà fatto il calcestruzzo per la sua casa

Il 12 gennaio 2010, sono rientrata a casa ed ero con mia figlia quando tutto è cominciato a caderci addosso: dopo la scossa le ho detto di inginocchiarsi con me per chiedere perdono a Dio per ciò che avevamo fatto e che aveva causato la punizione che ci aveva inviato. Poi però mi sono accorta che tutti erano nella nostra stessa situazione e che era accaduto qualcosa di diverso, di generalizzato.

Moltissimi americani ci hanno aiutato in quei giorni: io avevo una gamba dolorante a causa dei colpi presi da ciò che mi era caduto addosso nella mia casa prima di riuscire ad uscire. Una ragazza straniera si è presa cura di me trasportandomi all’ospedale e trovandomi un tavolo su cui sdraiarmi visto che non c’erano letti liberi disponibili. Ha anche pagato le cure di cui necessitavo visto che non essendo grave avrei dovuto farvi fronte di persona. In ogni caso la gamba mi fa male tuttora.

Sono tornata nel mio paese natale dove mio nipote mi ha permesso di abitare nella vecchia casetta di sua madre (un edificio in pietra piuttosto fatiscente) ed ora cerco di mantenermi coltivando di persona la terra intorno alla casa che mi è stata donata od allevando pochi capretti o galline che poi rivendo.

martedì 4 giugno 2013

Cantieri 2013: partiti!

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Abbiamo un solo pensiero in testa:

I Cantieri della Solidarietà!


Domenica 2 giugno, in quel del Giambellino, 71 valorosi giovani (e qualche armadillo in incognito) si son dati appuntamento per iniziare il percorso di formazione pre-partenza.

Dove li spediamo quest'anno?

Libano, Gibuti, Etiopia, Moldova, Perù, Bolivia, Nicaragua, Teggiano e Agrigento.

Cosa pensano di combinare?

Ve lo raccontano loro qui sotto...e...grazie a don Roberto, don Orazio e Francesca per averci aiutato a chiarire le idee, a don Renzo per la splendida accoglienza nella parrocchia S.Curato d'Ars e al mitico coro parrocchiale per la gradita sorpresa!


Libano











Gibuti











Etiopia

 










                       Moldova

 
Perù
 
Bolivia
Nicaragua

Teggiano
Agrigento

venerdì 31 maggio 2013

Haiti: diario della prima settimana di Francesco e Melissa

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Scalo a Miami




Sabato 25 maggio 2013
Francesco: "in coda al semaforo ho bevuto un sacchetto di acqua. Bienvenue en Haiti!"


Domenica 26 maggio 2013

Francesco: "da Port-au-prince a Port-de-paix, autostrada nazionale di Haiti, 230 km in 7 ore. ultimo 80 km di sassi. robe da matti."





Mercoledì 29 maggio 2013

Francesco: "3 giorni sull'isola della Tortuga: bambini che vanno a scuola a dorso d'asino e donne che stirano con ferro da stiro a carbone: il tempo qui si è fermato."




Giovedì 30 maggio 2013

Francesco: "mi alzo alla mattina, alle spalle le colline, di fronte l'oceano."







Venerdì 31 maggio 2013

Francesco: "nel Far West di Haiti. se sulla Tortuga il tempo si è fermato, qui Dio si è dimenticato di questo posto."






Foto e Galleria Fotografica su Flickr di Melissa Razzini

lunedì 6 maggio 2013

Un affiancamento che disseta

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Dopo un anno di osservazione del territorio, accompagnando i colleghi locali, è nato il progetto “Rafforzamento del circuito Caritas per una migliore capacità d’intervento nella comunità”.

La Caritas ad Haiti viene considerata dai più come una semplice ONG che vive solo di finanziamenti ai progetti, e perde quindi di vista alcune delle sue funzioni principali, che non portano soldi. Il valore pastorale, pedagogico e di testimonianza, tipico delle nostre Caritas italiane, non viene né visto, né considerato né, tantomeno, messo in pratica. Questo tipo di logica logora anche tutta la dinamica delle relazioni tra le Caritas di vario livello: le Caritas più in alto vengono viste come mangia-soldi, mentre le Caritas più in basso vengono viste come potenziali problemi. Invece che viversi a vicenda come risorsa organizzativa e funzionale, si vive tutta la rete Caritas come un groviglio che complica le cose.

La missione degli operatori in loco di Caritas Ambrosiana
è proprio quella di cercare di invertire queste dinamiche, di valorizzare ogni tassello della rete come una risorsa, di cercare di farsi “invischiare” sempre di più nel meccanismo, un po’ arrugginito, del circuito Caritas Haitiano. E come fare per rispondere a questa grande sfida? L’unica risposta è il “farsi prossimo”: il camminare insieme, affiancando e accompagnando per cercare di valorizzare i principi fondanti di Caritas e di creare insieme percorsi di vicinanza.



E’ per questi motivi che è nato il progetto di rafforzamento delle Caritas parrocchiali nella diocesi di Port-de-Paix. Questo progetto prevede la creazione di un nuovo settore di animazione, all’interno della Caritas diocesana, che giochi il ruolo di ponte tra le Caritas di vario livello. Tramite questo settore si rafforzeranno i legami tra la Caritas diocesana e le Caritas parrocchiali, e si avvieranno dei progetti di formazione e di promozione delle Caritas parrocchiali.

Il settore è stato creato a inizio aprile con l’assunzione di un manager e di un animatore,
che hanno già iniziato ad entrare in contatto con le parrocchie facendo partire la fase di formazione del progetto.






Le formazioni previste vertono soprattutto sul ruolo pastorale della Caritas,
fortemente richiesto da ogni Caritas parrocchiale visitata nel corso dell’osservazione fatta durante quest’anno. Si tratta di un processo di formazione che mira a riprendere le fondamenta costitutive di Caritas, al quale parteciperanno anche gli stessi dipendenti della Caritas diocesana, di modo da assicurare che il rinnovamento si avverta a tutti i livelli.

Il percorso precedente alla creazione di questo progetto ha permesso già di avvicinare la realtà diocesana alle realtà parrocchiali, tramite le visite organizzate da una degli operatori in loco e un’équipe di operatori locali. Questa équipe ha visitato e incontrato ognuna delle 21 parrocchie della diocesi, visitando anche le parrocchie più difficili da raggiungere, in cui la Caritas diocesana non aveva mai messo piede prima. Questo evento è stato letto in modo molto positivo dai membri delle Caritas parrocchiali incontrate, che erano ormai pervasi da un senso di sfiducia profondo nei confronti della Caritas diocesana. Il fatto di ricevere una visita in casa da parte dei “quartieri alti” di Caritas ha dato nuovo slancio alla relazione, ha aiutato il confronto e ha dato nuove idee e nuovo spirito d’iniziativa in quei comitati che esistevano ormai solo di nome ma che non svolgevano attività da diversi anni.

In quest’anno e più di presenza quotidiana di Caritas Ambrosiana negli uffici di Caritas Port-de-Paix e di visite negli angoli più reconditi della diocesi, sembra essersi instaurata una relazione genuina e spontanea tra gli operatori in loco e alcuni dei dipendenti della Caritas diocesana. Questo ha contribuito a creare un buon clima di lavoro in cui confrontarsi apertamente e riflettere insieme sulle modalità migliori per avviare questo progetto.


Il progetto è stato avviato ufficialmente l’11 di aprile, con un incontro cui hanno partecipato tutte le parrocchie. Subito dopo a questo incontro è stata realizzata la prima delle dieci formazioni mensili a cui parteciperanno i rappresentanti dei comitati Caritas di ogni parrocchia, che si incaricheranno di replicare la formazione a tutti i membri del loro comitato.


Il lancio del progetto, oltre che la prima formazione, sono state davvero un’occasione di respirare quell’aria di collaborazione e di rinnovamento a cui tanto si puntava, un primo passo verso il raggiungimento del nostro obiettivo.

Le sfide continuano, e Caritas Ambrosiana cerca in ogni modo di accompagnare Caritas Port-de-Paix. Continuerà ancora ad accompagnarla nell’instaurare delle relazioni durature, quelle relazioni che aiutano e supportano in quella difficile missione che ha la Caritas in ogni luogo: sviluppare quel tipo di aiuto che diventa testimonianza vera dell’amore di Cristo, che si propaga invece che bastare a se stesso, come quell’acqua che disseta per sempre offerta alla samaritana al pozzo, e non come l’acqua che possiamo trovare noi, disseta per un momento, e il momento dopo è già finita.

martedì 23 aprile 2013

Storie e parole del terremoto

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Il 19 aprile 2013, con la consegna delle chiavi delle case, si è concluso il progetto di costruzione delle abitazioni per gli sfollati del terremoto del 2010. Ecco 2 storie di quella tragedia!
 
 
Una delle case costruite

Wilner davanti alla porta della sua nuova casa
Beauchamp Wilner, sfollato nella cittadina natale di Môle St. Nicola a più di 200 km dalla capitale: “La sera, quando ripenso a quello che è successo mi accorgo di aver dimenticato dei pezzi. Ricordo […] che l’edificio ha cominciato ad oscillare e che mia sorella mi ha detto: “questa è la casa che sta crollando!” Quando ho cominciato a correre per uscire, la porta (aperta per beneficiare dell’effetto del fumo) si è chiusa e dopo la chiusura c’è stata un’altra oscillazione: correvo perché non avevo mai sentito un rumore così. Siamo usciti e mi sono accorto di avere le gambe molli. […] Il problema che avevo era che la casa era crollata completamente ed avevo perso tutto. Avevo studiato a Port-au-Prince, avevo deciso di restarci e vi avevo lavorato: facevo il meccanico e sollevavo cose pesantissime, poi avevo sostenuto una prova (d’esame), ero diventato operatore (meccanico) e poi è passato il terremoto. Sono tornato a Môle ma sfortunatamente qui non c’è possibilità di fare il mio lavoro. Questo che abbiamo concluso è un bel progetto, dico grazie a Caritas e non riesco ancora a credere che adesso ho una casa.”
 
Jacques durante la consegna delle chiavi
Jacques Illiener, è l’ingegnere della Caritas diocesana di Port-de-Paix (con cui Caritas Ambrosiana collabora) che ha diretto e supervisionato tutti i cantieri. Lui stesso è uno sfollato che ha cercato riparo dopo il terremoto nella principale città della regione del Nord-Ovest a 220 km da Port-au-Prince: qui ha trovato lavoro presso la Caritas locale reinventandosi una vita e diventando il responsabile diocesano unico del settore “costruzioni”e di quello “rischi e disastri” che cerca di dare risposte e di fare prevenzione, con i pochi mezzi a disposizione, proprio in merito a quelle catastrofi che hanno segnato così profondamente la sua stessa vita. Il 12 gennaio 2010, si trovava in capitale: il terremoto lo ha sepolto sotto la sua abitazione dalla quale è stato estratto vivo dopo più di un giorno di attesa, speranze e chissà quali pensieri.

Speranza da questo lato del mondo

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ovvero, un mucchio di sensazioni da ritorno. Ma soprattutto una.

Tornare dall'altro lato del mondo ti dà la sensazione di essere tornata da una vacanza, un vacanza a casa tua.
La sensazione di ritrovare qualcosa che non ti appartiene e non ti apparterà mai al 100%, ma che ormai è un pezzo di te. E tu sei un pezzo di lei.
La sensazione di eterno caldo, innaturale per una cresciuta nell'estremo nord italico; un caldo opprimente, ma familiare. Familiare come i gusti, gli odori, i colori. Familiare come una città, una 'pericolosa capitale del centroamerica', idea che ti fa sorridere come si sorride quando si sente parlare di qualcosa che tu conosci e gli altri no. Familiare come una casa e tutti i suoi ben noti problemi (primi topi compresi...). Familiare come i vicini, gli amici 'di qui', le persone che rincontri e ti dicono 'bentornata'.

Tornare dall'altro lato del mondo e sentirti chiedere come va nel tuo ti conferma poi un'altra sensazione, già intuita e masticata prima e adesso pienamente confermata. Quella di riuscire ancora a vedere la 'luce alla fine del tunnel'. Sì, nonostante tutti gli enormi problemi, qui si pensa ad un domani, si progetta il futuro, si lavora per costruire qualcosa. Si immagina qualcosa di nuovo e diverso, con la sensazione che abbia senso farlo. Che davvero sia possibile. Non facile, ma possibile.

Questo spirito si respira invece troppo poco nel tuo lato del mondo. Quella luce lì è spenta o coperta da qualcosa che ti viene da chiamare, come farebbero qui, desesperanza. Che non è proprio disperazione, ma più assenza di speranza, sconforto. Quella sorta di vaga depressione diffusa che ti si è inevitabilmente un po' appiccicata addosso, nella 'vacanza a casa' degli ultimi due mesi. Perché è dovunque, nella maledetta televisione, nelle conversazioni con gli amici che non trovano lavoro o che cercano di sopravvivere accontentandosi, perché è tutto quello che ti viene offerto, nella crisi di sistemi economici e politici miopi e vecchi.

Poi tutto questo te lo conferma anche un amico di quel lato del mondo che è venuto in questo, solo un po' più a sud, a cercare un lavoro. E l'ha trovato. E ti dice che respira la stessa cosa: possibilità di sperimentare, apertura al nuovo. È come se ti sollevassero di dosso un peso.
Ti sembra allora di capire cosa si respirava anche nel tuo lato del mondo solo qualche decina d'anni fa, quello spirito che tua nonna ti trasmette quando racconta l'Italia nel dopoguerra. Ecco, quello. Siamo messi male, ma miglioreremo, guardiamo avanti.
Il tuo lato del mondo, che oggi sulla carta è sicuramente messo meno male, continua invece a guardarsi l'ombelico e perciò non vede vie d'uscita.

Tornare dall'altro lato del mondo ti fa sperare che il tuo, di lato del mondo, si lasci un po' 'infettare' da questo spirito di possibilità, di immaginazione. È un po' quello che ci sta già poco a poco insegnando quell'uomo vestito di bianco che, non a caso direi, proprio da questo lato del mondo ha fatto arrivare una ventata di possibilità di cambiamento, di novità, in uno degli ambienti che ne avevano più bisogno.

Tornare dall'altro lato del mondo ti ricorda quanto ami il tuo, di lato del mondo, per un sacco di motivi stupidi e altrettanti motivi seri.
Soprattutto ti ricorda che da qui è più facile amarlo, come tutte le cose viste da lontano.

martedì 26 marzo 2013

Vive l'inauguration de la Radio

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A due mesi dalla prima messa in onda, in perfetto stile kindulese, è arrivato ieri l'atteso giorno dell'inaugurazione della neonata Radio Mushauri.
Presenti il vescovo, Mons. Willy Ngumbi, le autorità istituzionali di Kindu e i giornalisti delle altre radio locali.

Dopo la preghiera di apertura del vescovo, come da programma, il direttore Abbé Jules Lukusumbe, ha presentato con fierezza la sua radio: le trasmissioni, che si suddividono sulle tre fasce orarie della giornata con più ampio bacino di ascolti, possono essere seguite fino a 200 km di distanza. La programmazione è ancora in fase sperimentale con l'intenzione di migliorare in termini di varietà e qualità.

Sono seguiti l'intervento del Ministro Della Comunicazione del Maniema che, in rappresentanza del governatore, ha sottolineato in un politichese franco-congolese l'importanza di una nuova radio per la rivoluzione della modernità in RDC; e di Enrico di ACS, Associazione di Cooperazione e solidarietà, che come rappresentante in loco del partenariato e dell'amicizia tra Caritas Ambrosiana e la Diocesi di Kindu, ha fatto sentire con le sue parole la vicinanza degli amici di Milano in termini di entusiamo e di orgoglio per quanto realizzato insieme.


Ha concluso gli interventi Mons. Willy Ngumbi che ha manifestato tutta la sua gioia nell'annunciare ufficialmente l'apertura di Radio Mushauri e la sua convinzione che l'impegno cattolico di evangelizzazione, promozione dello sviluppo umano, culturale, sociale ed economico ha adesso un preziosissimo ed insostituibile alleato tra i media anche nella provincia del Maniema.

Lo staff elegantissimo, dal redattore capo dei giornalisti al guardiano, si è presentato al grande pubblico.

Via con gli applausi, i ringraziamenti ed i festeggiamenti.
 

E a Kindu non è festa se mancano Primus e banane fritte: è così che l'inaugurazione si è conclusa tra una buona birra e le chiacchere tra gli invitati.

Tutti i presenti condividevano l'entusiasmo del successo che in soli due mesi Radio Mushauri è riuscita ad ottenere.
Non propriamente, per dirla con le parole del ministro, una rivoluzione in termini di modernità, che sappiamo benissimo avere ormai oltrepassato frontiere ben al di là delle capacità di una radio regionale; ma sicuramente un forte contributo per una parte di mondo che di questa rivoluzione globale ha forse sempre subito le peggiori conseguenze: adesso in un villaggio disperso nei dintorni di Kindu, anche solo con una piccolissima radio di qualche dollaro, una grande famiglia può permettersi una nuova finestrella sul mondo dell'informazione.
 
[dalla nostra inviata, Chiara Briguglio]

giovedì 7 marzo 2013

Qui Maurizio, a voi Milano (Radio mushauri 2)

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[09:00]

cari colleghi,

oggi è quasi come essere in ufficio. sarò tutto il giorno (o quasi) davanti al pc a scivere la relazione. se avete bisogno parlate e/o scrivete. oggi, qui a Goma, sembra che tutto funzioni un po' meglio...anche la posta.

[...]

allego per sergio il testo della trasmissione di radio vaticana in cui si comunica dell'apertura di Radio Mushauri e si parla anche di Caritas Ambrosiana!...se può servire...visto che è in francese.


salutoni...e...

se mi giro a destra vedo il lago.





 

 
 
 
[09:34]

non riuscivo ad allegare, te l'ho copiato nel messaggio:




Province du Maniema:
Une radio dont le matériel est financé par la Caritas Ambrosiana et appartenant au diocèse de Kindu inaugure ses émissions.



Vendredi, 01 Mars 2013 08:52
 
Radio Vatican News Letter annonce la naissance de la Radio catholique Mushauri au diocèse de Kindu, dans la province du Maniema, dans le centre de la République Démocratique du Congo. En langue swahili parlé dans ce diocèse « mushauri » veut dire : « le conseiller ».
 
==Click here to read the English Version==
 
Mgr NGUMBI du diocèse de Kindu, initiateur de la nouvelle radio diocesaineLa Radio catholique Mushauri est la plus puissante de la province du Maniema. Le matériel de cette nouvelle radio a été acquis grâce au financement de la Caritas Abrosiana d’Italie. La communauté à la base a contribué à l’installation de ce matériel. L’initiateur de ce média est l’Evêque de Kindu, Mgr Willy NGUMBI, rapporte caritasdev.cd

L’émetteur de la Radio catholique Mushauri est de 1.000 watts, avec un pilonne de 40 mètres doté de 8 dipôles. Cette station aura ainsi le statut d’une radio communautaire, émettant sur 99.2 en Modulation de Fréquence. Elle porte sur un rayon de 250 km, suivant les premiers rapports d’écoute dressés par son directeur, monsieur l’Abbé Jules LUKUSUMBE.
 
La Radio Mushauri, la trente-troisième radio catholique dans le pays
La nouvelle station, la trente-troisième radio catholique dans le pays, couvrira donc les trois quarts de la superficie du diocèse de Kindu. Dans la ville de Kindu, chef-lieu de la province du Maniema où émet ladite radio fonctionnent aussi une radio musulmane, deux radios des Eglises dites de réveil, trois radios privées appartenant à des partis politiques et la station provinciale de la Radio-Télévision Nationale Congolaise.
 
Pour l’évangélisation et le développement du diocèse de Kindu
La Radio catholique Mushauri a commencé ses émissions le mercredi 16 janvier 2013 dans la matinée (11 h 00’), a précisé Radio Vatican News Letter dans son édition du 27 février 2013 parvenue à caritasdev.cd Les auditeurs de la nouvelle station vont assurer dans l’avenir l’achat du carburant pour le fonctionnement de son générateur d’énergie et pour la paie du personnel de cette radio voulue par Mgr Willy NGUMBI comme étant un média pour l’évangélisation et le développement du diocèse de Kindu.

[JOSEPH KIALA]

 
[11:03]

ciao sergio. ho parlato troppo presto. sta tornando tutto molto lento. non ho link. ti ho incollato l'inizio del file che mi hanno dato, magari tu riesci a cavarci qualcosa che ti faccia risalire al link.

non ho provato ad aprire il blog per i tempi proibitivi....

 

[11:08] SMS

 

Ciao. Abbandono per 1 ora (sperando che riprenda vita la connessione).

 
 
[...........................]
 
 
Ciao Maurizio, buon rientro a casa!
[Sergio]


domenica 3 marzo 2013

Radio mushauri (Radio Kindu)

2 commenti:

 
 
 

Eh sì, è proprio vero!

 


Queste immagini lo testimoniano: RADIO MUSHAURI trasmette dalle 11:18 del 16 gennaio 2013, come dice orgogliosamente il suo direttore Abbé Jules Lukusumbe.
 
  

 
E’ stato sinceramente emozionante entrare negli studi della neonata emittente e respirare la genuina soddisfazione per questo sogno cullato per anni e finalmente realizzato.
 
 
 
 

Per ora trasmette 10 ore al giorno in tutta l’estesissima diocesi di Kindu e oltre.
 

Ma si intuisce già la grande voglia di farla crescere; ne parla l’Abbé Jules, i giornalisti, i tecnici ma soprattutto ne parla la gente che l’ascolta…ovunque…e che telefona per dimostrare il suo apprezzamento e per dare i propri consigli.
 
 
 
Il vescovo Mons.Willy Ngumbi l’ha definita “le fleur” della nostra collaborazione pluriennale ed effettivamente è facile essere d’accordo dicendo che potrebbe lasciare un segno importante nella vita della gente del territorio diocesano.
 

I cattolici, anche nei luoghi più isolati, potranno ascoltare catechesi, la Messa e sentirsi uniti nella preghiera a tutti gli altri fedeli distribuiti sul territorio …e quando si parla di luoghi isolati a Kindu…non è un modo di dire.
Per tutti gli ascoltatori ci sarà la possibilità, inoltre, di usufruire di corsi radiofonici su tematiche legate allo sviluppo, alla salute, all’economia domestica e…a quanto si riterrà utile nel tempo per la popolazione locale.
Mi sono assoggettato  pure all’intervista…e chi mi conosce lo sa che anche questo è un piccolo miracolo ma l’occasione lo richiedeva.
 
(in queste ore in missione a Kindu)