lunedì 26 giugno 2017

Romanzo Cantiere Bolivia: pronti a scrivere una nuova storia!

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Premessa

Siamo uno, nessuno, centomila!

Non ci conosciamo, ma sappiamo dove andiamo. Temiamo l’ignoto, ma siamo pronti a volare come un aquilone alla ricerca della luce racchiusa nell’altro che incontreremo. Siamo pronti a giocarci le nostre carte, e vogliosi di colorare la nostra vita come dei bambini di fronte ad un foglio bianco.
Curiosità e incoscienza sono il motore che ci spingono, pronti a partire e scrivere una nuova storia, un nuovo racconto da inserire nel libro di racconti di Sara; un nuovo viaggio, alla ricerca di orizzonti mai esplorati e alla scoperta di un mondo così lontano ma che non è mai stato a noi così vicino.



domenica 25 giugno 2017

Primo Romanzo Cantiere in Kenya: P(r)onti, Partenza, Via

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Ora, proprio adesso, solo adesso!
Otto sconosciuti che si sono incontrati, ognuno in un punto diverso del proprio cammino e ciascuno portando una storia diversa. Non ci siamo scelti, ma forse qualcuno l'ha fatto per noi!
Eccoci...
Tutti spinti da un grande entusiasmo, ci guardiamo negli occhi e capiamo subito il nostro grande desiderio: vogliamo partire!
Ma partire perché? Per cosa?
I dubbi sono tanti, la voglia di risposte ancora di più!
Sono molte le cose che ci accomunano nella spinta di partire; lo stimolo principale viene dal desiderio di conoscere più in profondità noi stessi, orientare i nostri desideri, scoprirci nelle relazioni. Ci accomuna anche lo spendersi per gli altri, portando noi stessi con la nostra originalità e creatività; inoltre è centrale per noi il voler godersi appieno questa esperienza mettendosi in gioco, e toccando con le proprie mani la realtà, senza paura di sporcarle; Quanta gioia nell'arricchirsi nella semplicità.
Saremo immersi in un mondo nuovo, un mondo estraneo; un mondo da scoprire.
Certamente le paure non mancano: sentirsi inutili, sentirsi non accolti, essere soli. Non ci conosciamo e non sapremo se andremo d'accordo...
Ma quando si è abbastanza pronti per tutto questo?
Forse mai, iniziamo a partire! Zaino in spalla!



Cantieristi Nairobi 2017

sabato 24 giugno 2017

CANTIERE LIBANO 2017...e tornò con un falafel in mano (ovvero I nostri scali del Levante)

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Premessa: Arak per tutti a colazione (perchè il caffè arabo fa schifo)!

Ripenso con un sorriso a quando oggi, quasi per caso, mi sono ritrovato seduto al tavolo dei ragazzi che fra un paio di mesi partiranno per il Libano! Un gruppo dello strano e molto eterogeneo!

C'è chi, pur essendo pelato, ha portato come oggetto rappresentativo una spazzola! Chi, reminiscenza del passato, ha portato un tenero peluche di un orsetto che ha passato con lei la maggior parte della sua vita. Qualcun altro che, come segno di volontà e di forza ha deciso di rappresentarsi con una sigaretta elettronica. La schiettezza è rappresentata attraverso un cristallo di rocca, mentre la curiosità unita alla voglia di viaggiare attraverso un piccolo ciondolo di uno zaino.
Infine, “arriva” indirettamente anche l'oggetto di chi non c'era: degli occhiali, lenti per osservare il mondo.

Che cosa può accomunare queste persone così diverse? Perché hanno scelto di partire per il Libano? Che sia l'amore per l'ignoto e il fascino del Medio Oriente? Lo scopriremo assieme!! Qui da Bagdad a mare è tutto, INSHALLAH!!

Cantiere HAITI: prendi l'agenda, il tè, quel sasso e la farina...

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PREFAZIONE

Anche se è una delle cose più belle al mondo, non capita proprio tutti i giorni di trovarsi per preparare una partenza. Se poi la destinazione del viaggio è Haiti, l’adrenalina e la curiosità impazzano. 
Da un lato si cercano informazioni in ogni dove, dall’altro c’è la voglia di partire a Cuor leggero, pronte ad accogliere tutto quello che ci aspetta. 
Oggi però abbiamo deciso di condividere tra noi alcune linee guida, che pensiamo non possano mancare. Istruzioni di viaggio:
  • Prendi l’agenda. La tua solita Agenda, quella piena di appuntamenti. Chiudila, appoggiala sulla scrivania e dimenticati di scadenze ed impegni della vita cittadina. 
  • Prendi una bella confezione di Tè, ti aiuterà a condividere le esperienze con i tuoi compagni di viaggio. Ti darà l’occasione di fermarti a riflettere sulle emozioni che ti inonderanno. 
  • Sorseggiando la tazza di tè perditi a fantasticare su quel Sasso appoggiato sulla credenza; quella forma perfettamente tondeggiante ricorda quasi un piccolo mappamondo, ma con il vantaggio di non avere confini.
  • Non dimenticarti di portare con te la Farina e la pazienza del panettiere che fiducioso attende la magia della lievitazione. Nel frattempo avrai l’occasione di aspettare, dimenticando la solita devastante frenesia. 

Bene, gli elementi principali ci sono. Manca ancora qualche piccolo dettaglio ma possiamo dire di essere quasi pronte per Sconfinare alla volta del Caribe, Haiti ci aspetta. 


Giorgia, Dana, Giulia e Margherita

venerdì 23 giugno 2017

"ROMANZO NICARAGUA": Noi partiamo da qui..

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PREMESSA
Noi partiamo da qui..

Io parto da un’ agenda piena di impegni e da una vita frenetica. Ho bisogno di lasciare qui tutte quelle scadenze e quei tempi che ora caratterizzano la mia vita, scandendola quasi in maniera ritmica. Penso sia il momento di stravolgere e colorare questo ritmo che è mio e che mi piace, ma talvolta mi rende un po’ costretto. Vedo questo viaggio come un tempo in cui non c’è tempo, non ci sono date, non ci sono orari, ma solo un continuo e costante fluire di quella che è la vita, di quello che è il giorno e la notte di un posto nel mondo che non è il mio, ma in cui desidero immergermi alla ricerca di un nuovo tempo e di un nuovo respiro.

Io parto con una valigia che rappresenta tutto me stesso. Io con tutti i miei dubbi e le mie certezze, io con il mio lavoro e i miei svaghi, io con il mio sorriso e il mio desiderio di ricercare delle risposte, io con i miei limiti e le mie aspettative. Partire per lasciare qualcosa della mia valigia all'altro e partire per ricevere: questa è la mia idea del viaggio. Mi immagino di immergermi in uno scambio autentico tra quella che è la mia piccola valigia e quello che è il mondo che voglio scoprire. Nel mio lavoro è lo spazzolino il mezzo che utilizzo per creare un contatto tra me e la nonnina o il nipote: partire da una cosa semplice, come l’imparare a lavarsi i denti, fino ad arrivare a scambiarsi anche dei piccoli scenari di vita quotidiana, un qualcosa che ti viene affidato così, che prendi e porti a casa. Ecco, quello che vorrei è vedere questo spazzolino come il mio sorriso che arriva in Nicaragua per incontrare altri sorrisi e altri volti. Volti che dialogano e si lasciano un qualcosa a vicenda qualcosa che renderà sicuramente la mia valigia più pesante di come è partita, magari altri dubbi e altre domande, ma che sicuramente la renderà più colorata e più “viva” di come era partita. Con tutto il tempo poi, una volta giunto a casa, di risistemare i pezzi, i colori, i profumi, i pensieri, gli sguardi che vi sono rimasti intrappolati dentro, a volte senza nemmeno che me ne accorgessi.

Io parto da casa mia. In realtà ne ho due di case: una nella città in cui studio, casa dei miei amori, di nuove amicizie, della fatica e responsabilità di tutti i giorni, e la casa dove ho sempre abitato fin da bambina, quella con la mia famiglia, caratterizzata ogni tanto da qualche litigio, ma anche da tanta serenità e affetto. Forse il numero di case che si abitano è un qualcosa che non mi piace quantificare. Quello che penso è che nessuno abbia una sola e unica casa, ma ne abiti tante. Ne attraversa e vive diverse. Una rossa, una blu e l’altra gialla. Una casa la vedo un po’ come quel posto di mondo in grado di farmi sentire viva, di provocare nostalgia quando non c’è e di farmi anche piangere quando arriva l’ora della partenza. Un po’ quello che mi è successo a Nairobi lo scorso anno. Quella penso sia la mia terza casa nel mondo. Per me il vero viaggio è proprio questo: trovare una casa e farla mia. Io parto da qui con questo immenso desiderio di vivermi un pezzo di Nicaragua con le sue diversità, i suoi bambini, le sue incongruenze, le sue mille sfaccettature, i suoi odori e colori. Un posto a abitare e da “sentire”.

Io parto. Se parto. Perché qui, nella vita di tutti i giorni, sono sempre in ritardo. Prendo lo zaino pieno di sogni, di sassi e di sguardi e inizio a correre. Corro verso una nuova avventura, un mondo nuovo che mi stupirà e mi arricchirà. Non penso ci sia un tempo ideale e ottimale per incontrare nuovi posti e persone, non penso che parlando di viaggio si possa pensare di essere in ritardo o in anticipo. E proprio per questo mi piace viaggiare e pensare a nuove partenze. In questo non mi sento in ritardo, è un qualcosa che viene, così. È sempre il suo tempo.

Pronti? Partiamo da qui.. insieme.

mercoledì 21 giugno 2017

Capitolo 1 del "romanzo cantiere", Cantiere Georgia

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“Pronti, partenza, via!”

Georgia,
finalmente sappiamo dove sei. Ti abbiamo conosciuto un po’ meglio e ora siamo pronti per incontrarti veramente. Pronti per la tua focaccia succulenta e per le tue parole incomprensibili, per la tua accoglienza, ma anche per ogni ostacolo che dovremo affrontare.

Anche se singolarmente ci sentiamo un po’ insicuri, la condivisione col gruppo ci rafforza. Alla partenza mettiamo nella valigia un barattolo di voglia di fare, quattro paia di idee, una scatola di pazienza e una di capacità di adattamento, un tubetto di voglia di conoscere e condividere, ma lasciamo anche uno spazietto vuoto: servirà per quello che raccoglieremo e porteremo a casa.

E ora via! Non ci resta che aspettare trepidanti il 28 luglio. Ci riconoscerai perchè saremo carichi di valigie, di sorrisi e di entusiasmo.

See you soon.
I tuoi ragazzi

Premessa al "romanzo cantiere", Cantiere Georgia

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Ci troviamo il 27 di maggio,
per partire ci vuole coraggio!
Con bussola e cartina possiamo arrivare
dove il cantiere dobbiamo fare.
Con armonica e bacchette possiamo suonare
e con le scarpette vogliamo ballare.
Una volta arrivati alla casetta
ci sfameremo con la forchetta.
Dipingeremo col pennello
ciò che vedremo di bello.
Scriveremo un libro per raccontare
e useremo un segnalibro per ricordare;
narreremo la nostra storia
di bellissimi giorni di gloria.
Così partiremo per la Georgia,
che il nostro anima già ci forgia.
Anche Lea col suo ciuccio ci terrà compagnia.
Pronti, partenza, via!!!

martedì 20 giugno 2017

Cantiere Milano: questa era la premessa al nostro romanzo...

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Cara mamma, oggi, 27 maggio 2017, sono stato concepito, qua però è tutto buio, sento solo il battito del tuo cuoricino e la musica che ascolti quando cerchi un po' di pace dopo una giornata di lavoro. Piano piano sto crescendo (e anche a me piacciono i Nirvana) e mi diverto un sacco a nuotare nel tuo pancione, non so se senti i miei calcetti. Oggi ho sentito te e papà fantasticare sul mio nome e sul mio futuro. Se mi senti, mi piace molto il nome proposto da papà, però io suggerirei il nome Stella: mi piacerebbe venire al mondo per portare un po' di luce e "spendere la mia vita per gli altri". Oggi ti ho sentito mentre suonavi al pianoforte uno dei tuoi spartirti preferiti: sei proprio come una matrioska, ogni giorno da scoprire.
Ogni giorno assaggio cose nuove, tutte che mi piacciono, non vedo l'ora di venire al mondo per conoscere gente nuova, per lasciarmi arricchire dagli altri, per conoscere meglio me stesso ma anche gli altri. Ti prometto che sarò disponibile all'ascolto e al rapporto empatico nella piena accettazione dell'altruità. Cercherò di mettere da parte i miei egoismi e pregiudizi, riconoscere l'altro nella sua singolarità specifica, valorizzandolo uomo, donna, crederete o non credente che sia.
So che tu mi sarai accanto, mi aiuterai, mi mi stringerai e mi terrai la mano. Cammineremo insieme sull'asfalto di questa Milano... "mani, prendi queste mie mani, fanne vita, fanne amore, braccia aperte per ricevere chi è solo; cuore prendi questo mio cuore, fa' che si spalanchi al mondo, germogliando per quegli occhi che non sanno pianger più"




domenica 18 giugno 2017

Nou pataje lajwa ki nan kè nou!

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Ieri, sabato 17 giugno c'è stata la gita finale con i bambini di Kay Chal mattina. La scuola è finita e con lei quella parte di quotidianità che in parte ha segnato la mia presenza in questo Paese.

Ho già spiegato tante volta cosa sia Kay Chal mattina e anche cosa abbia rappresentato per me ma le emozioni e le sensazioni che ho provato ieri sul pullman pieno di bambini che cantavano e ballavano forse non le avevo mai provate prima tra le corse della quotidianità e le mille cose da fare.

I giorni che hanno preceduto questa uscita mi avevano già preannunciato quanto sarebbe stata ricca e densa di emozioni questa esperienza. Infatti siamo dovuti andati, insieme ai maestri, nelle case di diversi bambini per cercare di convincere le persone con le quali vivono (che ancora una volta ricordo non essere i genitori di questi bambini ma solo persone che li hanno presi in carico) a lasciarli venire e a concedere loro una giornata di svago e di pausa dai lavori domestici che sono costretti a fare.
Abbiamo pensato ad un programma molto ricco per mostrare ai bambini più cose possibili...il memoriale del 12 gennaio 2010, che è stato costruito con la volontà di accogliere tutti i corpi di chi è rimasto vittima del terremoto tremendo che ha colpito il paese in quella data, Archaie e la piazza in cui Katrin Flor ha cucito la bandiera haitiana, il mare a Sentar e lo splendido monastero benedettino sui monti.

Ieri ho visto bambini che non erano mai usciti dalla capitale da quando ci erano entrati per venirci a vivere, ho visto dei bambini pazzi di gioia all'idea di fare una gita insieme ai loro compagni, liberi per una giornata da tutti i pesi e dalle preoccupazioni, hanno cantato a voce piena per tutto il viaggio e nonostante questo hanno conservato un po' di voce per manifestare il loro stupore una volta arrivati al mare...che tanti di loro vedevano per la prima volta.

Alcuni si sono gettati nell'acqua senza paura altri invece in un primo momento erano terrorizzati all'idea di entrare in quella pozza enorme salvo poi scatenarsi una volta scoperto che non era niente di pericoloso.

Trenta bambini nell'acqua che ci saltavano addosso chiedendoci di portarli sulla nostra schiena e di farli “nuotare” insieme a noi...io che sono cresciuta al mare e che non ricordo il giorno in cui l'ho visto per la prima volta, beh ieri l'ho riscoperto come una cosa meravigliosa!
E poi i monti, camminare per un pezzo di strada insieme ai bambini per mano che scoprivano che lontani dal caos della capitale si sentono gli uccellini cantare, si possono trovare delle qualità di fiori e di piante molto belle...e ancora le api, che i monaci benedettini allevano e curano per produrre del miele buonissimo, e come si produce il miele??  viva la curiosità.

Ieri sul pullman tornando a casa ho sentito di aver concluso un capitolo della mia vita con la fine di Kay Chal mattina, ho trovato con questa esperienza una trentina di fratellini e sorelline più piccoli, ho trovato dei colleghi più esperti ai quali mi sono appoggiata e ho chiesto aiuto quando avevo bisogno e altri alle prime armi come me con i quali sono cresciuta e mi sono confrontata.
Ho trovato una bella famiglia capace di condividere la gioia che ha dentro (pataje lajwa ki nan kè) cosa non facile in questo paese così strano e controverso.
Ho visto le situazioni più difficili che hanno mosso in me tanti quesiti e tanti dubbi e mi sono trovata a ragionare su come intervenire insieme ai miei colleghi, ho visto le case dei bambini e le sistemazioni discutibili nelle quali sono stati costretti ad adattarsi, ho medicato le ferite provocate dalle “amorevoli” persone con cui vivono e nonostante questo ho conosciuto la dignità del rialzarsi ogni volta e del r-esistere nonostante tutto, beh imparare questo da bambini di 9 o 10 anni ti smuove dentro parecchie emozioni...

Kay Chal mattina mi ha cambiato la vita in qualche modo che ancora non capisco bene ma che sicuramente sarà in positivo. E allora...
Grazie.

Silvia

sabato 17 giugno 2017

Hakuna unga

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"Hakuna unga"
(Non c'è farina)

Foto da: http://www.grace4needy.com/projects/food/

L'alimento principale in Kenya è l'ugali, una specie di polenta, più asciutta e meno cotta, che solitamente si accompagna alla sukuma wiki, una verdura verde che cresce con molta facilità (sukuma wiki in swahili letteralmente significa "spingere la settimana", inteso come praticamente l'alimento per la sopravvivenza).

La pesante carestia che sta colpendo l'Africa Orientale, dovuta principalmente alla violenta siccità che sta dilaniando l'Est Africa da più di un anno, ha inficiato in maniera profonda la coltivazione e la produzione di mais, e di conseguenza la farina per preparare l'ugali.

Un paio di giorni fa stavo tranquillamente facevo la spesa al Cleanshelf, il piccolo supermercato di Kahawa West, e insieme a me c'era Angeline, una delle volontarie di Cafasso, che controllava se ci fosse la farina, per prenderla eventualmente per i ragazzi.

Constatato che la farina non fosse arrivata, ci siamo avvicinate alla cassa e proprio in quel momento uno dei dipendenti del supermercato è entrato portando alcune confezioni di farina.
Angeline mi ha presa per mano e mi ha trascinata all'inseguimento del ragazzo, dicendomi "vieni, in fretta, che se ne può prendere solo uno a testa!".
Io sono stata letteralmente trasportata da un gruppo numeroso di persone che inseguiva la farina.
In qualcosa come 20 secondi è stata distribuita tutta la farina che era arrivata.
La gente si spintonava, allungava le mani, urlava, insultava, per due chili di farina.
Io per fortuna ero in prima fila, perché tonta come sono mi sarei sicuramente fatta "fregare" il posto.

Uscita dal supermercato ero frastornata, sorpresa e sconvolta allo stesso tempo.
Non ho mai vissuto un'esperienza del genere, dove la gente si spintona per il cibo.
Fuori le persone si chiamavano al telefono per dirsi: "è arrivata la farina, corri!" (anche se ne frattempo era già finita).

E ho pensato a cosa potrebbe voler dire per me in Italia.
Ho pensato che l'unica coda per aspettare qualcosa l'ho vista in qualche telegiornale quando facevano vedere chi aspettava l'ultimo modello di i-phone.
Ho pensato a come potremmo sentirci noi, arrivando al supermercato e trovando lo scaffale della pasta vuoto.
Ho pensato che quando noi andiamo al supermercato possiamo scegliere fra 8 marche di pasta, di mille formati e grani diversi.
E ho pensato alla gente che si spintonava per la farina.

Ho pensato che noi ci lamentiamo se non troviamo quella o quell'altra marca di burro.
Mentre qui non hanno tempo di pensare alle marche, o se la farina sia o meno integrale o biologica.
Qui pensano che non hanno l'alimento principale per sopravvivere, e quindi quando arriva, sono disposti a tutto per accaparrarselo.

Tante cose sono difficili da accettare, dopo 8 mesi in Africa.
È difficile accettare che a volte si apre il rubinetto e l'acqua non scende.
È difficile accettare di trovarsi insetti e topi in casa.
È difficile accettare alcune dinamiche, tanto troppo distanti da quelle a cui siamo abituati.

Ma la cosa più difficile da accettare è l'ingiustizia, e l'iniquità.
Perché fra pochi mesi tornerò ad avere l'acqua e vivrò in una casa confortevole.
Ma l'ingiustizia qui resterà, e la gente continuerà a spintonarsi per avere due chili di farina.