Visualizzazione post con etichetta #CantiereMilano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #CantiereMilano. Mostra tutti i post

sabato 1 settembre 2018

Il Refettorio Ambrosiano - CDS2018, Italia

Nessun commento:

Uno dei servizi che abbiamo vissuto durante l’esperienza è stato il Refettorio Ambrosiano.
In questo luogo, pensato e creato all’insegna della bellezza, persone che non possono permettersi un pasto vengono servite in piatti di ceramica, sedute a tavoli fatti in legno  progettati e  donati da artisti provenienti da tutto il mondo. 
Queste persone si siedono circondati da vere e proprie opere d’arte illuminate dalla luce naturale che filtra dalle vetrate. Vengono accolte e servite al tavolo con la pazienza e l’amore di cui sono capaci i 100 volontari impegnati in questo luogo magnifico. Ed è proprio questo il cardine del Refettorio: la cura e l’accoglienza, perché essere in difficoltà non è una giustificazione per togliere dignità alle persone.  
Il refettorio diventa così un posto dove poter mangiare dignitosamente, un ulteriore passo per riemergere dalla propria condizione di difficoltà.




Servire ai tavoli per noi è stata un’esperienza nuova, strana ed emozionante allo stesso tempo. Non facilissima, ci vuole memoria per ricordare che piatto portare a ciascun ospite siccome ognuno mangia secondo i propri tempi e in momenti diversi. Abbiamo notato come tutti gli ospiti diventino molto seri davanti al cibo, c’è molto silenzio infatti per la maggior parte del pasto. 
Ci vuole anche una buona dose di pazienza perché alcuni di loro talvolta diventano pretenziosi. 
Alla fine, però, vederli ridere e scherzare mentre mangiano, vederli sorridere mentre dicono un “grazie” sussurrato per il piatto che gli stai portando… non ha prezzo.  

#cds Milano 2018

mercoledì 29 agosto 2018

Il tuo mondo è come il mio - cds2018 Italia

Nessun commento:


Per il cantiere Italia, a Milano, con la grave emarginazione abbiamo deciso di indossare delle maglie disegnate da noi. 
Ciascuna maglia riportava la scritta: ”Il tuo mondo è come il mio”; scrivere nero su bianco qualcosa che non sempre riusciamo a dire: a volte mancano le occasioni, a volte il coraggio.. lasciamo così che siano le scritte, i colori e i disegni a parlare per noi. Questo è stato il nostro motto per vivere al massimo un’esperienza che ci ha messo a contatto con persone senza fissa dimora. La frase voleva esprimere il nostro desiderio di sentirci vicine alle persone che abbiamo incontrato senza innalzare barriere di alcun genere insieme alla nostra voglia di vivere dei giorni di serenità e compagnia, con spontaneità e semplicità. 

Abbiamo imparato che non è necessario fare sempre qualcosa per entrare in relazione con l’altro. Si può giocare, guardare insieme la TV, parlare oppure stare in silenzio. Il nostro intento era quello di accogliere le persone dei centri in cui abbiamo vissuto il cantiere per farli sentire guardati non come persone in difficoltà, ma come persone, non piene di mancanze ma di punti di forza. 

La relazione autentica nasce quando vengono messi da parte i pregiudizi, le pretese, le aspettative. 

Quando ci si relazione con l’altro senza maschere ne filtri, e soprattutto quando l’altro viene considerato una persona alla pari. Dall’incontro tra due persone nasce sempre  uno scambio reciproco, un dare/ricevere spontaneo, forse anche inconsapevole, che alla fine rende entrambi più ricchi. 


Grazie ancora!

Elena 

giovedì 10 agosto 2017

Milano: L'INCONTRO CON L'ALTRO (capitolo 4)

Nessun commento:
Incontri, sensazioni, esperienze, volti e storie dal "Cantiere Meneghino"





« Un nome, un volto, una grande fragilità. M. è seduto a un tavolo e ha davanti a lui un atlante. Mi avvicino. Mi dice di non amare la geografia, preferisce la fisica. Ha quasi 50 anni, ma vorrebbe studiarla, la fisica. Mi dice che il suo sogno è andare in un luogo ben preciso sulla cartina di quell'atlante e me lo indica col dito: New York. M. è timido e solo. Vorrebbe solo essere ascoltato. Si sente diverso dagli altri, eppure non vuole perdere la speranza.
Stare.
Ascoltare.

Questi sono i verbi che hanno scandito in gran parte queste giornate di cantiere della solidarietà a Milano.
"Stare", perché nessuno ha chiesto a me e ai miei compagni di viaggio di "fare" qualcosa di particolare, ma ci è stato chiesto semplicemente di entrare in punta di piedi nella vita di queste persone.
"Ascoltare", o meglio "auscultare", termine tecnico del linguaggio medico che indica un ascolto profondo e intimo. Perché in questi giorni ho sperimentato davvero cosa significa un ascolto alla pari, senza pregiudizi e pretese.
"Sperare". Perché M. mi ha aiutato a capire l'importanza del continuare a sognare e a sperare, nonostante le grandi difficoltà che talvolta oscurano il cammino. »

«Di questa esperienza porto nel cuore una simbologia presente al Refettorio Ambrosiano, spiegataci da Carlo, uno dei volontari presenti sin dalla sua apertuta nel 2015. la grossa canna fumaria della cucina che ricorda, nella forma, una tenda e la presenza di una pagnotta all'ingresso rimandano all'episodio della Genesi (Gn 18, 1-8) in cui Abramo, seduto all'ingresso della sua tenda, si rivolge così al Signore presentatosi come tre uomini forestieri: "Signore, non passare oltre senza fermarti. si vada a prendere un po' d'acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l'albero. Andrò a prendere il pane e ristoratevi, dopo potrete proseguire, perchè è en per questo che voi siete passati dal vostro servo."
Ecco il nostro servizio in questo Cantiere, ecoo cosa voglio portare a casa: uno spirito accogliente, di un'accoglienza che non si limita a farsi carico del bisogno materiale della persona in difficoltà, ma che ci chiede di metterci completamente in gioco, di creare relazioni positive, di farsi prossimo della persona che abbiamo davanti in tutta la sua intensità.
Abramo infatti, dopo aver fatto preparare acqua focacce e un vitello, rimane con i tre uomini e da loro apprende che di lì a un anno avrà un figlio dalla moglie Sarah.
Testimone di un'accoglienza, che fa nascere una vita nuova.
Nel caso del nostro Cantiere, una vita che (ri)nasce. »

« Un famoso detto dice: "chi trova un amico trova un tesoro!" e che dire... Credo sia proprio così!
Questa stupenda esperienza mi ha ricordato come, nonostante le diferenze di ognuno di noi, portatore di un tesoro di inestimabile valore, ciò che conta nella vita non sono tanto i beni materiali quanto piuttosto le relazioni e i rapporti che si vengono a creare durante il viaggio.
in una società in cui si tende a nascondere il nostro vero volto dietro delle mascere, appiattendo la nostra vera identità per uniformarci alla massa, è invece bello distinguersi muovendosi controcorrente.
la diversità sta solo negli ochhi di chi la guarda! dobbiamo imparare ad essere solidali verso il prossimo, a comprenderlo, ad ascoltarlo e ad amarlo perchè dietro alle sue difficltà e al suo malessere si nasconde in reltà quel tesoro tanto prezioso che solo aprendo realmente gli occhi possiamo imparare a vedere.
E... Alla fine del viaggio ritroviamo anche un po' più di noi stessi o una piccola parte di noi che con il tempo avevamo perso... »

« Nove giorni sono pochi per riuscire a capire una realtà nuova ma sono sufficienti per farsi un'idea di ciò che ci circonda e a cui spesso non facciamo caso o diamo poco peso.
All'inizio non è stato semplice. Eravamo degli sconosciuti che dovevano inserirsi in un gruppo già formato, con loro abitudini, regole e ruoli.
Da parte mia c'era una sorta di "stare sull'attenti", cioè quel fare attenzione ad ogni cosa, a come mi comportavo nei confronti delle persone che avevo di fronte, alle parole che utilizzavo, alle domande che facevo. Non che questa attenzione sia sbagliata, anzi, però mancava di quella spontaneità necessaria per costruire rapporti più naturali e veri.
Con il passare dei giorni alcune di queste "resistenze" sono andate scomparendo perché mi sono trovata nelle condizioni di conoscere meglio degli ospiti della piazzetta e del rifugio, come alcuni volontari del refettorio e ciò è stato possibile attraverso l'ascolto.
In queste relazioni è importante essere se stessi, cercando di non avere pregiudizi, ma, nel caso questi ultimi comparissero ugualmente, trovare ciò che di positivo portano le persone che ti trovi di fronte, le loro capacità, i loro punti di forza.
Questo cantiere mi ha permesso  di capire ancora di più l'importanza dell'ascoltare. Quando qualcuno si racconta non è necessario dargli delle risposte o dei suggerimenti, ciò di cui in quel momento ha bisogno è soltanto di sfogarsi, renderti partecipe di alcuni eventi della sua vita, sentirsi compreso e sostenuto. Non sempre una persona si apre subito, in alcuni casi è necessario aspettare del tempo, rendersi disponibili, far capire di essere davvero interessati a lei.
Il sentirsi ascoltati è qualcosa di davvero importante per tutte le persone, più o meno fortunate che siano, e dall'altra parte permette di capire situazioni e comportamenti che prima potevano risultarci incomprensibili o senza senso. »

« 'Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo' (Mt 13,44).
Questo il brano di Vangelo che mi è venuto alla mente quando mi è stato chiesto di scrivere due righe a conclusione della settimana di cantiere milanese. Un tesoro ho trovato. Anzi molti. I miei compagni d'avventura: 6 ragazzi tutti più giovani di me, in gambissima, simpaticissimi (più volte ho detto che se ridire allunga la vita, dopo questa esperienza campero' fino a cent'anni), buoni e generosi da scaldare e allargare anche i cuori più freddi e rattrappiti.
Tesoti sono stati anche i diversi volontari incontrati alla Piazzetta, al Refettorio ambrosiano e al Rifugio: una ricarica di amicia, ospitalità, energia e segni di speranza. E tesori sono stati anche i senza dimora conosciuti in questi giorni. Loro in particolare, gratuitamente mi hanno regalato tempo, storie, verità, dolori, ferite, fragilità, ma anche amicizia, sogni, speranze, ...
E il risultato: un cuore gonfio di gioia. La gioia è infatti il primo tesoro che il Tesoro regala, è il movente che fa camminare, correre, volare. Rientrado a casa desidero comunicare a chiunque incontrero' questa grande gioia! A chi mi chiederà: "Perché l'ho fatto?", rispondero': "per essere felice!". »
I Cantieristi Milano 2017



sabato 5 agosto 2017

Milano: NO MORE EXCUSES (capitolo 3)

Nessun commento:

Una ciotola, un bisogno.
Del pane, il ristoro.
Una tavola, l'ospitalità.

In una società dove prevale la cultura dello scarto, il Refettorio Ambrosiano nasce con lo scopo di accogliere, ristorare, ospitare, per nutrire non solo il corpo, ma anche lo spirito.
Quindi... non abbiamo più scuse!
Non restare indifferente di fronte al prossimo.
Non restare indifferente allo spreco.
Non restare indifferente alle ingiustizie e alla sofferenza.
Ma soprattutto, non rimanere indifferente al bisogno dell'altro di entrare in relazione con te!
#NoMoreExcuses


Cantieristi Milano 2017

giovedì 3 agosto 2017

Milano: Lascia un'impronta! (capitolo 2)

Nessun commento:
Siamo Sconfinati in un mondo nuovo.
In punta di piedi, per accogliere e lasciarci accogliere.

Ciascuno ha il diritto, la capacità e la possibilità di lasciare un'impronta che possa colorare il muro della propria storia.

Qui ci stiamo provando, giorno dopo giorno assieme a chi incontriamo, anche solo per il tempo di una chiacchiera o di disegnare un'impronta su di una parete.



i Cantieristi Milano 2017

venerdì 30 giugno 2017

Milano: Pronti? Partenza... Via! (capitolo1)

Nessun commento:

 Pronti, partenza, via! Camminiamo verso l'altro, curiosi di conoscere la sua cultura e le sue abitudini, sapendo che la diversità è ricchezza e bellezza... E non vediamo l'ora di incontrarlo!

I Cantieristi Milano 2017


Fotografia scattata presso: Melegnano, Abbey road, 20077.

martedì 20 giugno 2017

Cantiere Milano: questa era la premessa al nostro romanzo...

Nessun commento:
Cara mamma, oggi, 27 maggio 2017, sono stato concepito, qua però è tutto buio, sento solo il battito del tuo cuoricino e la musica che ascolti quando cerchi un po' di pace dopo una giornata di lavoro. Piano piano sto crescendo (e anche a me piacciono i Nirvana) e mi diverto un sacco a nuotare nel tuo pancione, non so se senti i miei calcetti. Oggi ho sentito te e papà fantasticare sul mio nome e sul mio futuro. Se mi senti, mi piace molto il nome proposto da papà, però io suggerirei il nome Stella: mi piacerebbe venire al mondo per portare un po' di luce e "spendere la mia vita per gli altri". Oggi ti ho sentito mentre suonavi al pianoforte uno dei tuoi spartirti preferiti: sei proprio come una matrioska, ogni giorno da scoprire.
Ogni giorno assaggio cose nuove, tutte che mi piacciono, non vedo l'ora di venire al mondo per conoscere gente nuova, per lasciarmi arricchire dagli altri, per conoscere meglio me stesso ma anche gli altri. Ti prometto che sarò disponibile all'ascolto e al rapporto empatico nella piena accettazione dell'altruità. Cercherò di mettere da parte i miei egoismi e pregiudizi, riconoscere l'altro nella sua singolarità specifica, valorizzandolo uomo, donna, crederete o non credente che sia.
So che tu mi sarai accanto, mi aiuterai, mi mi stringerai e mi terrai la mano. Cammineremo insieme sull'asfalto di questa Milano... "mani, prendi queste mie mani, fanne vita, fanne amore, braccia aperte per ricevere chi è solo; cuore prendi questo mio cuore, fa' che si spalanchi al mondo, germogliando per quegli occhi che non sanno pianger più"