martedì 10 giugno 2008

Ethiopia vs Rwanda e [paren)tesi

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Seduto al mio posto di lavoro. Fuori c’è l’aria di "quando piove col sole ke guarda", ma adesso non piove. Cosa si guarda il sole?

cordone militare a ostruire la visuale
Weekend calcistico qello trascorso e non solo x le vicende d Frei (capitano svizzero dolorosamente uscito d scena nel momento in cui il suo Paese lo voleva protagonista) o x’ sabato all’alba dopo 5 ore bone d sonno, dopo una nottata all’Harlem Jazz, ke si balla finkè ce né…

    [Ah, qsta è una parentesi bellissima, spezza il discorso ma mene frego, tanto l’unico lettore ke è rimasto parla kiswahili. Va ke bella parentesi []. Mi succedeva anke in Sud Africa di impattare col pensiero ke quando agisco, agli occhi di alcuni Etiopi ke raramente incappano in ferengi (uomini bianki), non sono Paolo, bensì un uomo bianco ke agisce: uno dei poki ke loro hanno visto. Quindi m’immagino che, senza esagerare, le mie azioni influenzeranno + del normale l’idea ke loro hanno non tanto di me, quanto della grande categoria ke rappresento, quella degli Uomini Bianki (rosa). Quindi i miei vicini dell’inginokkiamento pasquale ke hanno scorto le mie calze d colore diverso l'una dall'altra, possono pensare ke una buona percentuale d bianki sia solita indossare calzini spaiati. Fai 2 conti: magari uno di loro ha visto le calze di 6 ferengi, tra cui le mie; questo lo indurrà a credere ke il 17% d noi indossa calze spaiate. E magari per avvallare la moda occidentale decide di emularlo.

    Dall’altra parte invece, questo ragionamento mi affranca dalla skiavitù del giudizio altrui. I mean: posso ballare come voglio, poiché ai loro occhi non ballerò mai strano, ballerò diverso da loro, ma essendo io “strano” a priori, il mio status mi concede una libertà espressiva da vertigini].

Recupero: weekend calcistico qello trascorso e non solo x le vicende d Frei o x’ sabato mattina all’alba dopo 5 ore buone d sonno, dopo una nottata all’Harlem Jazz, ke si balla finkè ce né, mi sono fatto 2 km x jocare ore a calcio con i Saint Joseph Youth, ke mi fa male tutto, e poi a pingpong..

    [anke qua: qdo joco a pingpong, skiaccio appena vedo la pallina e danzo scalmanato perché non ho il rovescio. Facile ke molti dei miei avversari autoctoni abbiano visto solo me come bianco jocatore d pingpong e quindi assolutizzino: i bianki non usano il rovescio e qdo jocano come dei posseduti. Oppure: x assegnare la prima serie d battute della partita gli ho insegnato il joketto di mia sorella Lele, appoggi la rakketta sul tavolo e, lanciando la pallina colla mano, cerki d colpire la paletta dell’avversario. Da cui, senza ke io lo abbia mai detto: “In Europa si fa così”. Come quando, a Srebrenica, la gente non credeva ke io potessi veramente non conoscere la canzone “Lasciatemi cantare”: “è la canzone italiana + famosa, noi la conosciamo tutti”. E anke lì, mi sa ke ero piuttosto io l’eccezione ke non la loro aspettativa errata. Il meccanismo è tutto sommato ininfluente, ma identico ad un altro, verificabile però in Italia, in noi. La criminalità dei messaggi televisivi e giornalistici, ke per criteri di notiziabilità spalmano la cronaca nera –la pornografia dell’informazione- di efferatezze commesse da immigrati. Mela vedo la scena: “Omicidi oggi?” “47” “Ad opera di immigrati?” “4” “Ne abbiamo uno con tentativo d stupro?” “Ma, forse uno” “Splendido: togli il forse e cerca di saperne il + possibile, prima pagina”. Pensare ke tutti i bianki indossino calze spaiate e ke tutti i romeni siano pluriomicidi per dna sono esiti dello stesso ragionamento, esiti ke provocano però conseguenze diverse. Mentre, -m’allungo la palla, lo so, se vuoi portarmela via smetti d leggere, ma io provo la fuga- il ragionamento del credere ke l’Italia sia il Paese della Cuccagna è un altro, mosso dalla speranza di una vita migliore, dalla fede ke non sia giusto vedere la mia famiglia morire d fame x’ una cicogna aprì il becco sorvolando l’emisfero sbagliato].
prove della banda etiope, prove della corsa ruandese
Recupero vero, parola d marinaio: weekend calcistico soprattutto x’ ieri si è svolta la seconda partita dell’8° girone; non siamo nella Divina Commedia, bensì in Coppa d’Africa, valente anke per la qualificazione della Coppa del Mondo. L’Etiopia ha già affrontato il Marocco settimana scorsa prendendone 3 (…), e ieri è toccato al Rwanda, ke le aveva date alla Mauritania. È già semidecisiva: il 2° posto nel girone bisogna strapparlo ai Rwandesi, meglio classificati nel ranking FIFA, ma punibili fuori casa. Arrivo allo stadio sotto una familiare pioggerella, opto per i posti in tribuna coperta. Saliamo le scalette dello stadio, è quell’emozione lì, di quando ti si apre il verde davanti, ti fermi sulle tue gambe ke certi spettacoli van vissuti da fermi e lo stupore ti spalanca il sorriso.

Il seggiolino assegnatoci è in prima fila, appena fuori dalla tettoia, e, xfortuna o purtroppo, a 8 corsie d pista d atletica dall’erba. Uno sguardo parallelo al campo da joco. Gli inni nazionali eseguiti dalla banda cittadina, su quello etiope mi chiama Francesca al telefonino. (da cui “Tutti i ferengi non rispettano l’esecuzione degli inni”.. no, ragazzi, sugli inni è religioso silenzio, come sui titoli d coda, trust me. Poco convincente, eh?).

Le squadre cisi skierano davanti, Zed si gira e mi dice “Orca, si vede ke la nostra gente soffre la fame”. E dopo 10’ decreta “Vince il Rwanda”; come molti connazionali disprezza la sua nazionale d calcio figlia di una federazione corrotta a tal punto da pilotare anke le convocazioni, con risultati sportivi tremendi. Invece verso la fine del 1° tempo uno stopper ruandese (nro 5) esce con problemi muscolari: l’allenatore (“un ferengi, non vale”, si dice in amarico) accetta d finire il tempo in 10 e aspettare d comprendere se il difensore si ristabilisce. Ma lui piange dal dolore, sdraiato appena fuori dal campo, il personale medico sta facendo di tutto per alleviarne la sofferenza, ma è un tutto ke non basta. E l’Etiopia segna. Contropiede svelto e stadio ke deflagra. I capi della polizia corrono affannati indossando il cappello da cerimonia sotto la curva, in parata, come tanti portieri; anticipano (…) la banda ke parte x un giro di pista con tanto di volteggiatore di bastone, e pure i tifosi rwandesi ballano un po’ scontenti ma anke contenti ke finalmente c’è festa non è la loro però è sempre una festa; ma soprattutto i medici ke stavano occupandosi del difensore ruandese lo abbandonano a bordo campo e zompano anke loro a gioire abbracciandosi, accrescendo lo sconforto di Numero Cinque, faccia nell’erba e cuore sottoterra, paracadutista caduto. Il bambino ke prima faceva il giullare sulla pista d’atletica, figlio forse del commentatore, è spaventato dall’esultazione e non fa + la ruota, ma si nasconde sotto la tettoia del 4° uomo invocando la mamma. Io sono contento: la mia paura qdo tiro fuori soldi x andare allo stadio è lo 0 a 0, e sono anke propenso a tifare Ethiopia.

tifosi ruandesi (sì, avevo anke una foto della partita, ma cera dentro un militare, allora avrei dovuto kiedere a Sara e non passava+)
Ma Zed vede lontano e il 2° tempo è pessimo per le antilopi di Walya. Disorganizzate, con qualche elemento intimorito dalla preponderanza fisica ruandese: e ne ha ben donde, il match è piuttosto rude. Arriva il pareggio dei bianki magliati, un tiro ravvicinato ma parabilissimo, la bolgia ruandese proprio al mio fianco. Uno smilzo con okkiali d sole con tempo coperto, ke tenevo d’okkio come personaggio ke trai rwandesi avrebbe potuto regalarmi qke scenetta accontenta il mio spionaggio: nel delirio danzereccio si gira verso la curva etiope e si alza gli okkiali scoprendo un okkio kiuso. Faccio appena in tempo a recuperare racconti e fotografie mentali dell’eccidio ruandese quando apre la bocca. In italiano lo sappiamo tutti cos’avrebbe urlato, accompagnato da espliciti gesti. In inglese grida altro: “Fairplayyyyyyy”. Forse termine capace di irritare ancora d + un etiope: pioggia di bottigliette di plastica e militari ke sgomberano lo spazio ruandese per spostarli esattamente davanti a me, imbandierati e saltellanti. La mia mente insegue la possibilità ke “fairplay” in kiswahili abbia significati ipotesi d particolari abitudini sessuali, ma l’inseguimento è interrotto dal raddoppio del Rwanda, una punizione premia l’inserimento di un ruandese ke insacca facile d testa. Delirium, assolutamente contagiante per me e non per i miei vicini d seggiolino, ke avranno modo d rinfazzarmelo garbatamente la sera seguente, intorno al 3° gol orange. A quel punto la disillusione etiope è totale: lo stadio parte in cori quali “Rwanda, Rwanda” o “andate a lavorare”, e uscendo dal tempio del calcio perduto trenini di etiopi cantano: “I campi di thè ci danno da vivere quelli d calcio no”. Ke in un’annata più pioggiosa avrebbe fatto ridere, oggi fa sorridere.

Ma io sono contento: la mia paura qdo tiro fuori soldi x andare allo stadio è lo 0 a 0, e sono anke propenso a tifare Rwanda. Lasciando il campo in direzione di una messa, penso a quanti Rwandesi portino dietro gli okkiali da sole i segni d quello ke è successo, penso a come gli animi bosniaci ke ho conosciuto cicatrizzino faticosamente e, con un brivido, penso ke tra 5, 10, ics anni potrebbe essere un etiope, magari uno dei miei amici ke qdo c’è l’aria di "qdo piove senza sole" scelga cmqe d uscire colle lenti scure..

curva parabolica ethiope
Wellea ha volia d parlare un po’ + del solito, sarà ke in ufficio non c’è quasi + nessuno, sarà ke tante volte ho risposto diffusamente al suo “How are you” e forse un gradino di confidenza melo sono guadagnato.

“Nessuno d quelli ke conosco tifa all’Etiopia, e alcuni sono andati allo stadio a tifare Rwanda”.

“È vero, degli amici italiani melo dicevano, anke se a dire la verità li hanno sentiti solo dopo il raddoppio ruandese”.

“Il problema è ke il calcio è pieno di corruzione e droga e alcool. L’allenatore kiama jocatori vekki, termini di un sistema di favori”.

“Il problema non è il calcio, Wellea”.

Wellea non capisce o fa finta di non, dikiara: “God knows everything”. Dio conosce tutto.

Provo a capire fino a dove lei, da subito dikiaratasi fervente cattolica, arrivi, lanciandole uno slogan: “E quindi pian piano le cose si possono cambiare..”.

Mi guarda, gira la testa fuori dalla porta, un’ombra bagnata sulle pupille: “Non lo so, è dura”, sussurra.

Qualcuno la kiama, ed esce; non senza avermi ringraziato x la kiakkierata.

lunedì 9 giugno 2008

La vita nel Summer camp - Sami

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2 ragazzi etiopi avevano scritto degli articoli sui cantieri della solidarietà tenutisi qua l'anno scorso: gli articoli erano destinati ad una fanzine ke non è mai stata realizzata. abbiamo deciso di onorare il loro sforzo di scrittura rispolverandoli visto ke in sto weekend a Milano c'era 1 incontro formativo x i campi.. Questo è quello d Sami, in doppia lingua, così anke da un internet point kenyano qc1 può capire..

troppo tardi x trovare titoli alle foto

La vita nel Summer campo può non essere come te l’aspettavi. Tu puoi pensare che il Summer camp significhi semplicemente vivere in allegria con quella gente bianca, facendo qualche piccola attività. Invece vuol dire dimenticare se stessi e vivere per la felicità degli altri.


Non c’è posto per l’orgoglio personale: l’orecchio del Summer camp non vuole sentire queste questioni. Se pensi al tuo onore, odierai l’attività e dell’idea del Summer camp avrai capito meno di una gocciolina d’acqua nell’Oceano che si chiede dov’è finita.

Ci sono un sacco di persone che aspettano il tuo aiuto e il tuo affetto con un caldo sorriso. Devi ricordarti che si tratta di persone differenti, dal bambino piccolo all’anziano. Quando vai da loro devi dimenticarti di tutto, tranne che del tuo scopo.

Quando li raggiungi tu non sei l’uomo che serve le persone, ma diventi il loro strumento perché loro possano fare quello che vogliono. Non scordarti che tu sei responsabile per loro.

Non c’è la differenza nel Summer camp: la nostra differenza è la nostra bellezza. Questo è simbolizzato dall’arcobaleno e l’arcobaleno è formato da vari colori. Persone, situazioni, desideri, posti, tempi, problemi ed emozioni sono contenuti nel nostro arcobaleno. Quando ci sei dentro lascia le tue impronte su questo percorso e le parti dell’arcobaleno diventeranno parti della tua vita.

È questo il significato del Summer camp! Fare piccoli gesti con grande amore, iniziare il tuo lavoro con un bel sorriso, prepararti a prendere sulle tue spalle delle responsabilità, perché tu diventi un membro del Summer camp e, lo ripeto, la nostra diversità costituisce la nostra bellezza.

Se vuoi diventare un membro del Summer camp, rileggi qsto articolo e decidi.

Una volta per sempre.

Samson

balli d gruppo, come in ogni villaggio turistico ke si rispetti
Life in Summer camp means may not as we think behind. We may think that Summer camp means: just living with those white people with joy and doing any little activities... But rather living in Summer camp means that living with different people by forgetting yourself and live for other’s happiness.

In this life the question of self honour has no place. The ear of Summer camp doesn’t want to listen this kind of question. If you compare the activity with yourself honour and hate the activity, again in Summer camp’s mind you have no place even like a water droplet in the Ocean.

There are so many people who wait your help and your love with warm smile. Have you must consider one thing is that these people are different people, starting from the little boy up to the old man everybody wait you. You mustn’t remember anything except your aim when you are going to these people.

When you reach to them you are not the man who serves people. But you become their instrument to do whatever they want. But don’t forget that you are responsible for them.

In Summer camp there’s no difference. Our difference is our beauty. This is symbolized by the rainbow and the rainbow contains different things in it. People, situations, wishes, place, time, problems and feelings are the contents of this rainbow. When you are stay the camp you must take a journey on this track and the parts of the rainbow become the part of your life.

This is what mean by “Summer camp!!”. Do little things with big love, starting your activity with warm smile, prepare yourself to accept and carrying responsibility because you became the member of this camp the reason why you are different as we said earlier in Summer camp our difference is our beauty.

If you want to be member of this Summer camp read this reapeted and decided for once and for all.

Samson

From St. Joseph parish

Addis Abeba

venerdì 6 giugno 2008

Etialia, Austopìa. non mi viene niente d meglio.

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Andrea: E se fosse davvero troppo tardi?
Bart: Tu che dici?
A: Non lo so. Spegniamo tutto e andiamocene lontano da qui!
B: Per andare dove?
Dalla televisione, la voce di Sundance: È l’Australia
A: Australia
B: Australia..
A: Sì, Australia
B: L’Australia non è meglio di qui, Butch
A: L’Australia, Sundance: un’infinità d posti dove nascondersi, un buon clima, un buon mare
B:
A: Pensaci
B: Va bene, ci penso
A: Ok
B: Ok

locandina de IL film
Sta cosa delle teorie dovrei levarmela dalla testa. Ma un giorno se ne andrà da sola, senza salutare, e mi mancherà. Sentirò la nostalgia di quei 30 anni in cui credevo ke molto fosse spiegabile, tra fede&ragione, se solo si cercava bene. Intanto, d teorie, ne cerco anke per gli altri, e non credo nella proprietà intellettuale: sono generoso, faccio girare le mie idee. Allora, se fossi un etiope, mi sa ke la qualità della mia vita dipenderebbe dal nro dei bianki ke mi starebbero intorno: nel mio paesino d’origine vedrei una volta al mese il missionario, nel villaggio + vicino ci sarebbe la piccola sede dislocata di una NGO americana, ad Addis Abeba turisti e cooperanti e insegnanti d lingua. I bianchi vivono dove si sta bene, questo lo si impara subito.

atipico etiope originario dell'Hafar vestito con abiti tradizionali in atteggiamento consueto
E la conferma ce l’ho qdo rifletto su come i giovani locali facciano a cazzotti devoti x andare alla gmg sidneyana. Perché è una galleria del vento ke li porterebbe in una realtà disneyana. Tutti –tutti- sanno ke d quei ragazzi, se riusciranno ad ottenere i visti, non tornerà nessuno. Non so esattamente come succederà, se il giorno dell’arrivo o quello della partenza, mi piacerebbe esserci; magari sarà un dì in mezzo, qdo il prete accompagnatore li radunerà in un Mc Donald, gli darà la benedizione e poi, pulendosi le mani unte di Mc Chicken sui tovagliolini velini pronuncerà ad alta voce, scandendo le parole: “Ora vado in bagno un attimo, mi raccomando, non scappate”. E qdo girerà loro le spalle gli scivoleranno una lacrima e una preghiera muta, per quei ragazzi ke si stanno già sparpagliando, nel nascondino della vita, risposta di anni&anni di sogni, segno probabile ke Dio li ama. Forse per un secondo prenderà pure lui in considerazione l’idea di lasciare l’abito x il costume da bagno, ma poi non lo farà, perché lui non è mai stato coraggioso, da piccolo riconosceva i passi del padre all’ingresso del tukul e scappava ke non aveva studiato le fidel. Ma questa volta invece lo è. Perchè sa che ci vuole + coraggio a tornare in Etiopia ke a rimanere in Australia.

sabato 31 maggio 2008

Kegnia: visite & joki

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marted mattina

svelio presto x andare a floriopolis dove c aspetta suora x portarc a Kibera, la > baraccopoli keniana, forse 1 mln d abi tanti. In Kegnia qasi tutti i nomi propri hanno proprio 6 lettere e iniziano per cappa, in onore al Paese d appartenenza. Kamiti, Kibaki, Kafaso, Kibera, appunto, e Karibu, ke e` il nome con cui sono stato ribattezzato qua. Se qsta regola fosse valida in Italia mi kiamerei Ipaolo, ed e` un peccato ke sia solo una mia farneticazione. Cmqe montiamo su un matato comodo, dove mappisolo finqdo qsto non viene colpito da dietro tipo autoscontro, matatoscontro. Matatoscontrino, x` men3 mi stirakkio, i miei compagni d matato son gia` scesi e risaliti tutti. Guardo un bimbo d 2 anni sulle ginokkia della mamma, mi vede, kiude gli okki lentamente, da vekkio, e gira lo sguardo. Poi esco dalle pagine della Lonely Planet x entrare nel mega slum. Ritrovo i racconti d Ema&Teto, una ferrovia taglia Kib\era e da una parte c’è un campo d golf; ci sono alcuni strani recinti a fianco, e una suora c spiega come qsti siano le assi d legno su cui poggiavano le rotaie, divelte con rabbia sovrumana nei riotti d gennaio.

dalle rotaie lo scarpivendolo e poi il golf

marted pome

La baraccopoli d kibera non la si scrive, ma la si vive, la si annusa; la si mediterà accompagnati da qc1. Il pomeriggio finiamo al YMTC, ke e` un carcere minorile d Nairobi, vicino alla Cafasso House, vicino la ex casa d teto [Ex casa d teto ke e` iperaccogliente, ma ha granpoco d africano, giusto qke cartina e un timido gechino. Certo, spesso non ha acqua e raramente non ha luce, ma la casa d addis e` molto + africa e con qsto inciso considero vinto il confronto d dicembre tra le dimore migliori]. Sul cancello all’ingresso c`e` scritto “motto” e sotto, in kiswahili “punire e correggere”; la restorative justice aspetta fuori, grazie. All’interno ema da` lezioni d kitarra, joca a pallone, sta coi ragazzi insomma; inviteto a portare il diablo lo estraggo e qke ragazzo sappresta a provare a tenerlo su con esiti piuttosto malandati. Finqdo non arriva Saimon, ke cerca d capire: non ha mai visto un attrezzo del genere, gli spiego come fare a gestirlo, c prova e c riesce. Mi kiede: “E poi?”. Beh, gli faccio vedere tutto qello ke so fare, e dopo mezz`ora lo fa anke lui. Allora gli faccio vedere qello ke non so fare, e lui ci riesce. Un`ora dopo e` li` ad insegnarmi, con pazienza, alcune figure di sua invenzione. Non so se è per qsto, ma i kenyani vincono i 3000 siepi dalle olimpiadi del 68 e sono uscito dall’YMTC con un complesso di inferiorità ke suonava una musica tristarella.

io & il fenomeno in 1 sguardo critico ad una guardia che si cimenta in un'arte ke non conosce
marted sera: Tideland, 6.5.

mercoled mattina

men3 varkiamo l`entrata dell`estesissimo territorio ke comprende la Cafasso house, il YMTC, i carceri d media e massima sicurezza, le case delle guardie e delle loro famigliuole, le scuole per i figli, i negozietti, il campo di calcio e i campi d lavoro x i detenuti e ettari d verde, un detenuto alza la testa e mi vede, felpa e pantaloni della tuta (etiope) rosse: “Partigiano!”. La canzone continuerebbe con “portami via”, e me lo sento anke kiedere, ma non da lui.

mercoled pomeriggio

anni fa mela viaggiavo, con paolo o mtc, ragionando super flua mente su qto mi sarebbe piaciuto jocare in una squadra in cui tutti i componenti erano identici a me: qsto avrebbe facilitato d un casino l`intesa, sarebbe stato contemporaneamente joco d sqadra ma anke singolo, ed avrebbe naturalmente incontrato numerose controindicazioni; per esempio tutti i membri della squadra avrebbero avuto i medesimi pti deboli. Mercoled e` successo anke d peggio: anke gli avversari erano identici ai miei compagni. Mi trovavo ad animare con ema il tempo sportivo del carcere minorile e, si sa, il pallone palla italiano come parla kiswahili come sta zitto. 2 sqadre di ragazzi keniani con uniformi spiaccicate, capelli rasati e zero segni d identificazione estetici. Nei 19 secondi ke ci hanno impiegato ad intuire la mia difficoltà nel riconoscimento ho liberato con un imprevedibile retropassaggio (per dare tempo alle punte d salire) il loro attaccante, ke ipotizzavo essere un difensore della mia squadra, ke insacco` allegramente e impietosamente. Da quel momento tutti i jocatori in campo iniziarono a kiamarmi il passaggio qdo ero in possesso d sfera. Bella cosa la diversita`.

mercoled sera: Juno. 7.3. Musica piacevole, fotografia allegra, dialoghi scanzonati. Un po` Lorelai pre Rory, abbinamento troppo facile. Fa molto innamorarsi del personaggio di Juno, come il titolo anticipa, + ke la storia in se` o gli altri personaggi, anticonvenzionali ma d contorno e come tali un po` makkiettati.

gioved mattina

nel pgm della nostra settimana, ema ha messo la messa coi detenuti del carcere d massima sicurezza. Sono rimasto percettivamente impressionato dal vedere enormi condannati a morte kenyani accoglierci calorosamente e poi cantare festosamente per 2 ore; certo, è una manifestazione e nessuno sa cosa c’è nei loro cuori, però fa effetto. Al termine della cerimonia, come da rito, i 2 italiani sono invitati a salutare, magari con un pezzo cantato, già che an dietro la kitarra. Ci mettiamo un po’ a comprendere, e qdo lo facciamo, c guardiamo negli occhi. “Facciamo ‘Bella ciao’?”. “Forse è melio una canzone d Chiesa”. Ok. Camminerò. Applaudirono. Accoglienti.

joved pomeriggio

e stavamo andando a Cafasso qdo passiamo camminando un detenuto ke sta trasportando 2 tanike piene d decine di litri di h2o. lo guardo, guardo ema, capisco. È un secondo. Uno solo. Quello ke c’mpiega il pensiero a trasformarsi in parola, una sinapsi troppo lenta, avevo kiesto d farla aggiustare tanto pagava caritas, ma niente. La verbalizzazione sarebe stata: “Ema, noooooooo!”, ma m’è arrivato prima lo scongiurato sciagurato suono pronunciato dal collega SCEmi: “Can we help you?”. Poi i ricordi s’annebbiano, dolori lancinanti alle spalle, sofferenze cui un povero bianco ke lavora in un piccolo ufficio etiope non è mai stato abituato. Hai un bel dire in momenti come qsti ke le pales3 sono abitate da tamarri..

1 nerboruto samaritano e 1\2
joved sera

Timo lascia la comunità: il suo percorso è ultimato, ha ottenuto la licenza di carpentiere e potrà raggiungere sua mama. È una giornata intensa oggi: le sue ultime ore coincidono colle prime di Henry, ed entrambi vanno salutati come si deve. Anche se non sono di casa non mi sento fuori posto, merito dell’ambiente familiare creato da Sr Rachel, la Mother, Ema, Matieu e Martin; e finalmente possiam suonare “Bella ciao” (anke se sarebbe stata + adatta “belli ciao”) e accennare qke passo d danza tipico d ki non sa ballare. Rimaniamo lì a dormire, ma prima i ragazzi m’intrattengono con una serie di spaccate robotike, merito della loro perizia nell’arte marziale del tae kwon doo (?); Julius riesce a toccare lo stipite superiore della porta della sala con un piede, men3 l’altro è appoggiato a terra e io svengo. Confermo alcune constatazioni etiopi: arti marziali, telefonini e manuali di automiglioramento in Africa dilagano.

Karibu (Paolo)

mercoledì 28 maggio 2008

da Ferengiii!! a Musunguuu!!!

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Diablo e quadernone in saccoccia, volo a Naj-Robi alla corte del Re Becchi Emanuele I. In aereo penso ke po3i scrivere qcsa, amo scrivere per aria, c`e` uno spunto disumano; ma rimando, fin quasi all`ultimo, quando il simil iraniano sedutomi davanti si gira x kiedermi se puo` abbassare il suo skienale. Gli sorrido, fermo ma cortese: “fermo, o cortese: devo scrivere”. Ma la voce dell`aereo cinforma dell`inizio della discesa e cio` ke scrivo si limita ad un 24.5.2008 Addis --> Nairobi.

sabato mattina

Sbucando dalle nuvole cio` ke vedo e` il verde, e con lui inizia il joco delle differenze. Qua nessuno esclama “Non piove, governo ladro!”; meno bianki ke ad addis, i bambini sono davvero contenti d incontrart e darti la mano, e nessuno li ha (mal)educati ad aggiungere la rikiesta “money” alla canzoncina “au-ar-iu, au-ar-iu”. La terra rossa e l`informazione libera. Il kenya e` talmente avanti ke i $ del 1997 non vengono accettati in aeroporto, a differenza ke nel resto del mondo; e poi hanno sciacquoni magnetici, lukketti ke si kiudono all`interno ma da fuori: devi fart mangiare la mano dalla porta, torcere il polso, stare suna gamba. Non l’ho capito neank’io, don’t worry.

sabato pomeriggio

Dove arrivo io non c sono acqua e luce, coincidenza kel mio ospite m’informa non accadeva dal 1956. In contemporanea Stè mavvisa ke in mia assenza lei sé cuzzata la febbre e sé rotto lo sciacquone d casa; Secchio Blu, temporaneamente messo in un angolo, riscalerà la graduatoria delle nostre amicizie locali. Ema vive in un quartiere con alcune caratteristike fisike da borgata, ed è l’unico bianco; mi sa che tutti qua conoscono quindi il suo nome, a giudicare dal nro d persone ke x strada lo saluta d persona e lui non ha mai visto. Anke vero ke il ragazzo d suo ha una memoria d ghiaccio, ke ai primi soli..

sabato sera

Il petroliere 7.4 --> storia d un uomo affetto da un talento nel trovare e valorizzare il nero (inteso come metafora d male, fuori da qualsivolia discorso implicitamente razzista): nella terra (= il petrolio) come nelle persone; finirà x farlo anke in se stesso. Qsto è un bello spoiler, nonne avevamo ancora messi e sera fatta l'ora. La domenica abbiamo visto fuori da una kiesa protestante ke allontanavano gli spiriti maligni popo come il giovane predicatore d sto film.

Domenica mattina

È messa concerto con presentazione alla comunità. Il prete è in ritardo di 40’, le bambine ballerine sfilano ogni 15’ lungo il corridoio centrale (come mostrato qua), i colori sono quelli vivaci della festa. Anke se rimango solo una settimana, vengo kiamato prima dei titoli di coda a dire 2 parole, a salutare (habarini..), a raccontare x’ sono qua. Il sacerdote lascia la parola al catekista ke poi la passa a Ema ke mi gira il microfono; più o meno tutti diciamo la stessa roba, ke siam contenti d esserci e ringraziamo tutti. Pranzo a seguire in sacrestia con parroco, chairman e segretario: pancarrè al burro e sciai ke è tè e latte. In etiopia sciai è solo tè. In tanzania sarà tè latte e cioccolata, suppongo.


jambo, jambo buana, habari Eman, nzuri sana
Domenica pomeriggio

E-man maccompagna in uno dei luoghi topici dell’immaginario di ogni cattocomunista come si deve; è un luogo d appartenenza, cui ho pensato con scandalo e dispiacere molte volte facendo discorsi legati a % e a meno di un dollaro al giorno; sono stato a seguire una sessione allenamento d basket coi ragazzi dell’oratorio d Korogocho, dove ora c’è Daniele Mosketti, il comboniano successore d Alex, il quale però era impegnato in una marcia per la riconciliazione nei luoghi kiave degli scontri d gennaio. E dopo i 3 fiski d Robekki uno sguardo alla discarica, sorvolata da biancuccelli simili a gabbiani e controllata dalla mafia locale x i tesori ke può nascondere (una volta mia nonna ha gettato nell'immondizia dei gioielli, non so se siano arrivati qua. Ma ank’io, qdo soprattutto al mattino vivo con l’impostazione “risparmio d energia”, lancio in pattumiera acqua sporca&;bambini puliti). Uomini altissimi ma non masaj sfrecciano per le stradine della baraccopoli offrendo passaggi, ma non li sfruttiamo. È il 2° giorno della mia vacanza sono un po’ stanco mi kiedo cosa penso d qsti slum e non mi rispondo.

Domenica sera

M.A.S.H. 6.3 non entro nello spirito d cameratismo del film

lunedì mattina

Visito la Cafasso House, una comunità d 5 ragazzi usciti dal carcere minorile d YCTC, dove jokiamo a dama (ma da regolamento kenyano le pedine possono mangiare i damoni), a trasportare ettolitri d acqua, a calcio, a ignorare le telefonate d maurizio. Matieu c racconta del Kenya, d come 40 ministeri tra Kibaki e Odinga abbiano messo qasi tutti d’accordo, e quelli ke non erano d’accordo siano andati a fare l’opposizione. Che è una situazione ke non puoi capire se è bene (almeno c’è un’opposizione) o male (è ridicolo ke l’opposizione sia composta da membri del partito al governo ke van lì per ripicca); solitamente il partito unico fa male, si spera d sbagliarsi.

luned pome

Ritrovo una percezione africana: qsto è un continente in cui è difficile girare film, poikè ha già ovunque una colonna sonora. Qdo guardi un paesaggio d qsta città hai molte probabilità d sentire anke la sua musica, ke arriva da uno stereo o dall’impianto dun matato (l’equivalente dei minibus etiopi, ma dai colori disparati e le foto ke esulano dalle effigi d cristiano ronaldo e cesc fabregas: cantanti pop, cristi, mandela, tag, …). Nell’internet point Roy (il gestore) ha la pagina web aperta del nostro blog. Sono soddisfazioni, sa come conquistare i nuovi clienti (io).

luned sera

La zona 8.6 --> Lo commento su Filmscoop.

venerdì 23 maggio 2008

"La Moldo che cambia..."

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Era un po' di tempo che non giravo per le campagne moldave, più di un mese. Oggi finalmente è successo di nuovo.
C'era da inaugurare una mensa sociale ad Hagimus, paesino al confine con la Transnistria. Alle 9.30 siamo in macchina: io, Igor “il boss” e Natasha in veste di “fotoreporter”. Non facciamo in tempo a partire e inizia a diluviare! Un temporale notturno aveva già un po' rinfrescato Chisinau, che negli ultimi giorni viaggiava intorno a medie più vicine ai 30° che ai 25°...
Ero però contento dell'acqua, in fondo oggi è una festa e come si dice... “sposa bagnata...sposa fortunata!”... perciò la speranza è che lo sia anche per la nuova mensa sociale.
Il traffico è impazzito per via della pioggia, ci mettiamo un po' ad uscire dalla città, ad un certo punto incrociamo un camion con tanto di elevatore e rimorchio; Igor lo guarda e fa: “Lo voglio anch'io! Devo vedere che prezzo mi fanno per uno di seconda mano...”.
Chisinau è ormai alle spalle e il sole inizia a spuntare dalle nuvole, pochi minuti e il cielo è limpidissimo...
Mi guardo intorno e penso: “Ma cosa è successo a questo paese?” L'ultima volta, eravamo sommersi dal fango, il cielo grigio si confondeva con l'asfalto “ghiaioso” e tutt'intorno il marrone dei campi incolti.
Adesso guardo in su e vedo che “il cielo è sempre più blu...” a sinistra i campi ora sono verdi ora gialli, spuntano dei fiori rossi, poi viola ce ne sono pure alcuni arancioni, a destra delle pecore che pascolano con qualche ochetta li vicino a fargli compagnia, davanti a noi una mucca che prova a fare un frontale e sotto... beh sotto c'è ancora l'asfalto “ghiaioso”...
Un'oretta e mezza e siamo arrivati. Scendiamo dalla macchina, Natasha inizia a fare foto ovunque, io ho in mano una pacco di volantini e intanto Igor si infila dentro una porta. A un certo punto sbuca fuori, è in compagnia del “parinte”... vestito nero, barba lunga, capelli con codino coperti da una cuffietta di lana blu... mentre mi aspetto che tiri fuori la chitarra elettrica per spararmi un assolo dice: “Cristo è risorto!”... in quel momento mi ricordo che è un prete e non una Rockstar...
La gente inizia ad arrivare, le vecchiette sono già li, arriva il sindaco, il vice-presidente regionale, un parlamentare... insomma si può iniziare la cerimonia.
Il sole adesso è caldo e fastidioso, l'ombra non è stata invitata...
Dopo qualche minuto, ecco spuntare un gruppetto di bambini, arrivano dall'asilo e in fila per due entrano nel cortiletto.
Li guardo e anche adesso penso: “Ma cosa gli è successo?” Me li ricordavo imbacuccati nei loro vestiti blu, neri, grigi per ripararsi dal freddo moldavo e adesso sono una festa di colori, qualcuno ha già i pantaloni corti, le bambine azzardano delle canottierine, solo uno si distingue dalla massa... completo grigio, cravatta e ai piedi... dei sandali bianchi!!!
La cerimonia giunge al fatidico taglio del nastro, si può quindi entrare nella mensa!
E' molto bella, la tavola è imbandita, la gente si accalca per curiosare, manca solo la benedizione che il parinte non tarda ad effettuare!
L'inaugurazione è completata, ci si siede per mangiare, come al solito il vino non manca (certe cose non sono cambiate...), si susseguono i discorsi di buon auspicio e di ringraziamento e verso la fine spunta anche il capo dei vigili del paese.
Arriva il momento di tornare, risaliamo in macchina, io dopo un po' mi addormento, sarà per colpa del vino o per il sole... boh, sta di fatto che inizio a sognare e... parlo in romeno e pure bene!!!
Mi sveglio, purtroppo era solo un sogno... ma chi l'avrebbe mai detto fino a qualche tempo fa...
Ricomincio a guardare fuori dal finestrino e la mia testa è un ping pong tra l'ultimo viaggio fatto i primi giorni di aprile e quello di oggi... quanti cambiamenti, quante novità... sembra incredibile come si sia modificato tutto e così in fretta... eppure sono passate solo alcune settimane... mah...
Potrei finire qui di scrivere... oppure trovare un finale poetico... o forse romantico... ma adesso mi viene in mente solo Piero Pelù... che proprio romantico non è... è con lui che inizierò e concluderò questo post... e lui direbbe: “E' la Moldo che cambia... ”

Ste

martedì 20 maggio 2008

gnente d nuovo

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Era la fine di aprile quando porto, come settimanalmente accade, il nostro sakketto dell’immondizia dentro i cassoni metallici dalla forma aliena: trattengo il fiato, m’avvicino, e scaglio. Un lavoro pulito, faccio dietrofront e punto la mia casetta.

Alle mie spalle un rumore d corse affannate, soffocate urla allegre. Non è necessario che mi volti, ma lo faccio: miei coetanei etiopi dentro il bidone a cercare i rifiuti dell’uomo bianco. Già scrissi in qste pagine dun episodio affine..

E un giorno imparerò a non scandalizzarmi +, a skiantare il mio bigottismo. So benissimo ke è qello ke succede tutti i giorni, da qdo sono nato; solo ke non lo vedo.

Solo ke non lo vivo.

avevo anke un'altra foto by repubblica, eh. ma mi sa ke sui capezzolaus catta la censura..
change topic: 2 domenike fa, qdo ancora m'interessavo d calcio, si ritirava dai campi Manuel Rui Costa, jocatore d cui sono devoto e d cui po3i parlare circa x sempre. Reputo doveroso un tributo da qste pagine d servizio civile internazionale. Chi + d lui sapeva SERVIRE gli attaccanti, quasi disinteressandosi del goal, con un comportamento calcistico ke indisponeva molti, ma non me ke v ho sempre letto una purissima vocazione all'assist. Noto (con una piccola makkia qst'anno..) anke x l'intelligenza e la CIVILTA' delle sue estern azioni, è stato una stella del calcio INTERNAZIONALE regalandoci colla sua nazionale a noi suoi ammiratori un po' del romanticismo interista, leopardiano, fatto d sofferenza e d secondi posti. Ma, considerato ke po3i farlo, l'ho fatto e lo farò, non vorrei dilungarmi ol3 in qsta sede. Mi limito ad incollare una breve nota oggettiva da wikipedia. Obrigado Rui.

Rui Manuel César Costa, meglio conosciuto come Rui Costa (Lisbona, 29 marzo 1972), è un ex calciatore portoghese.

In carriera ha vestito le maglie di AD Fafe, Benfica, Fiorentina e Milan.

Nella Fiorentina è stato capitano e uomo simbolo sia con Batistuta sia dopo la partenza del Re Leone. Anche nel Milan si è sempre rivelato un esempio di professionalità sia in campo che fuori, fornendo ottime prestazioni (fondamentale il suo contributo di assist alla vittoria della Champions League 2002/03) e accettando il suo ruolo nonostante il suo minore utilizzo dopo l'arrivo di Kaká.

Annoverato tra i migliori trequartisti del mondo, è dotato di grande dribbling e tecnica sopraffina. Nell'assist può essere considerato tra i migliori giocatori di sempre. Nell'arco delle stagioni si è infatti contraddistinto per i numerosi assist decisivi più che per i suoi gol. Dotato di una notevole visione di gioco, trova sempre l'attimo giusto per servire il compagno e metterlo nella miglior condizione possibile. È stato assieme a Figo il miglior giocatore portoghese dell'ultimo ventennio, seppur con la nazionale non sia riuscito a raccogliere quanto seminato (se si esclude il Mondiale Under 20). L'occasione più importante è stata senza dubbio l'Europeo 2004 giocato in casa e perso in finale contro la Grecia.

Scoperto dal celebre Eusebio a soli 9 anni, Rui Costa è entrato nelle giovanili del Benfica, dove ha subito bruciato le tappe, imponendosi ben presto all'attenzione nazionale e internazionale. Nel 1991 conquista il Mondiale under-20 con la nazionale portoghese.

Nel 1994 si è trasferito in Italia, nella Fiorentina, diventando subito un idolo dei tifosi e vincendo la Coppa Italia nel 1996 e nel 2001 e la Supercoppa Italiana nel 1996.

Nel 2001 è stato acquistato dal Milan per la cifra record di 85 miliardi di lire. In rossonero ha giocato con continuità per tre campionati, segnando pochissimi gol ma collezionando un numero straordinario di assist (ben 65 nella sua permanenza a Milano). Nel 2004 è costretto alla panchina dall'affermazione del giovane talento brasiliano Kaká. In maglia rossonera ha vinto la Champions League, la Coppa Italia, la Supercoppa Europea nel 2003 e lo scudetto e la Supercoppa Italiana nel 2004, disputando anche la finale della UEFA Champions League 2004-2005, persa ai rigori contro il Liverpool.

Il 25 maggio 2006 ha rescisso consensualmente il contratto che lo legava al Milan ed è tornato al Benfica, sua squadra del cuore, dopo che aveva più volte dichiarato di voler terminare la carriera in quella squadra.

L' 11 maggio 2008 ha giocato la sua ultima partita con la maglia del Benfica, ritirandosi, così, ufficialmente dall'attività agonistica. Pochi giorni dopo il suo ritiro è stato nominato direttore sportivo del Benfica.

rui pablo..

lunedì 19 maggio 2008

pensieri (e)migranti

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È un po’ ke non si scrive.. raffica d compleanni, manca la luce, nuove conoscenze, viaggi in arrivo. Materiale ce né, sia mentale ke di già scritto. Approderà.

10 giorni fa me ne tornavo con Gheracho dal carcere e lo mettevo al corrente ke qke giovane qst’estate sarebbe andato alla Giornata Mondiale della Gioventù, a Sidney; ricordando come della spedizione etiope per Colonia fosse tornato solo l’accompagnatore, gli ho kiesto se 2° lui i pellegrini di quest’anno avrebbero provato a rimanere in Australia.

“Non saprei, Paolo. È difficile conoscere i cuori degli uomini”.

“E tu, cosa faresti?”.

Mi guarda e capisco ke questa volta ascolterò la verità. Ci conosciamo da un po’ e ci tiene alla mia amicizia.

“Io so benissimo che cerkerei di restare là”.

“Ma perché? Hai un bel lavoro, degli amici… Se poi là ti beccassero, ti facessero tornare indietro, ma qua avresti perso la tua posizione, sarebbe una fregatura!”.

“Sì ma certi rischi vale la pena correrli. Non lo farei solo per me, ma anche per la mia famiglia”. Intende dire che manderebbe in Etiopia ai suoi genitori le rimesse, ma anche che gli piacerebbe guadagnare un po’ per i suoi figli, anzi, magari farli nascere in Australia.

fatica quotidiana
Gheracho mi lascia al cancello di casa, è sabato. Penso a come debba sentirsi una terra non amata, penso però che certe volte per capire di amare la propria madreterra bisogna stargliene lontano. Penso che una volta si sarebbe potuto misurare l’indice di benessere umano di un Paese indagando quanto le persone amassero la propria patria (alla faccia di sviluppo&ricchezza), e a come oggi qsto non sia possibile, ke mi sa ke la gente assorbe i propri sogni dallo skermo multicolor, ke trasmette prettamente americano.

Non lo so, sono in corso di lettura di Bilal, non mi piace comè scritto, ma mi piace quello ke scrive: è l'avventura di Fabrizio Gatti ke prova ad emigrare in Italia partendo dal Senegal. Non credo, anke se sarebbe un epilogo ad effetto, ke io stia metaforicamente cercare d fare lo stesso. Però qdo ero a Milano la mia città mi è piaciuta molto; ne ho apprezzato soprattutto la leggibilità. Caratteristica provabile solo x qualcosa di familiare, ke fa casa.

Ieri Sister Dreludge mi diceva ke lei era originaria di un paesino piccolo, dove la sua famiglia (11 fratelli) aveva un tukul. Non sapeva se era bello, ma a lei, ke aveva viaggiato tanto, piaceva moltissimo.

domenica 11 maggio 2008

piano&forte

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Ok, t kiedo 1 sforzo: viaggia nel tempo. Arriva al punto del mio ultimo respiro, ci 6? È qello dopo il penultimo, non si sbaglia.. Ecco, adesso vai avanti d poco, 3 secondi.. Pausa, pausa! Metti in pausa. Lo vedi l’elfo colle ali? Mi sta dando un codice: quello è lo skypass della mia vita: ke mi posso rivedere pensieri parole opere o missioni, scegliendo la visuale, l’eventuale splitscreen, il tono della voce fuoricampo ke pronuncia i miei pensieri; magari opziono Dan Piterson. È consultabile mentalmente attraverso un software ad attivazione psikica ke non sto a spiegarvi ora. C’è Gates ke mi pagherebbe in vite umane per avere quel segreto, ma cicca. Robert, eh! Non Bill.

However: selezionando con noogle “concerti di pianoforte dal vivo”, in ricerca fresca (non quella avanzata, ke nel frigo ha preso l’odore delle ricerke avanzate vicine) -ordine cronologico- partirà il sabato 10 maggio 2008, Addis Abeba. il mio 1° concerto di musica classica. Il mio 1° concerto d pianoforte.

tipico pappagallo etiope immort alato da Ste
Invece dei ben assortiti semini, mettete del caviale nella vasketta del vostro pappagallo. Ok, tornate a leggere.

Un sacco d gente famosa si kiama “Levi” di cognome. Gente morta, gente viva, una boh. Ke poi la Rita forse fa Levi di 2° nome, + ke d 1° cognome, ma non credo. Beh, sto qua di nome fa Levi. Lasciando stare Levi figlio di Alfeo, se porti un cognome tanto prestigioso al posto del nome o fai ridere o farai sognare. Come se kiamassi mio figlio “Tolkien”. Tolkien Dell’Oca, un joco fantasy. Ma tiro il dado e vado avanti; il nome Levi proietta miriadi d aspettative sul cognome, ke non delude. Svia, perché svia, ma non delude: Moscovici.

Ora in testa mi creo questo avatar di un gigante silenzioso, anziano e siberiano. Suonerà il pianoforte all’Istituto Italiano d Cultura stasera. Andrò a sentirlo. Anke qua, la domanda non è “Perché?”, piuttosto “Perché no?”. Adoro trovarmi dove non c’entro niente e qsta era popo una succulenta occasione. Come quella volta kero andato a fare il provino x non ricordo qale sfortunato reality duna peitivù e qdo m’han domandato perché volevo partecipare a qel programma, gli ho kiesto cosa gli faceva credere ke desiderassi farlo. Volevo partecipare al provino, kè ben diverso.

However2: Al Levi gli piace suonare bene il pianoforte. 26enne, sorridente, congolese adottato da Europei. Entra vestito d nero, con una camicia nera a piccoli puà bianki; peri miopi tinta unita grigiona. Poi inizia a suonare.

(..)

Il dubbio ke massedia qdo Levi’si siede e si tocca il seggiolino x regolarne l’altezza, con la perizia degli abituè delle fototessere da metropolitana, è cosa devo fare. Ad ascoltare la musica non suono molto bono, figurat qella classica. Forse dovrei pensare con colonna sonora. Via, Levi va.

Pensiero n.ro uno: adoro le costanti mentali ke accomunano tutti i suonatori d pianoforte. E le costanti mentali ke accomunano tutti i cestisti, ke è la stessa cosa ma dall’altra parte. La stessa cosa ke sono i cambi d velocità nella gestione della rispettiva disciplina. Dall’altra parte, jakkè musica&sport, jakkè individuo&squadra. Uno appare lento ma è musicale, l’altro appare sornione ma è sportivo. Socialmente i cestisti sono fantastici, hanno l’okkio ke capta umorismo, stati d’animo, pieghe della serata; e non necessariamente devi essere un play x rimanere dentro alla partita. Nell’uno vs uno i pianisti fanno del bene vero, portatori d armonike asimmetrie ke t fanno godere quell’oasi della vita ke trascorri con loro e maledire quell’altra, in cui hai guardato il papà con okki da Tamburino e gli hai detto cantilenante: “Ma io non voglio suonare uno strumento, voglio fare il calcio”.

mister tam burino rimettiti la maglia
Pensiero #2: cerca i dettagli. Il pianoforte ha il cofano tenuto sollevato da un legno a forma d mazza da baseball, forse x sentire melio la voce del motore, in effetti l’autista skiaccia i pedali e ci guida in viaggi inidividuali. L’artista si spende in facce (sognà domenica), sopracciglia alzate, corrugamenti e corrugafronti, è assorto, ma anke assolto: è un pianista, io nn c capisco niente d qsti suoni ke produce e magari fare un po’ le smorfie da cinema + ke da musica lo aiuta davvero. Poi sui passaggi + lenti, in un gesto delicato e virtuoso, si appoggia la mano sx sulla coscia, il mignolo un po’ alzato ke digerisco meno, e suona, ad okki sokkiusi, solo colla dx. M’illumino: Giampiero! Giampiero sarà stato un 74 ke ho incrociato in oratorio in occasione dun torneo, l’avrò visto jocare 2 volte, ma ciaveva quella cosa ke melà lasciato lì, dove non viene via, indissolubile magnete da frigorifero: era un giocatore d fascia ke jocava perennemente colla mano sulla coscia. Paolone o Fabietto sanno siqramente raccontarlo con + proprietà; fattostà ke la prima volta ke telo trovi davanti t kiedi: “Ma qsto cià male alla gamba?”, ke lui tà già fatto 1 tunnel ed è finito a crossare. Sempre con qella mano sulla coscia, agile&elegantissimo. Giampiero, mi pare si kiami.

Pensiero C ? qsto figlio d ambasciatori è diventato un mezzo mago del piano: (ma) pensa se non fosse stato adottato in europa, col piffero ke qc1 gli faceva suonare il pianoforte. Forse un po’ tutti abbiamo un talento specifico, artistico o sportivo o, e bisogna vincere la tombola del vivere la situazione ke telo faccia sbocciare. Ke ne so, magari l’aiuto mozzo del pirata Edward England aveva una mostruosa predisposizione alla regia, ma nel XVIII secolo non lo sapeva e non sene faceva niente. O magari Teto sarebbe stato un ventriloquo da paura, ma nel XXI secolo non è un’abilità riconosciuta, non l’ha coltivata e ora si fa il servizio civile con caritasambrosiana e x un anno si gira il mondo pagato dallo Stato Italiano, cioè da Berlusconi. Cosa sarebbe stato Salvatore Schillaci nel MedioEvo? Magari lo portavano su un’isola e lo lasciavano lì con una noce d cocco da prendere a calci attendendo il suo salvatore, altro ke notti magike.. Però sempre nel calcio finisco, anke coll’arpeggio di Sciopèn.

africa e clemenza
Intervallo: essendo all’Istituto di Cultura Italiano siamo gli unici italiani della serata di beneficienza: non è la beneficienza ke irretisce, probabilmente la musica classica; d'altronde è anke il mio 1° concerto dice Dan. Ah no, c’è un altro italiano, anziano, Lacoste, uscito prima x rispondere al telefonino, c sta ancora urlando: “Ma và sti ******* d inglesi, non ho capito un *****!”. Ride. Piango.

Cambio: danno fiato al Levi gli Addis Crickets ke gli si alternano ogni 2 pezzi. Loro ben assortiti: giovane bionda con un casketto con frange lunghe davanti e corte dietro tipo Mariel l’amica umana d Memole, una cantante etiope d mezz’età ke fa l’Alto, uno Zambrotta ballerino, una Marta Mc Peake cinquantenne rossa con capelli lunghi e riccioloni dagli sguardi di classe e un tenore ke c sa fare. Si guardano sorridenti, annuendo, lanciando l’assolo d uno o mandandosi sms d amore cogli okki. Cantano vario dalla tradizionale swahili, a quella + protestante inglese, a un folk con versi ripetuti.

è guarita e suona il bongo
Oh, bello pensare col pianoforte, c scrivi dei post da funghetti, Tamburino Giampiero e l’aiutomozzo ma dopo mezz’ora finisce ke mi guardo le scarpe e mappisolo. Dal fossato della mia ignoranza mi sento in sintonia col pappagallo, vai a sentire cosa dice dopo il caviale..

“Io preferisco i ben assortiti”.

pppppppppppppppppppppppppp

sabato 10 maggio 2008

c senti?

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Radio Scarp continua ad ospitare MONDO, spazio dedicato alle storie estere che vogliono protagonisti gli SCE.

In onda ogni domenica su Radio Marconi dalle 9.15 alle 11.15, Radio Scarp è una rubrica curata dalla redazione del giornale di strada Scarp de' Tenis. O melio, noi pargliamo con Marta, poi non sappiamo ki tagliaincolla.

Ma qc1 sera accorto ke Sergiovane, nel 1° post d sponsorizzazione della radio aveva scritto "clikkando" con 2 cappa? Il rivoluzionario..

Radio e Marconi
Artificialmente puoi udire la trasmissione alla radio e le frequenze di Radio Marconi le bekki qui.