giovedì 17 luglio 2014

Bolivia: molto vicina, estremamente lontana! ...attraverso un nuovo solstizio d'inverno!

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Il rientro in Italia è stato costellato e farcito di sorrisi, abbracci, sguardi curiosi, vita quotidiana che ha continuato a scorrere in mia assenza, amore, fugacità, densità di momenti. Una scorta di emotività e affetti… e ancora pervade le mie membra quella gratitudine per tutto quello che la vita mi sta dando, per tutto quello che ho a casa: famiglia, amici, colleghi, compagni di università, la comunità di San Leone Magno, Michele…

È stato rapido, inebriante e frastornante e ciò ha fatto sì che il mio ritorno a Cochabamba fosse alquanto emozionante. Il viaggio è stato velocissimo, non solo perché questa volta avevamo un volo più umano e leggermente più corto, ma perché la mia mente ed il mio cuore si sono sentiti catapultati all’improvviso in una situazione già conosciuta…dopo averne appena salutata una altrettanto familiare...







Ho sentito densissimo il rientro in Italia, me lo sono goduto ma allo stesso tempo è sfumato via in un soffio di vento. Sono tornata in Bolivia e seppur in patria è stato significativo tornare, pareva come non avessi mai lasciato l’America Latina, che mi ha ri-accolto come fossi a casa mia. Scendere dall’aereo a Cochabamba è stato fortissimo, una vampata di emozioni e sensazioni elettriche e frizzantine hanno scompigliato il mio essere. La città mi pareva più bella che mai, tranquilla, quasi in silenzio ad attendere il nostro ritorno..una luce limpidissima e saporita illuminava le strade e i monti. Rimettere piede in casa poi…il mio stomaco si contorceva da tutta la grandezza di quello che stavo vivendo, un  momento commovente.





E poi il rientro al lavoro, qui in Pastoral Social Caritas Cochabamba, un po’ in sordina, con “calma”, parola gettonatissima qui e che ancora urta un po’ i miei nervi, ma ora i miei piedi cercano di trovare un’andatura più consona al terreno boliviano, con un paio di scarpe più adatte spero…in grado di non farmi sprofondare, anzi di farmi sempre proseguire, anche dovessi avere vesciche ai piedi.



Ma la voglia di avventura e di conoscere la Bolivia freme più di tutto e quindi in realtà venerdì 20 giugno mattina, dopo essere arrivati in città, abbiamo disfatto i bagagli e ci siamo rimessi in cammino con zaino in spalla, alla volta di…Vacas, per partecipare al Capodanno Inca o Aymara (come dir si voglia) e al festeggiamento del solstizio d’inverno.
Quindi una volta fatto lo zaino venerdì pomeriggio ci siamo incamminati per raggiungere questa comunità rurale del Valle Alto, a sud-est della città di Cbba, nella provincia di Arani.
Si arriva facilmente prendendo il trufi per Punata e poi da lì quello per Vacas. In un paio d’ore abbondanti si arriva, dipende da che mezzi si prende e da quante fermate fa lungo il cammino.

Partiti con il sole e con il calore che accarezzava la pelle, arrivati con il buio delle 19 di sera, con formicolii di freddo che intorpidivano tutto il corpo.
Vacas prende il nome dalla parola quechua Wak’a che vuol dire tempio, luogo sacro e si trova sui 3400m s.l.m, un bel freschetto!










In questo w-e avventuriero ad accoglierci con calore (che serviva assai) e farci sentire parte di questa terra c’erano hermana Cherubina (dell’Italia meridionale), hermana Cristiana (del Brasile) e padre Enrique (autoctono), parroco della comunità rurale. Non eravamo soli Davide ed io, c’era qualcuno pronto ad aspettarci, anche se avvisati all'ultimo secondo.





Siamo andati a dormire presto perché ci aspettava levataccia alle tre e mezza del mattino, per ritrovarci tutti in piazza alle quattro. In realtà poi il gruppo che saliva al monte per assistere al levar del sole, si è riunito con calma verso le cinque e così abbiamo percorso un bel pezzo di strada in macchina per raggiungere i piedi del monte, dopo aver recuperato preziosissime coperte!!! 




Poi inizia la salita, sotto questo cielo scuro, ancora dormiente, puntellato di stelle; torce che si muovevano irrequiete, piedi scalpitanti, echi di voci, qualche suono quasi tribale, fiatoni, slanci, tonfi di passi nella terra morbida e curiosità, tanta curiosità. Eravamo gli unici gringos bianchi, ma non gli unici novellini all’evento. C’erano persone che vivevano nei pressi di Vacas e altri che venivano da fuori, alcuni dalla città. 















Arrivati su sul monte si aspetta il sorgere del sole, e mentre lo si fa ci si prepara ad accogliere le luci dell’alba con l’accensione di un grande fuoco. Qualcuno si abbandona all’aspra terra fredda e sassosa per riposarsi un po’, gli uomini della comunità si mettono a fumare, i bimbi si rannicchiano accanto alle gambe delle donne, alcuni cani corrono e annusano l’aria. Il fermento sale, si prepara tutto l’occorrente per perpetuare il rito della k’oa. Si crea un altare di pietra dove porre le offerte che poi vengono bruciate e bagnate di alcol ai quattro punti cardinali, imbevendo la terra per ringraziare la Pacha Mama, la Madre Terra...fino all'ultimo respiro del fuoco.

https://www.youtube.com/watch?v=KIwtQC27km0




Si iniziano i discorsi in quechua che arricchiscono il rito e l’attesa del saluto al sole: evidentemente incomprensibile, ma a tratti intuibile, questo parlare pareva un incitare los compañeros a proseguire avanti, a credere al “cambio”, al cambiamento, alla politica del presidente Morales, e un ringraziamento al parroco e al sindaco per l'organizzazione dell'evento. Padre Enrique ci invita ad avvicinarci al grande falò per renderci partecipi e per lasciarci documentare l’evento. Il fumo dell’altare ardente mi fa lacrimare gli occhi, seguo confusa tutto quel parlare e partecipare al rito, accecata letteralmente …poi fra le montagne che si stagliavano massicce davanti a noi, eccolo!

Ora l’Inti Raymi (fiesta del sol) giunge al suo punto culmine: fra due cime che troneggiano di fronte a noi il sole comincia la sua scalata verso il cielo, come se la Madre Terra gravida facesse fuoriuscire tra le sua fertili gambe il seme del sole, del dio sole.









E non a caso il monte su cui la comunità e noi curiosi, ammutoliti spettatori siamo saliti per assistere al Capodanno Inca, rappresenta uno dei due seni di donna con i quali vengono identificate queste due cime che si trovano nei pressi di questo piccolo pueblo che sia chiama Paredones, ad un paio d’ore di cammino da Vacas.
Al levar del sole il popolo radunato alza le mani verso la luce, i palmi rivolti a quella palla calda quasi assetati di energia nuova, per godere del calore sprigionato che si irradia sulla pelle, nei corpi, quasi a rivitalizzarsi per un nuovo anno ricco di lavoro e sfide.
E il gesto di felicità e condivisione che seguiva era quello di abbracciarsi dandosi un paio di pacche sulla spalla e baciandosi su di una guancia, l’ordine dovrebbe essere spalla bacio spalla tra donne e tra uomo e donna…tra uomini senza bacio, se ricordo bene.











Però l’abbraccio di gente del campo che, come qui si dice spesso, pare diffidente e restia a dare confidenza, lassù su quel monte materno e illuminato dalla potenza irrompente del sole mi è parsa la cosa più naturale del mondo, come se appartenessi a quella dimensione, a quella Terra. Per un attimo ho dimenticato di essere straniera.

E intanto girava l’immancabile bicchierino di alcol, non so bene di che tipo e le foglie di coca da masticare. Impossibile rifiutare! Chiedetelo al Gringo eh eh


Poi non manca la musica con strumenti autoctoni e caserecci e motivi in quechua con sonorità peculiari e incomprensibili =)
E infine l’invito a condividere patate e manciate di grano con tutto il gruppo =)

 

Ma la nostra avventura non si è fermata qui…una volta tornati a Vacas e recuperato un po’ di energie con una super colazione a base di uova e la calorosa accoglienza, nuovamente ritrovata, della simpaticissima hermana Cristiana, ci siamo ributtati in cammino alla volta della ricerca della cascata di Toro Warkhu.
Abbiamo camminato sotto il sole che oramai aveva recuperato il centro del cielo e tutta la sua forza splendente e ardente, ma che spettacolo di panorama!!! Cammina cammina, l’esistenza di questa cascata pare una leggenda…infine dopo quasi tre ore di cammino, tornando al monte del Capodanno e proseguendo tra le montagne, ecco trovata questa lingua d’acqua dirompente scendere giù da una montagna, rintanata ben bene nell’angolo di quel paradiso di vegetazione aspra e densa di odori e forme.


























Tornati da questo giorno incredibilmente ricco e pellegrino ci aspettava una cena intima con hermana Cherubina, che ci ha coccolati come figli, una piatto caldo contro il freddo stuzzicante della sera e due chiacchiere con padre Enrique.
E infine la domenica mattina la messa celebrata metà in castigliano e metà in quechua alle 6:30: una celebrazione dal sapore andino, campesino, un po’ assonnati e infreddoliti, ma rispettosi e curiosi di assistere ad alcuni gesti particolari.
Alla fine della messa, riunitisi attorno al corpo di Cristo, un momento di condivisione tra l’hermana, il parroco e i parrocchiani presenti per le attività recenti svolte nella comunità.

https://www.youtube.com/watch?v=GuB08nOPiSk&feature=youtu.be


(attraverso questo link potrete ascoltare un canto in quechua durante la celebrazione della messa campesina)









Le persone portano in chiesa l'acqua affinché venga benedetta




Lasciamo Vacas.... e torno a casa con la testa frastornata, con il desiderio di poter afferrare tutte le sfumature di questa incredibile terra boliviana...



Che botta di vita!

[per le foto si ringraziano anche gli occhi artistici del Gringo, sempre sul pezzo!

I video consigliati dai link sono di mia grezza produzione ;)]

giovedì 3 luglio 2014

Etiopia, cds 2004: come eravamo.

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Ai più potrà sembrare un'operazione nostalgica.


Per noi è recupero della memoria di un'esperienza che in 18 anni ha coinvolto centinaia (ma anche migliaia non sarebbe esagerato) di giovani.
E così, un po' per passione un po' perché in tempo di crisi "non si butta via niente", proviamo a recuperare in rete ciò che nel blog non ha trovato spazio, perché allora ancora il blog non c'era.

Beh, se leggi questo post e hai voglia di aiutarci a trovare altro materiale da condividere...sai come trovarci. Noi te lo pubblicheremo volentieri!


ETIOPIA 2004
(grazie a Simona, prima cantierista e poi coordinatrice, per la segnalazione)


Bolivia: Nos encontramos al Correos!

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Sguardi fugaci, guardinghi, curiosi...
Bancarelle inquiete...strade brulicanti
di vite che amoreggiano, che cercano ristoro,
che attendono, che passeggiano, che non vedono l'ora passi
veloce questa notte aspra,
che si sentono sole e si chiudono in cappelli e sciarpe di lana.
Luci come fosse Natale...è inverno in città
eppure la giacca rimane rannicchiata
sulle mie ginocchia.
Solo un leggero formicolio mi stuzzica la gola...
Un fuoco d'artificio esplode all'improvviso davanti a me,
risvegliando la mia sete di fantasia
e mi invita alla penna che si mette
a far capriole impacciate sulla carta vergine e intonsa.
Mi sento a casa eppure così lontana...
Cerco di far parte di un qualcosa di più grande
che mi possa regalare un senso di
appartenenza.
E intanto me la vivo!



martedì 1 luglio 2014

Bolivia: De Ida y De Vuelta

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Hace mucho tiempo…

Che non sto scrivendo, ed è così perché sono successe molte cose…

Vorrei iniziare dal nostro rientro in Italia e dal viaggio meraviglioso fatto in notturna su uno dei pullman boliviani, attraverso paesaggi lunari, resi ancora più meravigliosi dai giochi di luce creati dalla morbida illuminazione della luna, che si riflette sulla terra arida e bianca e all’improvviso viene oscurata dal passare sotto a boschi di altissimi eucalipti. Poi c’è l’arrivo a La Paz. La Paz è infossata in una valle, sembra costruita li per errore e che stia attaccata agli erti pendii delle Ande non si sa per quale miracolo. E’ tutta in pendenza e come Cochabamba, da l’impressione di un immenso formicaio che sta aspettando le prime luci dell’alba per despertarse e quando si sveglia, rivela il suo carattere di metropoli. C’è gente di tutte le nazionalità a La Paz, e probabilmente, come ai tempi della conquista spagnola è rimasta uno dei crocevia del sud America. Si può incontrare di tutto, dai campesinos che ruminano in continuazione la loro immancabile foglia di coca, ai super uomini d’affari in giacca e cravatta; dai disperati che senza una meta vagano per il mondo, ai faccendieri di tutto il mondo che rinchiusi in lussuosi uffici si spartiscono le enormi ricchezze di questa terra. Però la nostra tappa a La Paz si chiude in fretta.

Italia, la formazione: un mordi e fuggi, o usando la terminologia del film “Fight Club”, una formazione “porzione singola”. E’ servita, per carità, però è stato tutto molto rapido.

Poi di nuovo in Bolivia, e come da tradizione noi boliviani non riusciamo a star tranquilli, così atterriamo a Cochabamba, il tempo di lasciare giù le valigie, mettere un po’ a posto la casa, mangiare qualcosa e poi di nuovo in viaggio alla volta di Vacas, per la celebrazione del capodanno Aymara: Inti Raymi.

Così di nuovo con la testa tra le nuvole, a pochi chilometri da Cochabamba, che è dove dobbiamo fare servizio, eppure così lontani dalla realtà di quella grossa e caotica città. E via a viaggiare con la testa, a sentirsi come alcuni dei miei personaggi preferiti, come i grandi viaggiatori, mai sazi di conoscere e mai comodi in un posto. Come il famoso Ulisse o il meno conosciuto Corto Maltese, che mai si sentono quieti, mossi da una grande irrequietezza viaggiano, non per viaggiare, ma per vivere per esaudire un loro più profondo desiderio e non per fare del volgare turismo. Ed è questa voglia che ti apre alla gente, all’incontro, e incontrando ci si rende conto di quanto poco si conosca, di come il proprio mondo sia piccolo.

E così, riempiendosi di stupore, a volte ci si rende conto di quello che la nostra fretta di vivere ci fa dimenticare, che la felicità, a volte sta proprio nella semplicità, che il più delle volte è sotto il nostro naso, ma noi siamo così concentrati a guardare lontano, a mirare con il cannocchiale che le cose belle, che ci stanno vicino, ci scappano.










lunedì 30 giugno 2014

Bolivia: Profumo di arance e odore di patate tra le dita...

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Questa domenica è iniziata semplicemente, e così si è conclusa...con semplicità.
Ma una di quelle semplicità, scusate la ripetizione ma è la parola del giorno, che nutre le fibre del tuo essere e ti restituisce un senso di appagamento fortissimo. Ti restituisce senso alla tua presenza..al tuo stare.

Questa mattina, dopo la messa nella parrocchia di Condebamba, siamo stati invitati da Padre Sergio (prima parroco di questa realtà, dove forte è la presenza di missionari bergamaschi) presso il seminario San Luis, dove attualmente copre il ruolo di direttore spirituale.

Il seminario ospita non solo seminaristi, ma anche studenti, volontari provenienti da diverse parti del mondo e della Bolivia, ciascuno con un accordo diverso rispetto al proprio soggiornare lì, ma tutti attivi nella gestione e nella cura del luogo e dei momenti comunitari.
Stiamo imparando a conoscere questo bellissimo posto, che gode di un silenzio ed una tranquillità rigeneranti nonostante si trovi non troppo lontano dal centro o comunque da zone molto movimentate, anche perchè è sede della raccolta dei diversi aiuti che Pastoral Social Caritas Cochabamba (nella quale prestiamo servizio) raccoglie a fronte delle varie campagne che organizza.

Dato che questi preti sono sempre stra-impegnati e bisogna un po' rincorrerli ;), Padre Sergio ha pensato bene di invitarci a passare il pomeriggio in piscina lì nel seminario, per chiacchierare un po' e confrontarci in maniera informale...ma a farci compagnia c'era un bel gruppetto di bambine e ragazzine della Ciudad de los niños (per maggiori infos http://cdn.org.bo/it/chi-siamo), 




40 anni - un milagro de amor!


un posto spazioso e accogliente nella parte nord della città, sotto le montagne andine, che guarda alla città con allegria e voglia di crescere insieme. Casa di bambine/i e ragazze/i allontanati dalle famiglie per diverse ragioni o abbandonati, con la possibilità di far rientrare ove possibile nel nucleo famigliare. E che ora gode della direzione del mitico Padre Gianluca, prete bergamasco conosciuto durante le settimane di volontariato in Abruzzo, post terremoto! Che piccolo mondo!!



 


 
Ebbene si è rivelato un pomeriggio di puro divertimento in compagnia di queste bellissime bambine desiderose di calore e di gioia! Il calore sprigionato da questo incontro ha compensato il gelo dell'acqua della piscina!!! E via a trasportare qua e là bambine che non sapevano nuotare, a regalare sguardi entusiasti e a riceverne altrettanti...e a raccoglierne anche qualcuno incerto e diffidente in un primo momento...ma poi fiesta alla grande!
Alcune di loro le avevamo conosciute in aprile en el día del peatón (il giorno del pedone), 









durante il quale avevamo approfittato per andare a visitare la realtà della loro comunità, e oggi al nostro arrivo ci hanno riconosciuti subito e con tanta allegria, come quel dí ci hanno regalato tanto affetto.

Buffe faccette tremolati per il freddo che con gridolini strampalati scuotevano il mio stare lì in quel momento.

Nulla era previsto e organizzato, eppure che meraviglia questo pomeriggio!!


In seguito abbiamo fatto merenda nel giardino del seminario, tra utensili da lavoro, uccellini, conigli bianchi e panciuti, orticelli e arance succose da mangiare, attorno ad un tavolone di legno.

Il sole che tornava a nascondersi tra le monatagne, due palleggi con la palla e corsette impacciate e curiose. Ricerca di carezze, voglia di sentirsi parte di un tutto, voglia di stare assieme con semplicità e condivisione.

Un momento che ha questo sapore qui...https://www.youtube.com/watch?v=Zq5S5sH1Ikk


Poi sono rimasta al seminario fino a sera, ho parlato un po' con Padre Sergio, una chiacchiera molto semplice ma rigenerante e accogliente.

Consiglio a voi lettori del materiale suggeritomi per soddisfare la mia sete di spiritualità http://www.parrocchiaredona.it/ ...
Mi sono sentita voluta bene e ascoltata...parte di un qualcosa...partecipe!


e poi un invito essenziale, chiaro, limpido...«Ti fermi a cena? Ti dovrai accontentare di una cena in stile seminario..».



Urca urca se mi fermo!!! Non poteva concludersi al meglio questo pomeriggio improvvisato...una cena sobria, ma saporita...c'erano delle squisite polpette di quinoa!!! mmmm gnam gnam! E dell'ottima compagnia. 

Una cena condivisa, con i ragazzi residenti momentaneamente presso il seminario, resa speciale dalla parte finale durante la quale, mentre si sbucciavano insieme le patate per il pasto del giorno dopo, si chiacchierava, si rideva e si scherzava...si faceva un po' il punto della situazione con Padre Sergio rispetto agli impegni dei ragazzi tra lavoro, studio, volontariato...ai turni di lavoro presso il seminario, al come era andato il w-e per quelli che lo avevano trascorso con le proprie famiglie che vivono nel campo, nelle zone rurali del dipartimento di Cbba..un momento per condividere come si sta e come proseguono i proprio progetti quotidiani.


Insomma tornata a casa con il mio zaino rosso pieno di gratitudine per una semplicità disarmante che ha la forza di riaccendere le mie membra assopite e assetate di Vita vissuta e condivisa.

...ritorna questo motivello bello a colorarmi la Vita 

https://www.youtube.com/watch?v=S5xj4ROH_1c

a ricordarmi perchè sono qui, cosa cerco, cosa posso trovare tra capriole, salti, attese, inciampi, passi incerti, gambe tese, scoperte, assaggi, sfioramenti, prese...



E continua la salita!!!

martedì 24 giugno 2014

Nicaragua: MAMMA GIURO, NON LO FACCIO PIU'!!!

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EBBENE SI! Dopo tre settimane intensissime di formazione, abbracci, saluti ed arrivederci siamo ritornati a casa, siamo ritornati in Nicaraguaaa!


Managua ed i nostri amici nicaraguensi ci hanno subito accolto a braccia aperte come se non fossimo mai andati via, come se non ci fossimo persi niente in queste settimane di assenza... ma, penso io, come se ci fossimo persi tutto! Perché, in fin dei conti, è l'anormalità della normalità che rende fantastico questo paese! Ed è proprio l'anormalità della normalità che ho paura di perdermi!

Fortunatamente oggi sono riuscito a godermela questa "anormalità" e, dunque, provo a condividerla con tutti voi!

Questa mattina, mentre viaggiavo sulla 33 y la 13 che mi conducevano "dolcemente" a Nueva Vida, ho iniziato a percepire una strana atmosfera che si respirava nei bus e per le strade.
C'era una calma, una tranquillità, una "musica bassa" nell'autobus che non riuscivo a spiegarmi e a comprendere a pieno. C'era un'atmosfera di tranquilla pacatezza che mi sembrava surreale se paragonata alla "normale" routine nicaraguense a cui ormai mi ero abituato.

Salutando poi i lavoratori di Redes ed El Guis, passeggiando per le vie del barrio ed incontrando amici, conoscenti e sconosciuti sono giunto ad una conclusione... Managua, Ciudad Sandino e Nueva Vida sembravano in attesa di qualcosa. Ma di che cosa precisamente?


La risposta alla mia domanda è giunta puntualissima alle 14:30 sotto forma di un leggero ticchettio che in pochissimi secondi si è trasformato in uno scroscio fortissimo di applausi. Subito mi sono alzato dalla sedia su cui ero seduto e, aprendo la porta del salone in cui stavo lavorando, ho visto e sentito ciò che che stavo cercando... Nueva Vida stava aspettando la lluviaaaaa!

E al contrario della maggioranza dei paesi del mondo, in cui ai primissimi segnali di pioggia ci si rintana in qualche luogo coperto, qui in Nicaragua la gente risorge, si risveglia, torna alla vita! Ed ecco che spuntano fuori come funghi tantissimi bambini e ragazzini vestiti e semivestiti, con palloni, sorrisi ed una voglia matta di giocare, ridere e divertirsi!


I bambini ed i ragazzini gioiscono, i guardiani ed i lavoratori si riparano sereni sotto le tettoie, le mamme si chiudono in casa, e io? Che domande, IO MI INZUPPO DI PIOGGIA PER GODERMI TUTTA QUESTA VITA DALLA PRIMA FILA!

L'anormalità della normalità per questa stagione sarà lei... la lluvia! 

Capace di risvegliare dal torpore una città intera, un quartiere, un popolo. 
Capace di trasformare le strade in veri e propri torrenti e fiumi.
Capace di donarmi quei mille e più sorrisi tanto immersi nel fango quanto sinceri, indispensabili e veri di cui si ha sempre ed incredibilmente bisogno!


" La vita 
non è aspettare 
che passi la tempesta, 
ma imparare a ballare 
sotto la pioggia... " 

A me è venuta un gran voglia di imparare a ballare ANCHE sotto la pioggia!!! E a voi???


Un abbraccio fortissimo e superbagnato,

Teo! :)


P.S. il titolo non c'entra nulla... però la mamma è sempre la mamma! Ciao Ma! <3

martedì 17 giugno 2014

Nicaragua: La mia America Latina in ricordi, foto, libri e canzoni.

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Eccomi qui, di nuovo nella mia stanzetta, in partenza per il Nicaragua.
Catturato dalle solite riflessioni sul senso del viaggiare, sulla destinazione e sul mio ruolo in quel paese così lontano dalla mia terra d'origine.
Le risposte affondano nelle mie radici, nel mio background culturale ma soprattutto nelle scelte personali, personalissime che ho fatto e farò.

Cos'è quindi l'America Latina per me? 






Sono i primi passi di un bambino a Piscobamba, l'azzurro dell'oceano infinito visto da Playa Madera, il rumore della terra tra i campesinos di San Luis, i rimedi naturali di foglie di mango, limone e sale di Isaura.
Per me America Latina è arrivare al Macchu Pichu attraversando a piedi la selva, con documenti falsi, è una manifestazione popolare in ricordo di Oscar Romero a San Salvador, è la preghiera prima di mangiare recitata in spagnolo.








La mia America Latina è il Servizio Civile con Caritas, è il rumore terribile delle bandiere in Plaza de la Revolucion, è Teo che scappa da un terremoto con il PC sottobraccio, è scrivere un diario alla luce di una candela, sono tutti i volti sorridenti che mi aspettano al Guis.

La Teologia della Liberazione, una chitarra stonata, i mezzi di trasporto più assurdi, è partire senza sapere quando si arriverà, sono tutti i Cantieristi che andranno in Perù, Bolivia, Haiti e Nicaragua..
..e mi piacerebbe dare seguito al flusso di ricordi e di pensieri che si fanno largo in questo pomeriggio uggioso, ma vi annoierei e soprattutto preferisco farlo davanti a una birra in un'altra occasione.
















Inoltre ho trovato tre degni sostituti che possono raccontarvi le mie emozioni in questo momento.

1 - IL LIBRO
 da Filosofia del Viaggio, Michel Onfray 

"Viaggiare presuppone la volontà etnologica, cosmopolita, decentrata e aperta più che lo spirito missionario, nazionalista, eurocentrico e gretto. Il turista compara, il viaggiatore separa. Il primo rimane sulla porta di una civiltà, lambisce una cultura e si accontenta di percepirne la schiuma, di coglierne gli epifenomeni da lontano nella sua qualità di spettatore impegnato e militante nei confronti del proprio radicamento; il secondo tenta di entrare in un mondo sconosciuto, senza compiacenze, come uno spettatore disimpegnato, senza preoccuparsi di ridere o di piangere, di giudicare o di condannare, di assolvere o di lanciare anatemi, ma desideroso di afferrare l'interiorità, di comprendere."



2-LA CANZONE
     Latinoamerica - Calle 13
    è vivamente consigliata la ricerca del testo e la visione delle immagini.




3-LA FOTO
    "Close to the sun" di Maria Guerra (http://500px.com/photo/56705720/joy-by-maria-guerra?from=user)
     Maria è una giovanissima fotografa Nicaraguense che mi ha aiutato, grazie alle sue foto, a scorgere un            lato dell'America Latina a cui non avevo mai pensato. In questa foto l'America Latina è una giovane              donna in bianconero, triste e pensierosa, i capelli sono scompigliati dal vento. Non c'è fretta, forse               rassegnazione.




Questo è un pezzo della mia America Latina, ognuno ne coglierà aspetti diversi, personali, utilizzando proprie parole e simboli. Alcuni si troveranno ma altri avranno scorto qualcos'altro. Benvenga.

Lele





domenica 1 giugno 2014

PIEDI PER TERRA, MA CON LO SGUARDO AL CIELO! GRAZIE! :)

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Ieri sera, a casa di un carissimo amico, mi sono ritrovato tra le mani uno dei miei testi preferiti. Un testo emozionante, di quelli che ti fanno tenere i piedi per terra, ma gli occhi e lo sguardo rivolti al cielo.

Fino a questo momento la situazione pare normalissima e, dunque, non dovrebbe sorprendere nessuno...

Quello che invece ha sorpreso oggi SIETE STATI TUTTI VOI! Si, esatto, PROPRIO VOI! Compagni di viaggio, amici SCE, cantieristi, testimoni e responsabili!

Grazie perché si respirava quell'atmosfera di attesa da vigilia di Natale, quella leggerezza da pallloncino svolazzante in cielo, quell'attenzione al riflettere da lettura di un libro appassionante, quella voglia di ridere e sorridere da ultimo giorno di scuola... BELLISSIMO! :)


E per un attimo, nel via vai del pomeriggio, mi sono fermato e mi sono detto... Quanta carica, quanta voglia di "starci", QUANTA GENTE VIVA! :)

E allora vi dedico questo testo con la speranza di vedervi sempre COSI' VIVI! 
Anche se non è semplice, anche se a volte i problemi sembrano prendere il sopravvento, anche se: "Essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare!"


A voi tutti amici... 


" Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.

Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sé stesso.

Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga
maggiore
del semplice fatto di respirare!

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida
felicità."



GRAZIE A TUTTI VOI,

Un abbraccione fortissimo, 


Teo! :)