sabato 17 ottobre 2015

Karibu Kenya! Benvenuto a me.

Scrivo questo post dal letto della mia nuova camera. Dal letto del mio nuovo mondo almeno per il prossimo anno. Sono in Africa da otto giorni e solo ora ho la testa un po' più libera per fermarmi un attimo a scrivere.
Sono stati otto giorni folli intensi meravigliosi e disperatissimi. Ho sperimentato in poco tempo non dico tutta la gamma delle emozioni possibili, ma quasi. Entrare in contatto con un nuovo mondo, così diverso dal mio mi ha mandato in confusione, e così ho capito che tutta la mia preparazione mentale a quest'incontro è stata inutile. La realtà è un'altra cosa. Tutto mi ha stupito, tutto ha lasciato un segno. Ci sono cose che adoro, cose che odio, cose che non accetto e non capirò mai. Però mi hanno detto che il punto della mia esperienza e delle scelte che faccio sta proprio lì: nell'imparare ad accettare le cose che non posso capire. E conviverci nel miglior modo possibile. 

Resoconto tragicomico di questi otto giorni.

Giovedì 8 ottobre

Sveglia ore 4.30 am. Tutttttapposto. 8 ore di aereo Parigi-Nairobi simpatiche in cui non sono riuscita a dormire un minuto e mezzo. Ore 00.00 arrivo a Blattiland o “La Bettola”: la deliziosissima abitazione dei colleghi Irene e Gianluca in cui troviamo ad aspettarci una numerosa colonia di blatte che ci accompagnerà per i giorni successivi. Molto bene.

Abbiamo poi alternato momenti di formazione e meetings con i partners locali (quanto sono già diventata international!). Abbiamo conosciuto il buon Felix e altri responsabili fighi preparati entusiasti. 
Abbiamo capito che siamo e resteremo per il prossimo anno e per sempre dei Muzungu, tanto vale farsene una ragione e tentare di non comportarsi come tale. Abbiamo mangiato chapati, sukamaweki, nyamachoma (praticamente rosticciana accompagnata da verdure varie, mangiata rigorosamente con le mani e senza i piatti yeah!) e altre cose bellissime con nomi impossibili da ricordare. 
Siamo stati momentaneamente salvati da Blattiland e siamo stati alloggiati alla reggia di re Angelo, o sede di Caritas Italia.


Lunedì 12 ottobre

Volente o nolente siamo dovuti tornare alla base a Kahawa West e quindi abbiamo pensato bene di dare una pulita. Con esito positivo per noi, ma anche per le blatte che hanno deciso di restare. Ho imparato i numeri in swahili e scoperto che il mio studio dell'arabo in fondo non è stato del tutto inutile.

Mercoledì 14 ottobre

Korogocho
Il pensiero di questo giorno non mi ha fatto dormire la notte, e anche qui la realtà di una bidonville ha superato ogni mia più nera aspettativa. Credo ancora che il mio cervello non abbia accettato un po' delle cose che ho visto, alcune cose ho tentato di rimuoverle del tutto, altre sono state una sorpresa. Come il fatto di aver trovato in uno dei posti più dimenticati della terra tanta tanta vita.

“basti pensare che nelle mappe catastali le baraccopoli non esistono: sono segnate come spazi bianchi. Non c'è nulla. Non a caso tutte le baraccopoli sono collocate sotto il livello delle fognature della città "vera", quella segnata sulle mappe. I poveri sono collocati sotto la cloaca. Andare in baraccopoli significa letteralmente scendere agli inferi, nelle fogne." Korogocho, Alex Zanotelli 



Giovedì 16 ottobre

Dopo giorni e giorni di agonia e snervante attesa, siamo arrivate a Mombasa, era l'ora Maffi!!!! Scesi dall'aereo i millemila gradi e l'umidità del 300% ci hanno stesi e Angi ha nuovamente minacciato di andare in Moldova.
Arrivo alla villa di Angi e Mari. Uh Yeah! Altro che Blattiland!
C'è un “però”.
Per la legge del contrappasso che punisce chi giosce delle disgrazie altrui il grazioso animaletto qua sotto è mio vicino di casa. 
L'ho presa bene tutto sommato: dopo due o tre attacchi di panico e tentativi di fuga me ne sono fatta una ragione. Fintanto che non me lo trovo in casa.


Adesso siamo a Mombasa, si inizia a fare sul serio.

Vabè... magari domani.


Mari


Nessun commento:

Posta un commento