domenica 17 luglio 2016

Mica sfere Pokè



Dopo una lunga attesa, qualche giorno fa è finalmente uscito Pokemon Go. Per le strade si iniziano a incontrare ragazzi di ogni età che vanno alla ricerca delle creature del nuovo gioco per Android.
In fondo è una novità carina: con il GPS del cellulare puoi rilevare la tua posizione e andare a caccia  dei Pokemon che si nascondono tra le vie della tua città. Il mondo diventa un mega game boy! Puoi scovare uno Charizard tra le montagne o un Bulbasaur nel centro commerciale. È un buon pretesto per fare un giro, organizzare una gita fuori porta o spingersi un po’ più in là del pub sotto casa.

È innegabile che sia anche un po’ inquietante però: si assottiglia sempre più irrevocabilmente il confine tra realtà e finzione. Quello che esiste, quello che c’è di concreto e tangibile è sempre meno distinto da quello che non è reale, frutto della fantasia e dell’ingegno umano.

Ci sono momenti, come per Pokemon Go, in cui la finzione entra concretamente nella realtà della tua serata e l’intangibilità di milioni di pixel sembra tanto vera quanto la schiuma della birra che stai bevendo.
Invece ci sono momenti in cui accade il contrario, quando non è la finzione a sembrare reale ma la realtà a sembrare finzione. La tua vita ti sembra un gioco, uno scherzo ideato da qualche visionario informatico giapponese. Due sere fa hanno annunciato il golpe in Turchia e l’evidenza delle risate degli amici e delle pedine del Monopoli  ha perso di consistenza. 
Non ti sembra vero. 
La realtà stessa perde di veridicità, pare tanto assurda quanto l’improbabile esistenza di Pikachu. Non è possibile!
Non è più solo “un amico del vicino era a Bruxelles il giorno dell’attentato” o “il ragazzo della mia compagna di corso ieri era a Nizza”. 
Questa volta siamo noi. 
Siamo noi che tra due settimane facciamo scalo proprio lì, proprio nell’aeroporto di Istanbul. È il nostro viaggio in Libano in pericolo. Il fulcro attorno a cui girano le nostre scelte da qualche mese a questa parte. Studio un sacco per riuscire a dare l’esame a luglio così parto tranquilla, faccio babysitter così riesco a mettere da parte un po’ di soldi per coprire almeno una parte delle spese, mi ritaglio un po’ di tempo così posso esercitarmi con l’ukulele per portarlo con me.. ma che senso ha?

Non mi sento pronta a rinunciare al nostro viaggio. La follia di questo mondo impazzito mette in dubbio la realtà della mia vita.


Ma qua si tratta di carri armati, mica di sfere Pokè.


Cla

Nessun commento:

Posta un commento