martedì 8 novembre 2016

Scatta il cantiere 2016: ecco i confini

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Oggi presentiamo le fotografie vincitrici nella categoria: ECCO I CONFINI!


1° CLASSIFICATO

Speranze - Kenya Mombasa - Elena Caselli


2° CLASSIFICATO

Neighbourhood and Atlas- Marocco - Federica Rossi


3° CLASSIFICATO

Anse a pitre - Haiti - Matteo Bodini


4° CLASSIFICATO

Discarica - Nicaragua - Chiara Fiorito


lunedì 7 novembre 2016

Scatta il cantiere 2016: primi piani

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Ecco a voi le foto premiate per la categoria PRIMI PIANI!


1° CLASSIFICATO

Primo piano - Haiti - Marta Landoni


2° CLASSIFICATO

Profondità - Kenya Mombasa - Elena Caselli  


3° CLASSIFICATO

Ragazza con biscotto - Moldova - Silvia Brambilla


4° CLASSIFICATO

Della divisa me ne infischio - Bolivia - Francesca Radaelli


5° CLASSIFICATO

Primo piano - Haiti - Marta Landoni

sabato 5 novembre 2016

Soltanto un uomo, incredibilmente umano

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Ore 3.50 atterriamo all'aeroporto di Nairobi.
Qualche pratica per il visto, prendiamo i bagagli e via.
Joseph ci accoglie e ci accompagna a casa.
Un pensiero mi accompagna da Milano: blatte, zanzare, insetti...

Già, non ve lo aspettavate. E ora state pensando che ci faccio in Africa se il mio unico pensiero sono le blatte.
Lo so, può sembrare così.
Ma nella vita si impara sempre, forse dalle cose faticose più che da quelle semplici, da quelle negative più che da quelle positive.
E quindi ho ripensato a quel libro che narra la storia di una persona che ha contribuito al cambiamento della mia vita, avvenuto più o meno un anno e mezzo fa a Scutari.
Quella persona è Padre Gianfranco Testa, un missionario della Consolata che nella vita le ha viste e provate tutte, eppure non ho mai conosciuto una persona così umile.
Soltanto un uomo, intitola lui. Incredibilmente umano, aggiungo io.

«Nel centro della stanza c'era un tavolo con un mucchio di libri, fogli sparsi, appunti... Avrei dovuto riorganizzare l'archivio parrocchiale.
Dietro una tenda c'era il gabinetto: un water fissato con cemento al suolo, nell'angolo una piccola conca con dell'acqua e una zucca tagliata per metà, utile per rovesciarmi l'acqua e fare la doccia.
Le pareti erano scrostate, pulite per quanto era possibile. Scorsi poi un enorme rospo che, alla mia vista, per togliere a me ogni tentazione aggressiva, cominciò a gonfiarsi minaccioso. Era la sua difesa.
Due piccole finestre con gli scuri fatti di assi. Avevo aperto la porta che dava sulla strada per avere un po' di luce e per far entrare un po' di aria.
Mi stava prendendo la delusione. Mi fermerò per davvero alcuni anni?
Si affacciò alla porta un bambino, si guardò intorno, mi vide, mi salutò appena. Avrà avuto sei o sette anni. Esplorò la stanza, tirò la tenda, esaminò il water, la piccola vaschetta con l'acqua e poi venne verso di me con la faccia compiaciuta.
“Che bello, qui” mi disse.
Mi vergognai di me stesso. Ringrazierò per sempre quel bambino. Mi ha insegnato a vedere.»

Tratto da E poi soltanto un uomo di Gianfranco Testa (Araba Fenice Editore, 2011)

Fonte immagine: http://www.arabafenicelibri.it

venerdì 4 novembre 2016

Scatta il cantiere 2016: confine?

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Come ogni anno ritorna il concorso fotografico che premia le migliori foto scattate dai nostri cantieristi! Nei prossimi giorni caricheremo tutte le foto vincitrici, divise per categoria. Iniziamo oggi con la categoria: CONFINE?



1° CLASSIFICATO

Passaggi di porte - Marocco - Federica Rossi 

2° CLASSIFICATO

Churchkhela - Georgia - Sara Pelanda

3° CLASSIFICATO

La mano creatrice - Marocco - Beatrice Tagliabue

 4° CLASSIFICATO

Passeggiando - Kenya Nairobi - Anna Valsecchi

5° CLASSIFICATO

Non so cosa leggere - Marocco - Beatrice Tagliabue

venerdì 28 ottobre 2016

Haiti: impressioni di settembre (molto inoltrato)

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Lo so, pochi giorni ancora e siamo a novembre.
Vuoi un po' perchè i pensieri che volevo condividere sono stati messi per iscritto nel mese del nostro ritorno, vuoi un po' perchè la voglia di citare la famosa canzone della PFM era troppo forte...il titolo che ne è uscito fuori è questo qua !

In realtà, tra la scrittura del pezzo e la sua pubblicazione si è messo di mezzo un altro evento che, purtroppo, ha riportato Haiti sotto i riflettori di tutto il mondo. Questa volta, al contrario del terremoto del 2010, che ha avuto il suo epicentro nei pressi della capitale, a farne le spese maggiori del passaggio dell'uragano Matthew sono state le zone di provincia, sud e nord del paese.
Per me è stata anche l'occasione per mettere a confronto le notizie provenienti dal grande mondo delle agenzie dell'informazione e quello che ci veniva raccontato dai contatti in loco, trovando ritardi e discrepanze.

Viene proprio da pensare che piova sul bagnato, in tutti i sensi.
Sfogliando Internazionale del 14 ottobre trovo un articolo del Nouvelliste, il quotidiano haitiano con più anni di storia alle spalle, e leggo: "[...] come tutte le catastrofi che ci hanno colpito negli ultimi decenni, Matthew ci ha messo in una brutta posizione. Il paese è guidato da un governo provvisorio e da ministri praticamente inesistenti. Un governo che anche prima della catastrofe faceva fatica ad occuparsi delle strade, a lottare contro il colera, a garantire il funzionamento degli ospedali pubblici e la protezione delle vite umane e dei beni materiali dovrebbe diventare improvvisamente efficiente dopo Matthew?". Una domanda che ha in sè anche la risposta.


Tornando all'origine di questo post, faccio un breve salto indietro nel tempo condividendo qualche impressione scritta a caldo, dopo il rientro avvenuto nel mese di settembre, per il bollettino parrocchiale del mio paese:
 
Dèyè mon gen mon”. Proverbio in creolo haitiano che significa “dietro ad un monte ci sono altri monti”. È proprio quello che accade se dal caos della capitale ci si avventura sulle strade che portano fuori città e si inizia a camminare su qualche sentiero. Quando si pensa di essere giunti al punto più alto per poter godere di una buona visuale, di aver terminato la dolce fatica dell’ascesa, scopri che non è così; c’è da camminare ancora un po’. D’altronde il nome dato all’isola – Ayiti – da parte dei primi abitanti significa proprio “terra dalle alte montagne”. Sappiamo benissimo che spesso, il significato dei proverbi, non si ferma ad una semplice considerazione di quello che la realtà presenta ma possono in qualche modo alludere o riferirsi a qualcosa di più profondo.


Rientrato da poche settimane dal servizio civile ad Haiti, con ancora un po’ di termini in creolo che scorrono nella testa, faccio fatica a trovare le parole per descrivere cosa è stato questo anno. Ricordo il primo periodo: era come se fossi finito in una Babele del nuovo millennio. Una lingua incomprensibile, modi di fare differenti, gesti e usanze sconosciute. Bisognava pur cominciare da qualche parte! Le prime frasi che avevo cercato di imparare a memoria in creolo erano dei proverbi. Dall’apprendere a memoria si è poi passati al comprendere il significato delle parole, provando a decifrare il veloce flusso di suoni che mi veniva rivolto mentre parlavo con qualcuno e cercando di creare frasi che avessero un minimo di senso.
 
Ecco allora che le montagne, citate come incipit dell’articolo, non rimangono solamente scenari di qualche passeggiata, ma rimandano ad una lettura più profonda. Quel monte che finisce e che fa spazio ad un altro monte diventa immagine e metafora dello “stare” in terra straniera, prendono la forma della relazione con l’altro, immersi in una cultura differente. 
Ci sono momenti della salita in montagna che ti entusiasmano, che ti fanno crescere la passione, ti fanno aumentare l’attesa di quello che ci sarà oltre quel pendio aprendo la possibilità a nuovi orizzonti. Ci sono anche altri momenti invece in cui è la fatica ad avere la meglio, dove il passaggio in ferrata che credevi al tuo livello si trasforma in qualcosa di quasi invalicabile, quando ormai pensi di conoscere bene quelle valli…ma una volta arrivato in cima ti accorgi che ti sei sbagliato, c’è ancora da camminare!

Ecco allora il passaggio dall’apprendere a memoria al comprendere. Il più grande compagno in questo processo non può essere che il tempo. Darsi tempo, cercando di accettare i limiti legati al contesto insieme ai nostri limiti personali che emergono quando siamo messi un po’ alle strette, quando ci chiediamo se è giusto quello che ci si presenta davanti gli occhi. Troppo abituato a ricevere richieste di “fare”, è stato difficile rispondere a chi invece mi offriva la possibilità di “stare”.

Termino questo lunghissimo post citando la conclusione dell'articolo del Nouvelliste a proposito dell'uragano: "Se prima del passaggio dell'uragano il compito del governo era garantire lo svolgimento delle elezioni, oggi il suo dovere è ridare vita alle regioni messe in ginocchio dall'uragano e assicurare una buona gestione degli aiuti internazionali, evitando che si ripeta quello che è successo nel 2010 e neutralizzando i professionisti nazionali e internazionali del dirottamento di fondi. Ecco il miracolo che il governo deve realizzare".
Lo speriamo in tanti.

Matteo

lunedì 24 ottobre 2016

Aspettami!

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La casa a Seriate è stata la mia prima casa "solo mia".
L'ho abitata con tante paure, sogni, fatiche e speranze. 
Si è riempita di amici, chiacchiere, cene improvvisate, progetti, disegni. 
Ha accolto lingue diverse, zaini e amici di passaggio. 
É stata per me, allo stesso tempo, rifugio e trampolino.
Uno spazio aperto, sempre aperto.

Da quando sono andata a vivere da sola, non sono mai stata sola. 

Ho rimandato per settimane il momento in cui lasciarla, in cui chiudere in scatoloni e borse ricordi, profumi e pagine.

Ieri, dopo averlo finalmente fatto, dopo aver raccolto mesi di inciampi e di voli, ho sentito per la prima volta che sto partendo, che sono, di nuovo, in viaggio.

Sapevo che tutto questo vagare mi avrebbe riportato da te, Africa.

Aspettami.

Arugolanu, Andhra Pradesh.

bolivianitas2016: perle di volontariato dalle Ande

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Eccomi! Piacere, Anna.

Ho risposto anch'io al richiamo centripeto del web per raccogliere in questo blog compartido, condiviso, un po' di impronte di vita invece che lasciarne solo qualche manata sui vetri delle case che visito, delle vite che incontro.

Questo tratto di vita che ti pubblico è ben definito, le coordinate sono Bolivia - Caritas -Volontarietà. Bolivia è la posizione, Caritas la direzione, Volontarietà il mezzo. Fra meno di una settimana trasloco a Cochabamba: la mia candidatura al SC all'estero è andata a buon fine, ha scompigliato la prospettiva del mio futuro prossimo e intendo approfittarne a pieno degli effetti.

Cochabamba è una città per me familiare, non che ne conosca nome&titoli di ogni viuzza e mendicante, ma siccome le sue Ande hanno accolto i miei primi mesi di vita, è bastata quella manciata d'anni d'infanzia perchè l'ambiente cochala-di Cochabamba- operasse il suo imprinting e me ne affezionassi. Cercavo nel mio orizzonte europeo un luogo, un lavoro dove versare la mia precaria, ma energica professionalità,la volontà di crescere e il progetto di Caritas era indovinato. Il caso o il chaos, ciò che preferisci, per me ès toda provvidenza, ha voluto che il progetto si svolgesse fuori dalle mura-non figurative- del vecchio continente, a un salto d'Oceano, proprio nell'America Andina che conoscevo. Probabilmente è solo, fra le tante, una coincidenza, ma è la mia è non l'ho persa.

Bon, da martedì, te la conterò meglio: con l'avvento di novembre, compagnie aeree permettendo, festeggerò i defunti à la boliviana.
Pst, questa è la bolivianita, gemma semipreziosa estratta unicamente in Bolivia.Ha conquistato gusto e mercato internazionale prima che la sua patria. Qualche miss di Hollywood e pure l'argentina Kirchner ora ne sfoggia una collana, dono di Morales. Può darsi, che durante quest'annata mi ostini a trovarne una.




Ferma ad un incrocio

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Come ferma ad un incrocio mi trovo spiazzata quando tutti incominciano a camminare: credevo di aver già capito verso dove stavo andando ma qualcosa attira la mia attenzione, una persona mi fa segnale di seguirla in un'altra direzione, decido di fidarmi e con sicurezza la seguo. Mi faccio cogliere da un invito imprevisto, sento che è la cosa giusta da fare e che devo lasciare il porto sicuro per ricominciare a navigare. Il legno delle navi non mette radici ed è capace di virate improvvise ma è anche forte delle relazioni tra i compagni di viaggio.


Venezia, Cannaregio

E allora basta una chiamata: sei ancora interessata al Servizio Civile in Libano? Significa lasciare il lavoro, lasciare gli affetti e una nuova strada appena intrapresa ma anche questa volta mi fido: è una nuova occasione per partire, un'occasione per scoprire e soprattutto per incontrare. 
Avremo modo di condividere qualcosa di tutto questo sul blog, avremo sicuramente l'occasione di crescere un poco insieme ma soprattutto avremo modo di incontrare tante persone lungo il nuovo percorso.

Palermo, Ballarò


A Beirut

Ragioni di una partenza

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Car* improbabil*lettor*,

Sono certa che molte e molti si stiano interrogando su quali siano le ragioni che mi spingono ad intraprendere questo lungo viaggio oltreoceanico e ad abbandonare bruscamente le mie neonate radici napoletane. Mi accingo ad esporle

Ay Nicaragua:

1. Punto primo: di Cumbia, Rum e vestiti della Caritas






Annovero fra i primi motivi il gusto del Rum a basso prezzo, i ritmi della Cumbia che si spera ascoltati in loco regalino sensazioni più veraci che altrove e la speranza recondita di un accesso illimitato nel tempo e nello spazio ai magazzini di raccolta vestiti della caitas.


2. punto secondo: di spiagge caraibiche, delfini, surf e noci di cocco





Immancabile il richiamo della costa caraibica, delle spiagge dorate delle onde da surfare (anche se non so nuotare e l’acqua non mi piace non esludo di diventare una grande surfista), dei bagni coi delfini e l’aroma dolce del latte di cocco appena munto.


3. Punto terzo: di civilizzazione e addomesticamento dei selvaggi





Il Nicaragua non sarà per me solo luogo di svago e piacere, ma anche di serio impegno civile in continuità con le migliori tradizioni occidentali di colonialismo e conquista.




Oltre tutte queste nobilissime ragioni,scherzi a parte,a spingermi in questo viaggio nell'ignoto è un innato spirito di curiosità. Parto per dare un' occhiata e tentare di saccheggiare le risorse spirituali, culturali e umane del cuore pulsante centro americano così da poterle condividere con voi strada facendo e al mio ritorno..



Ciao a todxs

Matita

In partenza per Haiti: ESSERCI, semplicemente

2 commenti:
VIAGGIO.
24 ottobre 2016.
È un giorno come un altro, solo un po' più piovoso e grigio. O forse no, è un giorno strano, nuovo, un po' malinconico devo dire.
La settimana prossima la mia vita cambierà, quanto meno per un anno. Cambieranno gli odori, cambieranno i sapori, cambierà la mia casa, i volti e i paesaggi che vedrò al mio risveglio ogni mattina.

HAITI.
Chi o cosa sei? Cosa mi riservi?
Dietro al grande entusiasmo non nascondo qualche paura.

PAURA.
Perché? 
Dietro alla paura, sento che si cela un forte coraggio e una gran voglia di mettermi in gioco e scoprire.

CORAGGIO.
Ho voglia di giocare, parlare, sentire la pioggia sulla pelle, ho voglia di piangere, ho voglia di ridere, di scherzare, di pregare, di sognare, di ascoltare, di aiutare, di imparare…
Ho voglia di VIVERE, semplicemente. Vivere al 100%, vivere un nuovo posto e nuove persone, semplicemente altri Uomini, semplicemente diversi, o semplicemente molto più simili di quanto crediamo.
Desidero vedere coi miei occhi e toccare con mano: desidero ESSERCI. Essere lì perché è giusto.

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L’1 novembre si avvicina, e poi sarà Haiti.