lunedì 21 aprile 2008

un'italia

22e22, Fiumicino, 3 ore al volo.

Mi piace volare. E poi mi vengono delle belle idee in aria.

20 aprile: l’ultima telefonata in Italia da qui a 5 mesi mi ricorda ke un anno fa la laurea. 5 mesi. Il 1° tocco 2 mesi, poi 3, poi 5. E adesso c siamo fatti una settimana in Italia. E adesso adesso sono al tavolino dun bar aeroportuale, l’aeroporto è deserto, tranne una manciata di etiopi addormentata d fronte al Gate1. 5 mesi d fila, il periodo + lungo ke abbia mai trascorso fuori dall’Italia. E in qsta settimana ne ho fatto una scorpacciata.

Un’Italia dove le persone non mi guardano anke se sono bianco. Un’Italia dove il giorno prima delle elezioni extracomunitari presumibilmente pagati in nero attaccavano manifesti elettorali abusivi di Bossi. Un’Italia dove mi riempio la bocca della frase “Io vivo ad Addis Abeba”, ha un suono bellissimo potere dichiarare di stare per una volta dalla parte giusta del pianeta, come qdo mi decisi ad aprire il conto in BancaEtica. Una roba un po’ buonista, un po’ buona. È un’Italia molto bella, in una settimana cammino moltissimo, ammiro le strade bagnate di pioggia, le persone, le ragazze: ci si abitua anke alla bellezza, e l’Etiopia mi fa apprezzare la normalità italiana come “bella”. Un’Italia dove Totti insulta violento l’arbitro in faccia una volta, 2, 3 e poi x una settimana tutti a discutere se abbia fatto bene o no.. La giustizia soggettiva, non solo siamo teleutenti ma iniziamo anke a pensare come la tv, Pasolini lo profetizzava. Un’Italia dove al “Fa la cosa giusta” pare di essere prima della battaglia finale, fuori da Mordor, il Bene è radunato in piccoli stand in cui s’incrociano amici, sguardi d’intesa, la lady dei Giochi dei Grandi (!), ULD, CDS, e un cantante maskerato fa rap alla scrivania coll’amico a fianco con okkiali scuri ke, seduto pure lui, suona uno strumento invisibile. Un’Italia in cui perdo, ma qst’anno va così. E allora vado a piedi per Milano il martedì mattina. Voglio capire, voglio vedere, m’innervosisco e poi una notte mi scarico d pingpong fin qdo non mi duole il braccio. Un’Italia dove Teto viene riconosciuto alla fiera “Tu 6 Stefano quello del blog?”. Un’Italia dove tiro su City, SantaMaradona, Il grande boh, il diario cambogiano di Michele Usuelli. E i nuovi Vasco Elio Lorenzo. A raggiungere ad Addis le GilmoreGirls e SilvanoFausti. Per avere riferimenti a portata d okkio, in mancanza degli amici italiani. Un’Italia dove in makkina si diffonde la voce del Dottor Porta, ke racconta dell’internet moldavo. Un’Italia dove il coro di una chiesa stenta a fare arrivare la sua voce, a coordinarsi; ma l’assemblea ascolta muta, non aiuta, non ci prova: se avesse un telecomando cambierebbe canale, in un esercizio supremo di libertà. Invece assiste passiva, la vera assistenza è quella attiva, facilitatrice. Un assist non si fa seduti in pankina. Ho l’impressione sia una metafora, ma ho paura a decidere di che cosa.

Non si scrive così un blog, lettori. Lo so. Sotto la doccia si canta a squarciagola Ligabue, non s’intona il concerto d Capodanno. I contributi dovrebbero essere + snelli, collo slogan a morale, brillanti, incisivi. Qdo si perde c’è da imparare e vediamo qsto giro cosa succede. La zona Cempions è lì. Intanto scrivo come voglio. Altro esercizio d libertà?

paci

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