sabato 6 agosto 2011

Un libro per Kindu



Cari lettori del nostro blog,

non so esattamente quanti siate e con quale frequenza ci leggiate, ma Sergio dice che abbiamo un nutrito gruppo di affezionati. Con questo post vorrei inaugurare un appuntamento fisso, una sorta di rubrica. Ma cominciamo dall’inizio…
Di me probabilmente sapete poco, a meno che non siate tra la schiera dei fortunati o sfortunati (dipende dai punti di vista…) che mi conoscono! Sapete poco perché fino ad oggi ho scritto poco. E più importante, sapete poco del luogo in cui mi trovo a svolgere il mio anno di Servizio Civile: Kindu, Repubblica Democratica del Congo. Allora forse è meglio cominciare da ancora prima…

A otto anni dalla fine della guerra, la Repubblica Democratica del Congo si trova ancora in una situazione di grave crisi politica, economica e sociale. La maggior parte della popolazione vive di espedienti nell’impossibilità di far affidamento sui servizi che uno Stato dovrebbe garantire ai suoi cittadini. A tutt’oggi resta in vigore l’articolo 15 della Costituzione (che in realtà ne conta solo 14) ironicamente aggiunto dai congolesi stessi: “Débrouillez-vous!”, “Arrangiatevi!”.
Le conseguenze del regime cleptocratico di Mobuto e della guerra di spoliazione, che ha visto coinvolti i confinanti paesi africani e le potenze occidentali per il tramite delle multinazionali, sono ancora evidenti. La popolazione congolese ha subito due volte gli effetti del saccheggio vorace della propria terra: a livello materiale perdendo ogni diritto sulle proprie ricchezze che avrebbero potuto renderlo ampiamente autosufficiente e che avrebbero potuto garantirgli uno standard di vita dignitoso. A livello psicologico e morale abbattendo la frontiera tra lecito e illecito, banalizzando in un reiterarsi quotidiano l’ingiustizia e la corruzione e spegnendo lentamente le coscienze con l’arma della repressione.
Nelle regioni orientali del Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri perdurano gli scontri tra esercito regolare e gruppi ribelli facenti capo agli interessi di potenze interne, esterne e sovranazionali, che determinano una permanente situazione di instabilità politica. La popolazione locale soffre le devastanti conseguenze e neppure la missione ONU per il mantenimento della pace nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO) riesce a tener fede al suo mandato di protezione dei civili. La violenza carnale continua ad essere usata in maniera intimidatoria nei confronti della popolazione come un’arma di lotta sia dai ribelli che dall’esercito congolese. Si stima che il numero delle vittime di questo genere di abusi durante lo scorso anno sia notevolmente superiore agli 11mila ufficializzati dalle Nazioni Unite.
A pochi mesi dalle elezioni presidenziali, che sono previste per il novembre di quest’anno, le associazioni in difesa dei diritti umani temono il ricorso eccessivo alla violenza, ad arresti e detenzioni arbitrarie e a sparizioni forzate. Gli arresti arbitrari di giornalisti e dirigenti dell’opposizione, la repressione delle manifestazioni politiche pacifiche e le minacce di morte contro i difensori dei diritti umani che sono state segnalate a partire da gennaio 2011 sollevano numerosi dubbi sulla possibilità di un democratico svolgimento delle elezioni. Il tentativo di attentato alla residenza del Presidente Kabila a Kinshasa, avvenuto nel mese di febbraio 2011, ha sicuramente alimentato il clima di repressione e controllo sulla popolazione e sui gruppi di opposizione politica.
Per quel che riguarda la regione del Maniema, la situazione che si percepisce a Kindu è di relativa tranquillità. Le conseguenze degli otto anni di guerra e l’inefficienza dello Stato sono evidenti a livello materiale nella carenza e nell’abbandono delle infrastrutture. Il livello di povertà della popolazione è elevato ma, grazie alla rigogliosa natura che fornisce sufficiente quantità di manioca (alimento base della dieta) e alla relativa situazione di sicurezza, la miseria non esplode evidente come nelle zone più urbanizzate. Ciò nonostante le difficoltà economiche e l’alto tasso di disoccupazione ostacolano la possibilità di accesso alle strutture sanitarie e scolastiche.


Dopo questa brevissima panoramica su un paese che è otto volte l’Italia e per la comprensione del quale si dovrebbero produrre pagine su pagine, vi riporto a un livello “micro”, quello di Kindu. Prima della partenza e in occasione dei due rientri che ho effettuato in Italia sono stata assalita dal panico per due ragioni: la prima molto banalmente e molto umanamente è quella del cibo. Per cui con la mia socia abbiamo infilato in valigia tutto ciò che ci è mancato durante i mesi a Kindu, dedicando tempo ed energia a impacchettare, sigillare e poi spacchettare e immagazzinare grandi quantità di cibo irreperibile a Kindu. La seconda, in un qual modo collegata alla prima perché sempre di alimenti si tratta, anche se di alimenti per la fantasia, è quella dei libri. Mi ricordo in fase di selezione quando chiesi ingenuamente: “Ci sono biblioteche e librerie a Kindu, vero?”. Potete immaginare la risposta…. Ovviamente a Kindu non ci sono né librerie, né biblioteche e così oltre al cibo nelle mie valige hanno trovato spazio anche molti libri. Ho già affrontato la realtà e so che prima o poi rimarrò a corto di letture, ma so anche che potrò contare sulla solidarietà degli altri espatriati con i quali si è avviato un pratico sistema di scambio di letture.
E a questo punto posso riprendere il discorso interrotto all’inizio del post: l’appuntamento fisso…. Da Kindu mi impegno a inviare recensioni sui libri che ho letto, leggo e leggerò durante questo periodo di Servizio Civile. Per il momento ognuno dei libri che ho letto, a prescindere dal contenuto e dalla tipologia, si è rivelato utile alla comprensione del mondo che mi circonda, mi ha fornito spunti di riflessione e mi ha aiutato a comporre i pezzi di una realtà altra da me. Senza le mie letture tutto ciò che vedo, sento, tutti i rumori, gli odori, i colori e i volti che mi circondano avrebbero perso parte del loro senso. E naturalmente mi chiedo: “Se non ci fosse stata letteratura, narrazione, fantasia nella mia vita, nella mia crescita, nella mia educazione, come sarei adesso?”. Certo la tradizione della narrazione orale è forte e vivissima qua a Kindu, ma quel luogo di riflessione, quello spazio speciale e riservato che si crea quando ci si immerge nella lettura e che stimola potentemente l’individuale capacità di analisi soffre se privato del supporto cartaceo. E così, metà per gioco e metà sul serio, lancio una sfida ai lettori del blog…. Per ogni libro recensito in cui vi ritroverete, che avete letto o del quale magari vi hanno parlato o che vi verrà voglia di leggere, provate a immaginare di non poter andare nella prima libreria vicina ad acquistarne una copia. Provate a immaginare la mancanza totale di accesso a un testo scritto, che non sia una fotocopia accartocciata e arruffata passata di mano in mano. E provate a pensare ai costi di un libro di testo…..dunque se Sergio ha ragione ci dovremmo aggirare attorno ai 20.000 accessi. Ce la facciamo a raccogliere qualche libro per Kindu? ... Ok, comincio io...

Ah! … PASSATE PAROLA …

Olivia



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