domenica 14 agosto 2011

Ciucciuua, ciucciuua!





“e la Moldova…”. È cos’ che ho lasciato il mio stato personale di Facebook e chissà ora come lo ritroverò: cosa ci sarà scritto, in che foto mi avranno taggato, quante notifiche avrò… chissà quanti messaggi di posta elettronica con tutte le Mailing List in cui sono stato indicato…



Questa è l’Italia che ho lasciato il 30 luglio e che forse ritroverò: un Paese fatto ormai per lo più di relazioni virtuali, di “esserci in qualcosa” a qualunque costo, di comunicare da lontano ma non da vicino…



Ma in questo momento non mi interessa come la ritroverò… ho il desiderio di riscoprire - di persona, senza filtri elettronici - chi ho lasciato, i miei amici, i conoscenti, i ragazzi con cui lavoro; voglio parlarci, vederli in faccia, sapere come stanno, raccontargli la mia storia.



Qui in Moldova ho riscoperto il dialogo e quanto sia bello e stupefacente (anche se talvolta faticoso!) stare insieme e condividere un pezzo di strada comune. Ancor più, è stato affascinante avere in comune tempo e spazi con giovani volontari di questa terra: ma sì… parli un po’ di italiano semplice (anche se qualche volta ti capita di buttarci dentro qualche parola troppo complicata!), un po’ di English, impari qualche parola di romeno e provi ad assemblare delle frasi più o meno credibili anche se spesso chi hai di fronte ride per castronate che hai detto involontariamente … e poi cerchi di farti capire anche a gesti, cerchi punti di contatto e incontro ed è favoloso scoprire che, nonostante tutte queste barriere, siamo più simili di quanto possa sembrare!







…se mi metto a dire nella mia terra-Italia quanto siamo simili ai moldavi, non so quanti mi diano del matto ma, togliendo tradizioni culturali, usi, costumi, sapori, troviamo in quella terra ragazzi che hanno voglia di divertirsi e ogni tanto riescono a sfogarsi (e si divertono come noi!), ragazzi che si impegnano in ciò che fanno, ragazzi che fanno gli scansafatiche… ma troviamo anche ragazzi che sono delusi dalla propria società e non trovano in essa stimoli per migliorarsi e fare “qualcosa di grande” perché i vecchi disperati dicono “ormai non c’è più nulla da fare!”. Come dire: se non ci siamo riusciti noi, figuriamoci se ce la fate voi!

Ancor di più, ho trovato una terra e un popolo che soffrono… è veramente brutto vedere lungo le strade di Coscalia tanti alcolizzati e i nostri colleghi moldavi – che li sanno riconoscere - ci dicono di stare lontani e non avvicinarsi perché “pericolosi” oppure sentire la richiesta di una ragazza in lacrime perché ha il padre ‘drunk’ e ha paura di tornare a casa…



Ti vengono in mente tante domande alle quali non si riesce a dare una risposta, del tipo “cosa posso fare io in tutto questo?” ma ogni risposta arriverà a suo tempo.



Christian


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