giovedì 13 marzo 2014

Bolivia: ...me in Bolivia?! Vuota a rendere!

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Riprendo in mano il quadernetto sul quale appunto tutte le informazioni utili qui e che mi ha accompagnato per tutta la durata delle tre settimane di  formazione pre-partenza, anzi che dico.. ci sono appunti che risalgono alla giornata del 18 novembre 2013 ultima giornata di selezione…che giornata quella! 29 persone provenienti da diverse parti d’Italia, tutte lì in quel salone a giocarsela fino all’ultimo nella speranza di vivere un anno scomodo, nuovo e bello per guardare il mondo da una diversa prospettiva.

Aspettate aspettate…cosa dico! Primissimi appunti datati 16 settembre 2013, giornata in cui viene presentato il progetto Impronte di pace di Caritas Ambrosiana per gli SCE2014. E già in quella sede avevo scelto la Bolivia.. e seguono poche altre indicazioni: che il tutto si sarebbe svolto a Cochabamba, una città a poco più di 2500m di altezza, dove tra le lingue parlate risalta alle mie orecchie il quechua. Obiettivo principale del progetto sulla Bolivia: promozione del territorio, mettendo in rete le forze vive presenti in loco. Come? Evitando l’assistenzialismo e senza sostituirsi agli operatori locali.
mmm… quindi? Cosa si deve fare? Cosa c’è da fare? E come è meglio procedere?



Ok sono qui da martedì 25 febbraio e io questa cosa ancora non l’ho capita! Eh eh…
Ammetto di stare con fatica nell'atteggiamento dell’attesa, della non attività, io milanese doc su questo fronte, che se c’è da fare non mi tiro indietro e fremo dalla voglia di mettere le mani in pasta, di proporre e usare un po’ di fantasia. 
Ma qui mi si sta chiedendo altro per il momento. Conoscere le varie ramificazioni dell’intricata opera Caritas di Cochabamba, incontrare le varie realtà sociali presenti sul territorio cochabambino, parlare e incontrare i vari responsabili di quel centro, di quella precisa commissione, la segretaria del direttore, la collega di quel dato ufficio, la referente di quel progetto, e così via. Sto conoscendo tutto ciò che si trova tra me, l’agito concreto e le persone alle quali si rivolgono gli interventi. 
Frustrante? Necessario? Interessante? Tempi d’attesa infiniti? Aria fritta?

In realtà sostengo quel che afferma nel suo post il mio super compañero d’avventura El Gringo… ovvero che questa fase fa parte del gioco e che prima di fare qualsiasi cosa bisogna capire dove si è andati a finire e chi sono le persone che ci circondano. Bisogna regalarsi il tempo di riprendersi dallo sgomento che questa terra "altra" e assolutamente diversa trasmette appena si percorre il tragitto dall’aeroporto alla casa ospitante. Un’eterna ricerca d’equilibrio tra la tendenza a subirne il fascino e la facilità di criticare tutto perché si potrebbe fare tutto meglio, perché da noi funziona meglio quella roba lì, perché è troppo strano per essere vero e blablablablaaaa! 
Pazienza nell’accogliere la diversità, il nuovo e allo stesso tempo sguardo attento, positivamente critico, uno sguardo capace a lungo andare di far germogliare qualcosa perché sa cogliere le occasioni e non inaridisce la conoscenza.

E trasformare in parole tutta la diversità e la complessità che sto vivendo è assai arduo…
Ma cercherò di farlo con il prossimo post…iniziando con piccoli assaggi di quotidianità cochabambina!

Qual è dunque il mio stare ora? È quello del vuoto a rendere… cerco di eliminare tutte quelle sicurezze, quelle limitazioni cerebrali, quelle convinzioni che non mi permettono di guardare a questo nuovo contesto con criticità costruttiva e creo lo spazio affinché possa realmente nascere e germogliare un incontro vero e autentico. Perché ho molto da dare, ma a suo tempo…con cura e con le dovute attenzioni.. senza invasioni.
Via con la sfida! ;)



mercoledì 12 marzo 2014

Quindici giorni...

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Tanti volti, tanti colori, tanti suoni, tanti accadimenti, tante novità, tante sensazioni ed emozioni a volte contrastanti tra loro si sono presentate a me in questi primi 15 giorni di Nicaragua
difficile riassumerli con degne parole…
Ma qualcosa c’è; un murales visto per caso, una mattina a Ciudad Sandino lungo il percorso dell’autobus che mi porta al lavoro…


…dice qualcosa di nuovo ma non così nuovo

Fede

martedì 11 marzo 2014

Una promessa che ritrova COLORE!

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Finalmente il sole a Chișinău!


Dopo quella che ci è sembrata un’attesa interminabile (due settimane!), in cui tutto era grigio e continuava a rimanere grigio… finalmente il sole è spuntato!
E allora tutto si colora di nuovo, e ogni cosa ha la sua prima volta:
la prima giornata di sole,
la prima corsa al parco,
la prima volta con la giacca più leggera,
le prime nuvole e le prime stelle (eh già! tanto è stato lo stupore nel vedere quanto possono brillare la Luna e le stelle),
I primi pensieri sull’orto (con annesse prime pulizie del giardino)…
insomma tante novità riscoperte in questo primo inizio!

Il nostro inizio, il mio inizio porta con sé anche tanta attesa.. ed io ad aspettare non sono mai stata brava!
Questa volta però è diverso… è un aspettare sapendo quanto bello si può vivere riscoprendo i momenti, i gesti, gli sguardi, le incomprensioni divertenti che colorano le nostre giornate oggi, che ancora non capiamo né parliamo il rumeno!
Un’amica preziosa mi ha scritto: “basta che la guardi fissa quella promessa di slancio, senza perderla di vista!”

e allora quella promessa ritrova colore anche quando tutto è grigio, non solo fuori ma anche un po’ dentro!


Il giallo di Letizia che ha voglia di giocare con te, a cui non interessa che tu sappia parlare, l’importante è giocare!e poi pinguino è una parola internazionale!
L’arancione della nostra casetta, lo scoprirsi nella quotidianità e nella fratellanza, nelle diversità e nel divertimento!
Il rosso dei Mărţişor che insieme al bianco sono i due colori che in Moldova dicono: Buona Primavera!
L’azzurro di Skype che ti permette di sentire (e quando funziona, di vedere) gli amici di casa, quelli speciali.. la cui mancanza ti ricorda che sei qui per qualcosa d’importante!
Il verde di Chișinău che da un momento all’altro si farà vedere.. così ci hanno detto: “vi sveglierete una mattina e tutto sarà verde”… e allora aspetti.. e inizi a notare i primi boccioli, i primi fiorellini, i primi prati verdi tra le colline dorate!
Il marrone delle radici storiche, del passato e del presente di una Moldova ancora tutto da capire… piccola ma piena!



Per ora ci gustiamo questi colori..moldavi, nell'attesa di raccontarvi qualcosa in più sul nostro lavoro!

un abbraccio soleggiato!
Patty :)

lunedì 10 marzo 2014

Bolivia: Come un moderno Ulisse

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Noi Boliviani non abbiamo ancora scritto niente, in verità le bozze sul computer sono tante e le idee ancora di più. Ma non è per niente facile…

Ci siamo letteralmente ritrovati catapultati in una realtà incredibile, in un paese spettacolare e ci siamo trovati al di là di ogni nostra aspettativa. Ritrovarci oltre ogni aspettativa è stato magnificamente traumatico, visto che non ne avevamo di particolari…la Bolivia mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta.

Così quando si parte ci si sente come un moderno Corto Maltese
 o come un Ulisse dei giorni nostri, si sente il bisogno di partire, vedere, osservare per conoscere, capire e comprendere. Si sente il mondo che improvvisamente va stretto,  la realtà che si conosce ancora di più e il richiamo di quello che ti attende è irresistibile…e poi quando ci si trova in mezzo si ha una sola parola: WOW.

Lo sbalordimento è tanto, non si finisce mai di conoscere, tutto è nuovo, ci si lascia travolgere completamente dalla nuova realtà, si ha poco tempo per fermarsi a realizzare. Così ci si prende il tempo, ci si ferma per cercare di capire…ma proprio quando inizi a capire il tuo cervello ti dice che non puoi stare fermo, devi agire, ma è presto. Vedi un sacco di cose che sarebbero da fare, vedi un paese con un sacco di potenzialità che non vengono sfruttate e non capisci il perché, poi conosci gli abitanti,
 incominci a capire il loro stile di vita, il loro modo di fare, ti affacci sul loro mondo…ma la voglia di fare non passa, anzi aumenta, così come aumentano la rabbia e la frustrazione di fronte a questa situazione e ti dispiace, non per te ma per loro…così in questi momenti,  le Ande, che si stagliano magnifiche sopra di te, rappresentano un irresistibile richiamo a prendere lo zaino e partire ancora…

Ma ci vuole pazienza, bisogna tirare un bel sospiro, calmarsi, prendere la palla e andare al campetto da basket a sfogarsi. Allora si pensa e si riflette, bisogna osservare, capire, ricordarsi che si è in un nuovo contesto e che non si può agire (per poi fare cosa???) senza prima essere ben sicuri di aver ben compreso, e che non sono tutti uguali, sei qui solo da due settimane e c’è ancora molto tempo e molta gente da conoscere…

Mi piacciono le sfide, e sicuramente la Bolivia, lo stare in questo contesto è una bella sfida.

Osservando con occhio critico, prendendo tutto quello che di buono c’è senza lasciare che le cose ci scivolino sopra e traendo forza dalle difficoltà.

Mi piace la Bolivia.

Un buon inizio avventura a tutti.
Davide

domenica 9 marzo 2014

Nicaragua: Ciudad Sandino

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Il bus scassato che ogni mattina ci porta dal nostro quartiere residenziale di Managua alle polverose vie di Ciudad Sandino è come la porta verso un altro mondo. Qui in Nicaragua, ad ogni catastrofe naturale si è ripetuto puntualmente lo stesso copione: superstiti senza casa a cui ne viene donata una nuova fuori Managua, dall’insieme di tutte queste case nasce Ciudad Sandino.

Due grandi bandiere si innalzano imponenti all’ingresso della città, sopra cose e persone, come a ricordare l’esistenza di un potere lontano che ha regalato speranze e delusioni in egual misura. Il rumore della gente, le case di lamiera, la polvere spessa che copre la città e l’odore forte delle fogne a cielo aperto sono un biglietto da visita che non puoi mettere nel portafogli e dimenticare. Ciudad Sandino è un formicaio di persone che corrono, si muovono. Alcuni per andare a lavorare, molti altri alla ricerca di qualche espediente per sopravvivere. Ognuno tira a campare come riesce: venditori ambulanti, soprattutto le donne, ma anche piccoli lavoretti pratici. Tantissimi lavorano nella discarica, rovistano la spazzatura alla ricerca di tutti i materiali riutilizzabili o rivendibili.

Sui muri bianchi sono dipinti slogan progressisti che poco si sposano con la realtà che li circonda. Se ne restano lì, come auspici irrealizzati. Come consigli pubblicitari dati a chi non ha un soldo per comprare.

 I bambini sono come tutti i bambini del mondo, solo mi sembrano più felici. Stanno immersi fino alle caviglie nelle fogne per giocare. Il loro sorriso è come un arcobaleno che collega le acque nere al bianco delle nuvole. In mezzo, tra terra e cielo, c’è tutto un caleidoscopio di sensazioni: dalla cruda realtà ai sogni e le aspirazioni di un popolo che sogna un domani migliore per i propri figli.

A Ciudad Sandino gli adulti sorridono poco, come si fossero dimenticati come si fa. Come può accadere? Può succedere quando ti tocca sopportare un terremoto ed un uragano che lasciano in eredità diecimila vittime ciascuno ed una città da ricostruire, quando hai perso la casa, gli amici, la comunità in cui vivevi e quando ti trovi a dover soddisfare prima di tutto i bisogni primari senza poter progettare il dopodomani.

Così mi è sembrata Ciudad Sandino alla prima occhiata: una cultura in febbricitante ricerca di sopravvivenza, prima, e di se stessa, poi.

Tutti i bambini che sorridono per le strade mi sembrano comunque un ottimo punto di partenza.

Lele

(per le foto si ringraziano Teo e Stefy)

1.000.000

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Quotidianamente veniamo bombardati da numeri, cifre, sterili quantità che per un attimo ci impressionano ma subito svaniscono. Quanti esempi potrebbero venirci in mente: titoli di giornali, notiziari…
In Libano sono presenti circa un milione di rifugiati siriani. Più o meno un quarto della popolazione libanese: proporzione già impressionante di per sé ma lo diventa ancor più quando si inizia a dare un volto a questo numero. 
Nonostante l’opulenza di Beirut nasconda un po’ la presenza dei rifugiati siriani, percorrendo le strade subito fuori dal centro si notano subito pulmini pieni di bagagli e persone o uomini che camminano a piedi sui bordi delle carreggiate. Spostandosi verso il confine siriano, nella valle della Bekaa il paesaggio cambia totalmente e non solo dal punto di vista ambientale.
Guardando i campi secchi dalla siccità di quest’anno si vedono ovunque accampamenti di persone. Katia, l’operatrice che ci accompagna, ci spiega che in questa zona sono sorti campi profughi ovunque, proprio a causa della massiccia presenza siriana. Quando entriamo nel campo profughi ci accolgono subito gli anziani che, dopo un attimo di sospetto, ci fanno entrare con un caloroso sorriso. 


La struttura del campo è molto semplice: una strada principale su cui danno gli ingressi delle tende formate da pali e tende cerate, fissate con pneumatici. Tra una tenda e l'altra, pochi panni spesi ci ricordano che questa realtà precaria e apparentemente provvisoria si sta drammaticamente trasformando in qualcosa di quotidiano.
    
A rallegrare l’atmosfera ci pensano decine di bambini che, incuriositi dalla nostra presenza, trasformano la loro iniziale timidezza in un gioco a chi si fa fotografare di più. Con disinvoltura si aggiungono i più anziani che si mettono in posa con i più piccini. Ci mostrano con fierezza la loro scuola-tenda, mentre i più grandi con orgoglio snocciolano qualche parola di inglese per entrare in sintonia.


1.000.000...
Un milione di persone significa un milione di questi volti, un milione di questi vissuti in centinaia di campi profughi in condizioni al limite della dignità umana.  Ma sono proprio questi volti e questi sorrisi a ricordarci che proprio qui, tra queste tende, di dignità e di umanità ce n’è da vendere, che la speranza di vedere terminare la guerra e poter tornare alle proprie case è una convinzione forte e un motivo in più per sopportare questa situazione precaria. Proprio qui realizzi come la vita vada avanti e germogli anche su rami che sembravano morti o secchi. In queste situazioni ciò che davvero ti rimane nei ricordi e nel cuore sono i sorrisi, le risate e soprattutto occhi che ti dicono quanta voglia abbiano di andare avanti nonostante i traumi.
Un passato che è causa del presente ma non spegne il futuro…anzi.





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lunedì 3 marzo 2014

Festeggiare 26 anni..in stile moldavo!

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Già immaginavo che compiere gli anni in Moldova sarebbe stata un’esperienza più unica che rara ma non pensavo così tanto.. soprattutto quando ti ritrovi a festeggiare insieme alla contabile (Domna Ana) dell’associazione che decide di portare fuori a pranzo/cena tutti i colleghi!


Ma scendiamo nei dettagli.. questa è la tavolata che ci ha accolte appena arrivate.. da notare i bicchierini più piccoli: una volta svuotato il bicchiere c’è un cameriere che subito alle tue spalle, senza che tu te ne accorga, te lo riempie all'improvviso con vodka/cognac.
Il problema è che ogni invitato fa un "elogio" al festeggiato (..sì, in moldova ci piace così!) con brindisi annesso! e ogni volta il bicchierino si "riempie" magicamente! 

Altra differenza fondamentale: qui si balla un sacco! ..Il pranzo è continuamente interrotto da balli così da creare ancora spazio nel pancino (..Fra, ne ho imparati due nuovi, saresti fiera di me ;)) ..e così si va avanti ad oltranza.. dalle 3 alle 9 passate a zompettare come grilli e a mangiucchiare!


Cambiando ambito.. cose semplici e bizzarra della Moldova!

1) pensare che la carta igienica  fosse una di quelle cose standard, immutabile e simile in quasi tutti i paesi.. bene, è un grave errore!
La peculiarità del rotolino di cartone intorno al quale si arrotola la soffice carta è stata scardinata in Moldova e con non poche conseguenze irrilevanti!
Patty: “Mari.. ma come faccio a srotolarla?!? Non ci riesco mica?”—ecco questo è il primo step di puro disagio che la carta igienica moldava impone ;)

2) Qui si storpiano sempre i nomi.. ahimé mi è toccato quello di angelica.. proprio mi mancava!!!

3) Il colore delle macchine è perennemente sul "marroncino".. ma questo punto merita un post più approfondito..!
Mari

Paese che vai.. Taxi che trovi!

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Chiunque sia stato tra Nord Africa e Medio Oriente, una volta a casa avrà raccontato agli amici la follia del traffico nelle varie città, piuttosto che lo stile di guida alquanto "bizzarro" dei vari tassisti di turno.
Ecco, dimenticate tutto: Beirut non è una città trafficata:  è il traffico fatto a città!

Nelle ore di punta ( qui h24) ci siamo abituati ad attraversare la città a passo d'uomo,  tra macchine in contromano, motorini con il manubrio dentro il nostro finestrino e clacson manco avessimo vinto la Coppa del Mondo.

Potevamo forse spendere tutto questo tempo a disposizione con le mani in mano?
Ecco a voi i primi incontri ravvicinati con i tassisti del terzo tipo:

1- "Il SAVIO", l'autista all'italiana: sicuro di sè, a bordo del suo potente Mercedes,, dopo aver fregato la corsa ad un suo collega con nonchalance, ci racconta del legame con il nostro Paese. Dopo una lunga carriera accademica dai Salesiani, il buon Savio decise di fare famiglia, dando alla luce, con l'aiuto della povera moglie, tre pargoli dei nomi alquanto bizzarri per ribadire la sua passione "tricolore":
- Il primogenito: SAVIO BOY
- la secondogenita: MARISSA
- infine la terzogenita, l'unica con un nome pseudo-normale: MARIA BEGONIA, nata direttamente in serra.

2- Il REDUCE: a bordo della sua fiammante Nissan, al primo incrocio ci guarda curiosi mostrandoci una gamba destra… di plastica; "Regalo" di guerra. Dopo un iniziale sbigottimento, pensare di essere nelle mani ( e nei piedi ) di un tassista che guida solo con una gamba nel traffico di Beirut non è proprio sinonimo di sicurezza.

3- Il genio: L'UOMO PORTIERA.  Un rumore sordo e strisciante ci scuote mentre attraversiamo a piedi uno degli incroci principali di Beirut. Vediamo una signora distinta scendere dal taxi collettivo e dopo qualche secondo…la stessa portiera a  del taxi decide di …scendere dall'auto!
Non è uno scherzo: guardate qui sotto l'autista che, tra l'ilarità generale, si fionda in mezzo alla strada a raccogliere la portiera sfuggente!


Alle prossime portiere,
Alberto-Anna-Stefano

" Scrivi tanto, ascolta di cuore e osserva con stupore! "

2 commenti:
PREMESSA

3 step facoltativi per godersi a pieno la lettura di questo post:

1) Impostare musica di sottofondo: http://www.youtube.com/watch?v=SFObn6xe3UA
2) Leggere il testo con calma;
3) « Esci di casa! Sorridi! Respira forte! Sei vivo... cretino!" :)


START

Dopo un viaggio di quasi 24 ore durante il quale abbiamo visto il sole sorgere per poi ammirarlo tramontare "solamente" dopo un tempo infinitamente lungo.

Dopo aver sistemato la NiCasa e mosso i primi passi nel barrio Las brigas, luogo in cui ogni mattina ci sveglieremo e ci avvieremo verso il lavoro per poi rincasare ed essere accolti dalla sua tradizionale quotidianità.

Dopo aver incontrato e conosciuto la vitalità della Emi, ex SCE Nicaragua insieme alla Ele proprio a Redes de Solidaridad ( http://redesdesolidaridad.wordpress.com/ il centro di riferimento per me e la Stefy).

Dopo aver apprezzato e amato i raggi caldissimi di questo bellissimo sole, mitigati da un venticello tanto leggero quanto piacevole.

Dopo aver intrapreso i primi lavori nel piccolo orto davanti a casa che abbiamo intenzione di coltivare e far germogliare di frutta, verdura e fiori (chiedo scusa a Francesca e Matteo ma i miei semi di girasole ricevuti in dono durante la formazione SCE a Milano per ora non danno segni di vita ma... IO CI CREDO! :)  ).

Dopo aver iniziato ad inserirci nel contesto spulciando qualche articolo dei giornali locali, ascoltando i racconti dei tassisti, dei volontari e lavoratori Nicaraguensi, interagendo con i vicini di casa, i semplici passanti e soprattutto osservando ogni cosa dal maggior numero di punti di vista possibili.

Dopo essere rimasto affascinato dalle bancherelle, i venditori ambulanti con i loro campanelli e i lavori improvvisati nelle strade; dalla musica perennemente presente in ogni luogo e dai volti apparentemente scettici al primo sguardo ma che immediatamente si aprono in sorrisoni al mio semplice e goffo saluto mal pronunciato.

Dopo aver incontrato l'intero Staff di Redes e di El Guis (il centro in cui lavoreranno il Lele e la Fede), conosciuto i bambini e i ragazzi con cui condivideremo le attività, i progetti,  le emozioni e l'atmosfera colorata e vivace che si respira in quell'oasi nel complicato quartiere Nueva Vida.

Dopo aver partecipato alla prima messa in lingua locale.

Dopo aver avuto l'ennesima conferma di essere partito con tre companeros davvero disponibili, stimolanti ed arricchenti.

Dopo questa prima settimana, beh, che dire, mi sento assolutamente strafelice di aver incominciato questo periodo di osservazione, comprensione e collaborazione nel migliore dei modi e spero di averlo trasmesso a tutti voi così come lo sto vivendo intensamente sulla mia pelle!!! :)


p.s.  Step 4) Rileggere lo step 3 e buona settimana a tutti!


THE END

A presto,
un abbraccione,

Teo! :)

domenica 2 marzo 2014

Si incomincia

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Si incomincia.
Se dovessimo definire questa prima settimana di Nica le parole che sentiremmo più vicine sarebbero: casa, ascolto e osservazione.
Tre parole così semplici quanto profonde…
Casa per la felicità con cui ci siamo inseriti in questo paese, per la doverosa pulizia che abbiamo dovuto applicare a quelli che per un anno saranno i nostri spazi e per la passione e la voglia di rendere delle pareti, appunto, la nostra NiCasa!
Ascolto e osservazione come caratteristiche fondamentali di inserimento umano e lavorativo con le persone appena conosciute nei centri di Redes de Solidaridad e il Guis, con i vicini di casa e con coloro che ci hanno regalato un sorriso, un pensiero o che semplicemente abbiamo incontrato.
Sebbene siamo ancora agli inizi una cosa è certa: il primo impatto con questa terra è PIU’ CHE POSITIVO! :)


Stefi, Fede, Lele, Teo