martedì 29 settembre 2015

ნახვამდის, a costruire nuovi ricordi


Gennaio 2014

Sono in salotto, in piedi tra il divano e le finestre. Sto fissando i grigi grattaceli sovietici che circondano il mio, specchi del mio. Dal settimo piano ho una visuale perfetta di quei vecchi blocchi che, come solidi scogli, emergono da quel mare verde di alberi e viti, che sono le strade del mio quartiere.
E poi all'improvviso arriva il vento, forte, troppo forte. I grattaceli iniziano a sgretolarsi; pezzetto per pezzetto si disperdono nell'aria, crollano su se stessi. So che tra pochi secondi succederà lo stesso al mio palazzo, al mio appartamento con me dentro e incomincio ad avere paura. Paura, ma anche voglia di scoprire cosa accadrà, come tutto cambierà. Allora mi convinco che sopravviverò, so che saprò ricostruirmi e mi rilasso perché questo sogno l'ho già fatto, più di una volta, ieri o secoli fa.




Mi sveglio e capisco che è arrivato il momento di partire, ri-partire, di lasciare Tbilisi, la Georgia, il Caucaso, e che dovrò lasciare qui una parte di me e che farà male.

Mi sveglio e capisco che inizierò un nuovo viaggio, una nuova avventura e che ci saranno nuovi ricordi da costruire e posti nuovi da lasciare.



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