martedì 29 settembre 2015

Le cinque W di una partenza.


Già. È arrivato il momento di scrivere le sensazioni “zero”: tutto quel marasma di roba che ti porti dentro addosso intorno prima di partire per un lungo viaggio. Ma fondamentalmente (un avverbio qua e là fa figo intellettuale!) è difficile per me trasformare il 'marasma' in qualcosa di sensato e non in uno stream of consciousness incasinato. Quindi provo a seguire lo schema del giornalista in erba e mi autointervisto in maniera semiseria.

Who?

Ciao, sono Maristella. Sembra una cosa banale dire il nome, ma siccome il mio viene declinato a fantasia ci tengo a sottolinearlo: non è Maria spazio Stella, il più gettonato anche per via della ministra Gelmini, non è MaristAlla che mi ha fatto molto soffrire da piccola, nè Stella che sembra il nome di una -star, eccetera. Ho venticinque anni sono molto solare simpatica frizzante intraprendente dinamica... no dai.

Mi sono laureata pochi mesi fa ma non è cambiato niente, mi piace ballare coi piedi e con la mente, non vado matta per la pizza, cambio idea tanto quanto cambio le mutande, sono acida come il limone, piango durante le pubblicità progresso e per tutti i programmi televisivi sui matrimoni, credo nella libertà di ogni essere vivente, sono fissata con la street art, penso di avere sempre ragione.

What?

Sto per partire per il Servizio Civile Internazionale - pensa te!, con Caritas Ambrosiana di Milano (wè figa! Hai la schiscètta?) all'interno del progetto Impronte di Pace 2015.

When?

Eh... tra 9 giorni, che può sembrare tra un secondo o tra un'eternità a seconda di come mi sveglio la mattina o delle fasi ormonali che attraverso durante il giorno. Passo da fasi di esplosiva eccitazione e convinzione, a fasi di profonda angoscia emotiva e depressione, a fasi di apatica indifferenza.
Aggiungo in questa domanda che riguarda il tempo anche la durata: 1 anno. Ebbene sì, il contratto da serviziocivilista scadrà il 13 settembre 2016. Nel mezzo si saranno un paio di visitine a casa, una vacanza a Zanzibar, la scalata del Kilimangiaro e una marea di quotidianità che resta ancora un mistero.

Where?

Kenya, Mombasa.
Le nozioni di base sono: è una città di mare (sarebbe meglio dire 'di oceano' - olè!), metà turistica gettonata, in particolar modo da italiani che ci vanno a fare cose zozze e safari, fa caldo ma non si muore di caldo, ci sono le scimmie, e le giraffe gli elefanti i lemuri... non so se questi ultimi proprio in città, hakuna matata (traduzione per gli appassionati di “Gomorra” = 'Sta senza pensier'), c'è traffico.

Why?

Questa domanda meriterebbe un pippone antropologico-esistenziale che non mi sento di affrontare ora. Un giorno di marzo scorso mi è capitato di andare sul bando del SCN, di leggere i progetti Caritas per il settore internazionale, di pensare 'caspita che bello' ... e di presentare domanda.

Avevo bisogno di partire. Di mettere tutto sottosopra e ricominciare. Di cercare una strada sterrata, una capanna in mezzo al deserto, un corso d'acqua di periferia dove sentirmi... piena. 
Ho seguito la spia del bisogno e sono arrivata allo SCE. Qualcuno mi ha poi dato fiducia e sono arrivata a pochi giorni dalla partenza.
Avevo bisogno di restituire. In questi anni ho preso molto e ho dato poco, per questo il servizio civile mi è sembrato una soluzione perfetta per svariati motivi.
E poi chissà che questa esperienza non diventi un lavoro vero e proprio, chissà!

La serietà la lascio al prossimo post, ma questa citazione iniziale me la – e ve la – dedico:

Il segno non è intorno a te, non è nei muri, nei mattoni, nella calce, nei ciottoli, no, non troverai ciò che vai cercando. Il segno è la ricerca stessa, il segno sei tu che arranchi nel fango delle strade. Siete voi. Noi che siamo in cerca: noi che siamo l'adesso, il già e non ancora.”


Mari 

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