lunedì 16 ottobre 2017

Kenya: un viaggio con me stessa



È passato più di un mese dal nostro rientro in Italia. È trascorso lento, afoso, quasi irreale. Dopo che hai camminato in strade di spazzatura, visto bambini strafatti e cieli senza stelle, forse è normale che tutto ti sembri strano.

Il primo giorno che siamo arrivati a Nairobi, pensavo che quel luogo fosse marcio, che le persone fossero in fondo un po' marce. Di certo scapperesti da un posto del genere, cercheresti di crearti una nuova vita, lontana da tutta quella puzza, ma loro no. Sicuramente perché non possono, ma mi piace pensare che è anche perché non vogliono. Mi piace credere che forse qualche speranza ancora ce l'hanno; mi piace credere che un senso di rivalsa da tutta quella mxxxa gli darà la forza di uscirne a testa alta; mi piace credere che loro ancora credono.

È passato più di un mese dal mio rientro in Italia e alla domanda "come è stato" ancora non so rispondere se non con un segno di assenso. Vagli a spiegare poi che quel mezzo sorriso vuol dire tutto e niente. Non ci sono molte parole per spiegare una terra così, come spesso si dice, piena di contraddizioni. E si perché questo termine viene molto spesso utilizzato per descrivere diversi paesi dell'Africa: da una parte distese sconfinate e dall'altra le discariche a cielo aperto; da una parte le metropoli e dall'altra i villaggi; da una parte il tutto e dall'altra il niente. Sì, forse il primo che utilizzò questo termine, ci aveva visto bene.

È passato più di un mese dal mio rientro in Italia e tutti questi problemi che ci riempiono così spesso la bocca non mi vanno proprio più giù. Inizio a pensare che sia la nostra quotidianità quella irreale, non la loro. Sì, perché è irreale restare imbambolati su un divano guardando tragedie umane senza muovere un dito, se non quello sul telecomando. È irreale fingere che vada tutto bene solo perché sulla nostra casa il sole continua a splendere. È irreale la disparità che ci divide. Forse tutti dovremmo sentirci chiamare "muzungu" almeno una volta nella vita.

Un incontro mi ha segnato particolarmente in questo viaggio, ed è stato quello con me stessa
Ho capito meglio cosa voglio, ho rinsaldato i miei ideali, i miei credo. Ho dato spazio alle mie paure e sono riuscita a metterle da parte. 

E per tutti i "bob" al mondo, non sostituirei mai questa esperienza con nessun'altra. 


Francesca Di Mauro



Breve legenda:

- Muzungu: Nella lingua locale significa "uomo bianco", ma da quel poco che abbiamo potuto apprendere, intrinseco nel significato vi è l'aggettivo sporco, ricco, schifoso uomo bianco.

- Bob: Utilizzato dai Kenyoti per chiamare lo scellino. Deriva dal termine inglese che indicava la vecchia moneta britannica.

- Asante sana: Termine non utilizzato in questo testo, ma sospirato durante tutta la sua stesura. Grazie mille.

Nessun commento:

Posta un commento