giovedì 8 agosto 2013

Libano - ...e a volte il tempo si ferma

Eccoci qui!!
Davanti a questa pagina bianca, è difficile mettere in ordine l’enorme quantità di emozioni che questi due giorni ci hanno portato.
Qui allo Shelter il tempo sembra non passare mai, se non fosse per il suono della campana che annuncia l’arrivo delle “succulente” piadine.
Ci capita spesso di riflettere proprio sul senso del tempo qui.
Tutti sono in attesa…in attesa del cibo, in attesa delle attività, o, più importante, in attesa dei documenti, di capire dove sarà il loro futuro e di riabbracciare i loro figli in patria.

In Libano infatti, se non hai i documenti, vieni messo in prigione, motivo per cui i datori di lavoro si premurano di sequestrare il passaporto di queste donne al loro arrivo. Il passato e il futuro delle storie che ci sentiamo raccontare assumono sfumature spesso difficili da capire. I ricordi delle loro esperienze qui in Libano, da una partenza alla ricerca di fortuna e con la speranza di guadagni da mandare in patria allo scontro con realtà di sfruttamento e violenza, emergono  in modo molto spontaneo, contrastando con l’apparente serenità con cui hanno saputo accoglierci, la semplicità con cui sanno regalarci sorrisi davanti alle parole più banali e ai gesti più comuni.

Il loro è un passato che sicuramente le ha duramente cambiate, profondamente segnate, a volte anche fisicamente, ma che spesso non ha tolto loro la speranza o la forza e il coraggio di guardare avanti. Molte sono le giovani donne con  progetti che ancora suonano raggiungibili, con desideri che le rendono fiduciose e determinate, con la fermezza di ritrovare la forza in nome del loro essere donne e madri. Insomma, qui il passato si mischia al futuro in modo molto strano, condizionando e al tempo stesso arricchendolo della giusta sfumatura di determinazione nell’attesa di quel che verrà.  Attesa…

Riempire il tempo è quindi il giusto modo per avvicinare il passato da dimenticare al futuro da costruire.
Oggi il tempo è volato costruendo delle deliziose maschere alla Veneziana con cartoncini, perline, gessetti e strass. I talenti più nascosti hanno prodotto oggetti originali di cui ogni donna andava molto orgogliosa, indossandoli per lo shelter come se si trovassero improvvisamente in un raffinato salone alla moda.
Attesa…



Eppure le cose cambiano fuori dal centro di Rayfoun, in modo anche incontrollabile e determinante. Poco lontano, la guerra in Siria spinge sempre più civili a varcare il confine di quel paese che fine a poco tempo fa era l’ "occupato". Lunedì abbiamo avuto modo di collaborare alla distribuzione di aiuti a 25 famiglie di rifugiati siriani, ospitati in un convento qui vicino. L'incontro è stato molto commuovente, tristemente toccante pensare alla loro fuga, alla loro necessità di chiedere aiuto in terra straniera, immaginare quanto possa essere stato straziante abbandonare case, persone care, interrompere le proprie vite. Questa situazione estrema non cancellava però la fierezza, che ancora si leggeva nei loro volti, e l’orgoglio che guidava i loro gesti. La responsabile del centro, Nancy, ci ha comunicato che queste non sono le uniche famiglie che hanno trovato ospitalità presso la comunità locale e che presto ne incontreremo altre. La possibilità di poter contribuire anche in questo piccolo modo ci rende molto fiere, e ci spinge ad agire affinché la sensibilità nei confronti di questa emergenza quasi invisibile possa diventare l’emergenza di tutti.


1 commento:

  1. Bravissime..continuate così!!! È una goccia nell oceano, ma se non ci fosse all oceano mancherebbe ^_^ siete super!! ..Clara

    RispondiElimina