Appena arrivata, Beirut mi ha accolto con il suo caldo
soffocante, la cappa di smog, l’odore intenso di immondizia e i suoi palazzi
grigi ed anonimi che portano i segni ancora ben visibili della guerra.
Al primo impatto sembrava una città ancora assopita e
avvolta nel torpore del dopoguerra, senza molto da offrire….invece sotto quella
facciata si nascondeva una città ricca di luoghi interessanti, carichi di
storia, di simboli, piena di vita e di cose inaspettate pronte a svelarsi a chi
sa cercare e a chi non perde mai la speranza di trovare ciò che cerca.
Come un delizioso ristorante armeno nella zona di Burj
Hammoud, dove oltre che mangiare bene abbiamo avuto la fortuna e il piacere di
conoscere i proprietari; due simpatici vecchietti che si animano
inaspettatamente al ritmo delle danze popolari armene.
Le spiagge dorate, le palme e le buganvillee dai colori
sgargianti che cercano di stringere in un abbraccio i palazzi della città mi
ricordano la Tunisia.
Certe volte invece, spostandosi per il paese, si ha la
sensazione di viaggiare per l’Italia: le montagne brulle e pelate del nord con
i boschi di querce e le rocce friabili dai colori cangianti sembrano le stesse
di Lucoli, di Campo Felice…i luoghi delle mie origini abruzzesi e delle mie
vacanze di bambina; altre montagne terrazzate con muretti a secco di roccia
bianca coltivate ad ulivi e viti ricordano la campagna della Sicilia, così come
il blu intenso del mare che contrasta con il color ocra e ruggine delle rocce
da dove spuntano le agavi.
I boschi di pini marittimi ricordano il litorale della
Toscana, le montagne verdi ricoperte di conifere, con valli e gole più profonde
assomigliano incredibilmente alle montagne della Valchiavenna, mentre le rocce
bianche di Raushe che emergono imponenti dal mare azzurro sembrano i faraglioni
di Capri.
Ma oltre ai paesaggi ci sono state molte altre cose che mi
hanno colpito:
1.
la presenza di numerose piantagioni di banani e
avocado come se ci si trovasse in un paese del Sud America.
2.
le statue giganti della Madonna sui cocuzzoli delle
montagne che ricordano la Madonna d’Europa che troneggia sopra a Motta.
3.
sentir suonare gioiosamente le campane della
messa domenicale in zone a maggioranza islamica
4.
vedere un soldato dell’esercito che si
improvvisa vigile del traffico sventolando la bandiera libanese al posto della
consueta paletta…
5.
vedere le bandiere di Hezbollah lungo tutto il
tratto di autostrada che porta verso il sud del paese, come fossero dei normali
cartelloni pubblicitari o quasi come se si attraversasse la frontiera con un altro
paese….
6.
vedere che le strade, tranne che a Beirut,
spesso non hanno un nome ma sono numerate…
7.
scoprire che per qualche motivo inspiegabile
della fisica le feci scorrono tranquillamente giù per il tubo ma la carta
igienica no, anzi lo intasa e quindi va buttata nel cestino….
8.
vedere automobilisti che nel bel mezzo della
rotonda si fermano per dare la precedenza a chi viene da destra….
9.
il gelato con la gomma arabica….
Un’amara sorpresa poi è stato visitare la down town di
Beirut e trovare un centro bellissimo e attentamente ricostruito, ma vuoto e in
parte snaturato, dove l’antico suq è stato trasformato in un city mall di lusso
a cielo aperto….come se si trattasse di Via Monte Napoleone….quasi come se il
Libano volesse scrollarsi di dosso l’etichetta di “paese arabo”, i segni del
suo passato e delle sue radici storico-culturali per darsi una patina di
modernità, per convincere gli altri che “va tutto bene” nonostante tutto e
illudersi di essere ancora la “Svizzera del Medio Oriente”.
Marianna
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