giovedì 14 settembre 2017

L’incontro con l’altro, ovvero, Un tramonto inaspettato.




Che cosa può cercare un ragazzo di trentanni da un' esperienza come il Cantiere? Una prova di fede? Una vacanza alternativa? 
E cosa è un incontro? E cosa c’entra con l’altro?

Per rispondermi e per rispondervi devo fare un passo indietro.
Io non so che cosa vi affascini quando incontrate questi bipedi dai capelli lunghi o corti che popolano la nostra terra..che cosa vi attiri, se uno sguardo, un volto o un modo di fare... io rimango affascinato dalle storie, soprattutto quando raccontate con trasporto, e da quello che raccontano gli occhi, piccoli segreti che lasciano un segno tale da sentire di doverli custodire. Talvolta mi capita di prendere qualcuno e la sua vita come esempio per una riflessione sulla mia, e se necessario, seguirne il modello.

La mia storia con il cantiere inizia anch’essa con un incontro e con una storia, quella di Stefie, ex-cantierista. L' incontrai circa due anni fa e, dopo aver attirato le mie attenzioni con le sue strabilianti doti canore, mi racconto' di sè e della sua esperienza finita da poco ad Haiti. Ascoltai il suo racconto con attenzione e dopo esser tornato a casa colpito iniziai a pensare di voler essere partecipe anche io di una simile avventura. 

Con questa premessa e avendo deciso il Libano come paese di destinazione, mi aspettavo di ritrovarmi immischiato in racconti di persone che avevano visto scene di guerra e sofferenza, di violenza, rabbia. Ascoltare, e farmi poi testimone una volta tornato.
Devo ammettere a voi e a me stesso, che al contrario delle mie aspettative l’incontro con l’altro si è vestito spesso di abiti umili e ordinari prendendo la forma di persone e vite semplici.
Certo, talvolta è stato insperato e stupefacente (riuscite ad immaginare sentir cantare Luigi Tenco da un chitarrista armeno?) ma il più delle volte le tanto attese parole hanno fatto spazio a timidi sorrisi, e sguardi abbassati. L' incontro è stato anche faticoso e incomprensibile, perchè oltre alla barriera, o, per riprendere il tema del cantiere, oltre al muro della lingua si è aggiunto spesso anche quella della incomprensione dei reciproci comportamenti. “Perchè queste donne negli shelter mi evitano se sono qui per  stare con loro?”, mi interrogavo. “E perchè lui si ostina orgoglioso ad avvicinarsi a noi”, si saranno domandate loro. Allora mi sono chiesto: quando incontri una persona con cui non è possibile o non è immediato stabilire un rapporto, ha ancora valore l’incontro? E badate bene che può valere sia per una donna chiusa nelle quattro mura di un centro che non ti guarda negli occhi e, a fatica, poggia il piede di fianco al tuo, che per una coordinatrice o un compagno cantierista.
A questo punto ho iniziato a capire che il cantiere mi dava la possibilità di  rinnovare un metodo partendo da uomo maturo, esattamente come il protagonista del film Benjamin Button. Come se dovessi reimparare a parlare con un nuovo alfabeto, vincere le timidezze e abbandonare la sicurezza delle convenzioni imparate fino ad allora. Ridiscutere le modalità di rapporto con le persone (sopratutto donne e bambini) che incontravo.

In conclusione, dunque, se state cercando un motivo per spendere le vostre vacanze lavorative in una esperienza simile, immischiatevi! Inizierete a chiedervi il perchè dei comportamenti delle persone incontrate, ed intuirete che il non capire era dovuta anche ad una vostra mancanza di sensibilità. Scoprirete il valore del rapporto e della sequela, piccoli passi quotidiani da fare giorno per giorno per avvicinarsi all' altro e farsi accettare. Imparerete la base di uno sviluppo umano fondato semplicemente sulla presenza. Sembra ovvio, come il fatto che il sole debba tramontare ogni giorno, ma non lo è. Se  darete per scontato l'incontro, il rapporto con l'altro non verrà nè coltivato nè approfondito. Se invece tornerete a stupirvi ogni giorno di un sole che cade, perchè ci è dato, riconoscerete la novità che è l' Altro.
Cari coetanei "vecchietti", in bocca al lupo.
Gianluca

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