giovedì 7 settembre 2017

CAPIRE CAINO - riflessioni sul Libano

Mi è stato chiesto di condividere una riflessione finale sul cantiere in Libano. Molto di quello che vorrei dire è già stato scritto con parole migliore dai miei compagni , c’è però un pensiero ,tra i tanti, che vorrei condividere qui.


In Libano si impara cosa vuol dire “l’altro”. Altro è chi sta fuori dai nostri confini . Lo percepiamo filtrato da delle sovrastrutture che trovano radice non solo nell ignoranza e nel luogo comune , ma anche in mitologie createsi in tempi ormai offuscati dai secoli .L’ altro ci appare come una maschera del teatro antico , stereotipo di una determinata categoria umana , immutabile .L’altro è fondamentalmente distante, ciò che gli succede non riusciamo a sentirlo sulla nostra pelle . Ciò che gli facciamo non è criticabile con le stesse categorie morali che usiamo per i ‘’nostri’. L’ altro non viene considerato come umano in quanto tale , ma come nostra simmetrica antitesi .
 L’alba e il tramonto .

Risultati immagini per lebanese phalangeIn Libano i confini tra gruppi di altri sono ben evidenti , incisi sui muri dei quartieri appartenenti alle diverse comunità , come a marcare il territorio . Muri concettuali e fisici, dietro i quali si fece e si farà trincea nel momento dello scontro . Potrei raccontarvi tanto , della mitologia guerriera ed eroica . Di quando Bashir fu paragonato a Cristo , dopo esser deflagrato nella sua macchina , lasciando di sè solo un dito sanguinante , ma devo essere sintetico .

 E’ scontato dire che per abbattere i muri serve l’incontro. Ma perché questo non avviene? perché si continua a preferire lo scontro con il diverso. A volte mi viene da credere che la speranza sia per gli illusi. E’ dalle prime poesie scritte nella storia dell’uomo che si denigra la guerra , ma è dalle prime cronache che questa è presente. Empiricamente , siamo bestie; altrimenti non avremmo bisogno di santi. Questo è perché, forse,sofferenza genera sofferenza . Tra ‘’altri’’ si instaurano ruoli differenti . La vittima e il carnefice. Ed è come se chi soffrisse , chi è stato vittima , avesse voglia di diventare carnefice. Mi è stato detto che bisogna sempre andare alla radice del problema per trovare una colpa . Forse è vero , ma a me di questo discorso frega poco: il risultato , tanto , è sempre lo stesso.
Passano gli anni e il filo conduttore di sangue vede sempre alternarsi sofferenza e rabbia. Rabbia e sofferenza . Il vero sentimento della vittima è la rabbia. Schizofrenia , tensione , rabbia e voglia di rivalsa , di questo è fatto chi soffre.
Tutti questi sentimenti però , si riflettono sugli altri e a loro volta generano sofferenza. Ovvio no? gli altri. E’ proprio perché si riflettono sugli altri che non ce ne accorgiamo , che non ce ne curiamo .

Nel 1982 , Beirut era spaccata a metà : a est i cristiani a ovest i musulmani ; nel mezzo la puzza di carogne lasciate a marcire sotto il sole , i cecchini e miriadi di simboli e bandiere delle varie fazioni. L’alto comando israeliano decise quindi di bombardare la parte ovest . I palazzi crollavano schiacciando chi ci abitava . Non ci piace pensarlo , ma morivano tutti ,in maniera indistinta. Abbiate coraggio , fate lo sforzo di pensare chi puo morire quando una città viene bombardata. E in che modo muore ? come si muore sotto le macerie di una scuola ? Questo è quello che succede agli altri.

 Il giornalista Robert Fisk , nel suo storico ‘’il martirio di una nazione’’ , chiese al generale Avneri , allora a capo dell aviazione israeliana , com era possibile che il popolo israeliano , dopo aver sofferto tanto , avesse potuto fare ciò . Voglio condividere con voi la sua risposta.

‘’Le dirò una cosa sull olocausto.Sarebbe bello credere che le persone che hanno sofferto molto siano state purificate dalla sofferenza.Ma succede esattamente il contrario , diventano peggiori.Il dolore corrompe. C’è qualcosa nella sofferenza che genera una sorta di egoismo. Herzog (il presidente israeliano) ha tenuto un discorso nell ex campo di concentramento di Bergen-Belsen , ma ha parlato solo degli ebrei. Come ha potuto non menzionare gli altri -i molti altri- che avevano sofferto in quel luogo? Le persone ammalate , quando soffrono , riescono a parlare solo di sé stesse.E quando al tuo popolo è successa una cosa talmente mostruosa , hai la sensazione che nulla sia equiparabile a quella catastrofe. Hai una specie di diritto morale , il permesso di fare tutto quello che vuoi - perché niente è paragonabile a quello che ti è successo. ‘’

Dalle macerie e dalle sofferenze del Libano bombardato nacque il movimento di liberazione Hezbollah , che dopo mesi di guerriglia popolare riuscì a liberare il paese.

 Se vi capita di andare in Libano , non dimenticate di visitare il museo di Hezbollah. Sulla cime di una collina c’è il mausoleo ai martiri ; sul fondo , in una buca di cemento sporca e cupa , quel che resta di un carro armato israeliano. Prestate allora attenzione quando vi diranno :
 ‘’Li , in cima alla collina , noi ; qui , in fondo , nelle macerie , loro . La libertà e l’oppressione .
 L’alba e il tramonto’’.



Zeno

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