martedì 12 agosto 2014

Gibuti. Prima lettera dal fronte.

Nessun commento:
Egregio Sig. Scheletro nell'Armadillo,


la presente per comunicarLe il nostro arrivo a destinazione e le nostre scuse per il ritardo nella notificazione della stessa, causa squagliamento della precedente missiva da noi redatta; fornendoLe, qui a seguire, anche i dettagli della nostra rotta e le ragioni della comunicazione tardiva.

ET 360 giunse rispettando il piano di volo. In tutta sincerità Egregio, non Le nascondiamo un certo qual sgomento collettivo che ci colse nel calpestare il 'rigoglioso' suolo locale. Nessuno avrebbe mai pensato che, per entrare in una sauna, fosse necessario avere il visto gibutino.

Varcata la soglia della nostra avanguardistica e splendente dimora, un reggimento di fanteria corazzata a sei zampe, altrimenti noto come “la Legion Scarafage” si premurò di accoglierci calorosamente. In compenso l'acqua corrente, salata al punto giusto, non fu altrettanto spavalda; lasciando gli onori di casa a quella umana sgorgante da appendici nasali, arcate sopracciliari  trasudanti e qualsiasi altro poro censito. Insomma Egregio: una sudata perpetua!

Iniziata l'attività quotidiana al Centro Caritas, unico luogo di accoglienza per bambini di strada, tra operatori, volontari e caschi bianchi scorgemmo un fresco pifferaio magico (proveniente dal più gradevole dei nostri sogni o del peggiore dei nostri incubi, decida Lei) intento a domare invano, con la sua candida melodia, 8.000 crayons impolverati ed imbizzarriti.


La magia pù grande, in verità, fu resa possibile da una colorata, terrosa e instancabile turba di bambini, ospite quotidana del Centro. Basta una playlist (possibilmente nè di Silvia, nè di Erika) dal retrogusto tamarro purchè africano, per trasformare sabbia, ferite, sporcizia e samaras distrutte in entusiasmo esplosivo, sorrisi contagiosi, intese spontanee e incroci di mani 'alla Ringo People'.

Lasciataci la vita urbana alle spalle, partimmo per Ali Sabieh, alla ricerca del 'Sacro Crayon'. Lo trovammo custodito amorevolmente da 'Sisters' squisite e deliziose (del budino se ne può parlare!).  Una volta rassicuratici che il Crayon fosse in buone mani, sulla via del ritorno, nell'improvvisata tappa della celeberrima Parigi-Dakar, registravasi un incremento di 8 lunghezze tra la vettura in testa, pilotata da Monsigneur Bertin, sull'inseguitrice capitanata dal ruggente mirafioreus Maldera, il quale non rassegnandosi all'evidente distacco, optò per un segmento di pista parallelo donando a tutti (team e bagagli) non la prima posizione ma 8 tonnellate di sabbia polverosa.

Nella speranza di non essere stati eccessivamente pedanti, Egregio, una domanda sorge spontanea: ma Lei, è mai stato ad Oristano?


Cordialmente, a risentirLa


La Compagnia del Maffo




Haiti: il Dizionario dei CONTRASTI

Nessun commento:
Una settimana è poco, giusto il tempo di assaggiare Haiti e i suoi contrasti profondi, e per imparare qualche parola ed il suo significato. Ad esempio Haiti vuol dire “Paese delle montagne”, ma è anche la “Perla dei Caraibi”… Qui spesso le parole significano più cose, a seconda di chi le pronuncia. Da un lato le Citè, dall’altro chi le Citè non le ha  forse mai viste, o che magari ne ha sentito parlare attraverso il suo megaschermo al plasma. Un’altra Haiti, rispetto a quella che stiamo imparando a conoscere.
Per questo vi presentiamo le prime parole de “ IL DIZIONARIO DEI CONTRASTI”:

ACQUA:
Per molti significa portare il secchio sulle spalle e camminare, oppure caricare una carriola di taniche piene… Perchè molto spesso manca, e quando c’è è preziosa e difficile da utilizzare.  Ma per l’Altra Haiti vuole dire ghiaccio per lo champagne o anche una piscina.
 

CIBO:

vuol dire riso e fagioli o fagioli con riso: se va bene per tanti è l’unico pasto della giornata. Ma per l’Altra Haiti vuol dire piatti straboccanti e un ricco buffet.


 


SPAZIO:
---parola non disponibile--- nell’intricato labirinto dei corridoi delle Citè tra una casa e l’altra ci sono dai 40 cm al metro di distanza. E basta. Ma per L’Altra Haiti siamo pur sempre ai Caraibi, tra spiagge e palme.




 
CAPELLI:
Vuol dire crespi, con treccine cucite, perché così si riescono a lavare meno, e “all’insù” (la Natura li ha fatti così, perché fa caldo). Ma per l’Altra Haiti significa lisci con piastra, parrucca in stile Raffaella Carrà, “all’ingiù” (L’Occidente li ha fatti così, perché è di moda).

 

Speriamo che sia un dizionario di cui saranno stampate poche edizioni e di cui poco a poco potremoo fare a meno. Preferiamo i dizionari in cui una parola ha un significato soltanto. A prescindere da chi la pronuncia.


Letizia, Francesco, Stefania, Elena e Marta

P.S.
Caro Davide, che piacere sentirti,
ma c'è una cosa che dobbiamo dirti!
non ti vogliamo certo allarmare,
ma in 300 son riusciti a scappare,
forse il messaggio ti sembrerà oscuro, 

ma poi Marta spiegherà di sicuro...

INCAntiere: ¡primero post peruano!

Nessun commento:
Zaini in spalla. valige imbarcate. ¿Prontiii? Si parte .... verso Barranca e oltre.
Con gli occhi assonnati e i cuori INCAntati, entriamo nella citta' peruana, che ci accoglie con il suo vento oceanico e tanta tanta tanta umidita'.

Se il buongiorno si vede, o meglio si sente, dal mattino, il nostro risveglio e' scandito dal simpático gallo Julio che canta al sorger del sole.

Alla luce del giorno Barranca ci rivela il suo colore: GRIGIO, come il cielo che incombe sulla citta' riflettendosi nelle case, nelle strade e nell'oceano. In questo grigio spiccano i colori delle persone, del mercato e dei mototaxi, che sfrecciano ininterrottamente per la citta' riempendola del suono della loro música e offrendoci un concertó di clacson.

Ma il colore che spicca di piu' e' quello dell'INCA kola: giallo polase.

 
Le civilta' precolombiane non sono del tutto desaparecidos, ma vivono in ogni prodotto locale con
l'INCAntevole prefisso : INCA!

L'INCAntesimo peruano lo troviamo nella prima uscita in sierra, a Cajatambo! Con gli occhi INCAtenati a queste bellezze e provati dal luuuungo e tortuoso viaggio in un INCAbus traballante, torniamo a Barranca dove Julio ci svegliera' per iniziare un'altra avventura!



¡Que les vaya bien cantieristas!



lunedì 11 agosto 2014

Libano: 1 sardina, 2 sardine!!

Nessun commento:


04.08.2014

Nuovo giorno a Fanar! Dopo la sveglia mattutina a colpi di frisbee!! Prepariamo gli zaini per prepararci alla nostra settimana nel centro delle donne di Rayfoun, a 40 km da noi.
Saliamo in altitudine a bordo di un taxi-pulmino (stavolta con un sedile a persona: niente tetris..incredibile!!) che ci porta a destinazione davanti a una piccola porta. Dentro si apre un mondo enorme: sguardi di donne timide che ci osservano, qualche sorriso, bambini che arrivano ad altezza ginocchio che saltano in braccio a Stefano e donne Africane piene di treccine che abbracciano Anna salutandola con affetto. Si sente che siamo circondati da tanta vita :)
Ci accoglie Eliane, l'assistente sociale che ci parla della situazione dei migranti in Libano, entrando nel vivo della condizione delle donne migranti e delle rifugiate politiche o richiedenti asilo. Ci spiega come interviene Caritas, sia con l'aiuto offerto in prima istanza nella prigione di Beirut, grazie alla mediazione con la General Security, sia tramite l'aiuto offerto negli “shelter”, i centri di accoglienza che, come Rayfoun, si aprono garantendo sostegno psicologico, sociale ed educativo ai migranti.


Come ci spiega Eliane, Rayfoun nasce come centro di emergenza ma poi diventa un punto di riferimento stabile per le donne migranti venute a lavorare in Libano, a cui sono stati portati via i documenti e che sono scappate dai datori di lavoro che le sfruttavano.
(Break manakish al formaggio, timo e carne: mamme e nonne andate tranquille che non torneremo deperiti!!)
Nel pomeriggio, dopo una piccola parentesi estetica tipica della tradizione orientale (sopracciglia con filo by Abeer!!), scendiamo davvero in campo per uno scambio interculturale di balli di gruppo!!  Ci muoviamo a ritmo africano, tra una macarena e un movimento di spalla-bacino, tra i sorrisi di ragazze che hanno voglia di muoversi, di vivere e di essere.. Ci danno tanto: stra bello :)
Conosciamo i piccoli, giochiamo con loro, cantiamo in cerchio tra mille foto e tante risate multilingue ma con lo stesso suono pieno di gioia e senza età!



Alla sera Mike, un ragazzo dello staff, ci recupera una vecchia chitarra sgangherata ed è subito festa: manca una corda, è stonata come una campana, ma mi si allarga il sorriso a ripensare alle donne e ai bambini che si divertono con noi a cantare la canzone del sole e l'alleluia delle lampadine!! Vedo una ragazza piangere, non so cosa abbia nel cuore.. stringe Anna e vedo come lei sia dono per gli altri qui.
Shahed mi abbraccia, mi dà un bacio e mi chiede di fare una foto con lei.. sono foto diverse. Sono quelle foto che ti aprono il sorriso a 33 denti e te lo riapriranno sempre anche tra mille anni :)
Cantiamo resta qui con noi, con i suoni africani e il loro battito di mano che ci accompagna, con i loro canti e una risposta che riempie al cuore alla domanda di Anna. “Siete felici stasera??
La ragazza che prima avevo visto piangere, risponde sì con le altre ragazza che si erano unite a noi e alla nostra chitarra sgangherata.. è una gioia grande quel sì e quell'entusiasmo a chiederci un'ultima canzone. Ci abbracciano, ci dicono grazie.
Shukran a voi per la vitalità che con coraggio avete tirato fuori anche per noi


Buonanotte da Rayfoun

LIBANO: day by day, tabbouleh by tabbouleh

Nessun commento:
Eccoci qui!

Visti gli svariati problemi tecnico-informatici e le mille cose da fare,
siamo qui a scrivervi e a raccontarvi della nostra prima settimana di cantieri appena trascorsa.


Da sx a dx, Martina-Federico ( quello con tanti capelli)- Rubina- Elena- Erica- Mariairene-
Valentina- Anna- Michela- Francesca- Chiara






Chi vi scrive nei prossimi post è Mariairene
una delle 10 ( più il valido omaccione ) cantieriste 2014 in Libano.








venerdì 8 agosto 2014

NICA CDS 2014 Mega arrivo

Nessun commento:

... Uscire dall'aeroporto, accompagnati da stanchezza e tanto sonno, tutto completamente svanito dopo aver trovato facce amiche in una mega accoglienza che subito ci ha fatto percepire il calore nicaraguense! (calore in tutti i sensi) 


Chitarra, cappelli, colori, bandiere, abbracci, urla di felicità... questo è quello che ci ha travolto nell'aeroporto di Managua tra gli sguardi incuriositi dei presenti.

 

Arrivati a Linda Vista- Las Brisas , abbiamo subito avvertito l'ospitalità di una grande famiglia... ci siamo sentiti a CASA! Nonostante la stanchezza eravamo pronti a osservarci attorno, a captare i suoni che provenivano dalla calle.




Giunti a Nueva Vida ci siamo spostati sulla Trece e abbiamo scoperto che tutti gli autobus sono vecchi scuolabus gialli americani che qui vengono utilizzati per il trasporto cittadino. Saliti sulla Trece in effetti ci si sente un po' come uno studente che deve ancora imparare tutto... il primo giorno in Nicaragua come il primo giorno di scuola! Perchè guardando fuori dal finestrino tutto è nuovo, tutto da imparare.

Ogni strada, nome, colore, ogni volto è da scoprire... perchè dietro di esso si nasconde un sorriso, la forza e la voglia di ricostruire e migliorarsi.










Insomma tanta voglia di mettersi in gioco, ricominciare.
E perchè non farlo anche noi? Siamo pronti all'avventura.

El color de final de la noche
me pregunta dònde fui a parar, dònde estàs
que esto sòlo se vive un vez
dònde fuiste a parar, dònde estàs

Nica cantieristi

mercoledì 6 agosto 2014

Haiti: 1, 2, 3... Kan d'etè!

Nessun commento:
E’ finita bene. 

Non abbiamo perso voli o cose del genere, anche se Marta (la nostra coordinatrice, per intenderci) ha deciso di deliziarci con una capriola fuori dal’aeroporto di New York, causata, secondo fonti non governative, da una rampa per il carico dei bagagli di un taxi…

Port-au-Prince ti accoglie con una sberla di caldo abbastanza decisa, ma per fortuna ci accolgono anche le Piccole Sorelle Vanna e Luisa, ben più ospitali del clima estivo dei Caraibi!
Per pranzo siamo invitati nella loro comunità, per arrivarci si caricano i bagagli su una Jeep e via, sulle strade sterrate o dissestate, tutte bianchissime, della capitale haitiana. La polvere e il sole rendono il percorso davvero abbagliante, si fa fatica a tenere gli occhi aperti senza occhiali scuri…

Ci si butta quasi subito sull'attività delle prossime due settimane, ovvero il “Kan d’etè” (Campo estivo) organizzato per i ragazzi di Citè Okay. Ci sono ancora un po’ di cose da sistemare, e subito lunedì si fa una riunione con gli animatori di “Kay Chal” che appoggeremo in queste settimane. 

Le cose su cui confrontarsi sono davvero molte, anche perché è la prima volta che si riesce a fare un campo in stile oratorio feriale da queste parti. 


La giornata è lunga, ma alla fine siamo tutti pronti a iniziare l’avventura del Kan d’etè

E così è: pronti, via! Alle 8 (in teoria) ci si ritrova per incominciare, perché dopo un momento di riflessione e presentazione alle 9.30 (in teoria) si inizia coi giochi  e le attività, fino al pranzo delle 12.00 (in teoria), a seguire giochi liberi e conclusione alle 14.00 (in teoria). 

Però, siccome tutto è filato liscio, delle attività, degli spazi e del “bel bagaj” vi racconteremo un’altra volta! 

Per ora vi regaliamo qualche foto.


Nel frattempo, un “caloroso” saluto da
Elena, Letizia e Francesco (oltre che dalla sopravvissuta Marta)


P.S.
“Un giretto a New York volevamo fare,
ma caro Davide non ti crucciare,
che anche l’aereo siamo riusciti a pigliare!”

martedì 5 agosto 2014

Kindu: what's up?

Nessun commento:
Loro ci sono e le foto lo dimostrano.
Emanuele ed Elena, ex SCE, ora nostri operatori in R.D. Congo, sono a Kindu ormai da qualche mese e le foto lo dimostrano.
Anche a Kindu qualcosa è cambiato: i cartelli stradali e le strade asfaltate (!!!!) lo dimostrano.
Ora attendiamo che anche i mezzi di comunicazione migliorino e che i post futuri lo dimostrino!







 









domenica 3 agosto 2014

Nicaragua: 6 mesi MICASCEMI!!!

1 commento:
E finalmente ho scritto questo post!!!

Sono già passati 6 mesi da quando ho varcato il cancello di via San Bernardino in qualità di SCE!
Il mio sogno si stava realizzando…
Queste potrebbero essere righe banali, forse ripetitive, però per me importanti, una sorta di resoconto scritto nero su bianco di questi 6 mesi, E CHE MESI!!!

6 mesi di Nicaragua: perché fin dal primo giorno abbiamo iniziato a parlare di quel Paese che mi/ci avrebbe accolto. 


6 mesi di Managua: una città che ancora oggi non amo particolarmente ma con cui sto cercando di fare amicizia!




mesi di Nicasa: dapprima disegnata di fantasia su un grande foglio bianco con un pennarello rosso fino ad arrivare a viverla e sentirla mia, non senza difficoltà (perché casa è anche dove la crei tu!!!)



6 mesi con gli altri SCE: lontani fisicamente ma vicini nell'esperienza che stiamo vivendo (scusami Cri mi serviva la primissima foto purtroppo non ci sei perché sei l’autrice)


6 mesi di El Guis: il centro dove opero tutti i giorni, ricco di sorrisi che ti riempiono l’anima ma anche contraddizioni che ti fanno arrabbiare.


6 mesi della mia famiglia nicaraguense: i MIEI COMPAGNI di vita, di viaggio, di avventure,  di discussioni, di incomprensioni, di chiarimenti, di crescita, di lotta sul luogo degli spazzolini da denti…


6 mesi di ME: di riflessione, di sperimentazione, di cambiamenti



E quindi vado avanti così, a volte seguendo le orme di chi sta un passo avanti a me, non per pigrizia ma come sostegno, a volte imprimendo la mia orma sulla terra fresca del mio cammino!
E quindi vado avanti così giorno dopo giorno, passo dopo passo.

Fede

P.S. da non dimenticare 6 mesi di Scheletri Nellarmadillo!!!LE nostre guide!!!

venerdì 1 agosto 2014

MONDO MOLDAVO

Nessun commento:
Eccoci qui... 8 ragazzi italiani seduti intorno ad un tavolino instabile, ai margini di un giardino invaso da erbacce, ma tra le quali si fanno largo 4 piantine di pomodoro e 2 piantine di cetrioli; tra queste cresce, nonostante le ultime 2 settimane di incuria, un bellissimo cetriolo, anzi IL cetriolo, il primo (Sergiolo!). Insomma, eccoci qui all'ombra di un albicocco ricco di albicocche ancora acerbe, nel bel mezzo di un giardino in perfetto stile moldavo; su cui si affaccia la porta di una casa in (quasi) perfetto stile europeo occidentale (cioè la prima casa in cui entriamo dopo almeno 2 settimane, dotata di cucina e bagno -con tanto di water!-). Tutto questo nel bel mezzo di Chisinău, una città in perfetto stile europeo orientale.
Eccoci qui, noi ragazzi, che a guardarci bene negli occhi, già si vede quello sguardo nostalgico, perché ora siamo qui, ma tra qualche ora saremo di nuovo in Italia.
Eccoci qui... a consumare la nostra ultima “colazione moldava”: biscotti (in enorme quantità), pane e nutella (gentilmente concessaci per tutto il tempo del cantiere), marmellata, tè o latte; per fortuna oggi in tavola niente patè.


E intanto scatta il “momento bello – momento brutto”... e ognuno dice la sua...

Non si può negare, qualche “momento brutto” c'è stato. Piccole incomprensioni (dovute non soltanto dalla differenza di lingua) e giudizi spietati, difficoltà di adattamento (ma forse era soltanto il primo impatto con un ambiente così diverso), momenti di scoraggiamento; ma dopo ognuno di questi momenti è sempre tornato il sorriso.

Sul “momento bello” si apre un mondo, un mondo nuovo, e fino ad un paio di settimane fa a me sconosciuto: il MONDO MOLDAVO, che viaggia parallelo al nostro mondo italiano, e ogni tanto questi 2 mondi si incontrano...
Il mondo moldavo è un mondo che spessissimo mi ha lasciata a bocca aperta, mi ha meravigliata, roba da dire: “uau, fantasticooo!!!” ma anche roba da dire “...e questo che cosa mi rappresenta?!”. E' un mondo che si apre su qualcosa di diverso, quindi tutto da scoprire, da imparare.

Insomma, facendo un cantiere in Moldova scopri che il mondo è:
Salire in macchina di una perfetta sconosciuta che gentilmente ci accompagna dalla capitale ad un piccolo villaggio, e che rispetta veramente i limiti di velocità per tutto il tragitto.
Ma anche “state attenti quando attraversate la strada, perché anche se siete sulle strisce pedonali, a chi passa in macchina non importa, loro continueranno a correre, senza lasciarvi passare” ed è vero! O ragazzini che guidano maxi-moto perché tanto corrompere un poliziotto costa meno che fare la patente.
Bere tè a qualsiasi ora del giorno, anche ai pasti invece dell'acqua, e dopo 2 settimane
non sapere ancora con quali erbe viene fatto questo tè. 
 

Vedere cartelli stradali molto fantasiosi, anche se di difficile interpretazione.
Vedere mamma tacchino con tutti i suoi pulcini (e sono veramente tanti!) che tutte le mattine viene a passeggio nel giardino del nostro centro.
Ricordarsi di chiudere la bombola del gas ogni volta che si finisce di cucinare.
Assaggiare frutta acerba, che evidentemente non sarà buona, ma che “devi” ingoiare perché se te la offrono si mangia, senza discutere.
Non sapere una parola di romeno, sforzarti di capire e memorizzare, con scarsi risultati; ma quando ti parla un bambino “devi” capire, perché a lui non importa se non sai la lingua, piuttosto ti ridice la stessa cosa 3000 volte, ma alla fine lo capisci (e io ho capito!!!)
Fare la pipì in tempi record, perché più di un certo tempo (molto poco) in “bagno” non si riesce a stare.
Farsi fare, e provare ad imparare a fare delle trecce fantastiche e superarticolate.
Incrociare per strada più oche, anatre con anatroccoli al seguito, cani, gatti e capre, che macchine.


Vedere il primo maxi-girasole in terra moldava; e far fermare il pullmino per strada per scendere e fare foto in un campo di girasoli.


Andare in 2 villaggi, entrambi con la Chiesa in ricostruzione.
Pensare di essere portata per l'animazione con i bambini piccoli, e ritrovarsi fantasticamente bene seguendo il gruppo dei preadolescenti.
Giocare a scalpo con un centinaio di bambini, che corrono per lo più a piedi scalzi, mettendoci il loro stesso entusiasmo.
Andare a casa di un'anziana per i lavori sociali, pensando di dover togliere l'erba dall'orto, trovare un orto che è molto più simile ad una foresta (sì perché tra le file di viti, in ordine sparso crescono fagiolini e cetrioli; e io mi sto ancora chiedendo perché non seminano per file e come avremmo potuto fare a togliere l'erba) ed essere invitate a bere il tè dall'anziana, anche se forse è più il danno che abbiamo fatto al suo orto, che il beneficio.


Essere invitati nel giardino di un'anziana nostra “vicina di casa” per fare una scorpacciata di lamponi.
Vedere il più bel cielo stellato mai visto, con tanto di stella cadente (o era una meteorite incendiata?!)
Capire le differenze tra cristiani cattolici ed ortodossi.
Respirare la sensazione di pace che offre una Chiesa, anche se arriviamo troppo tardi per la Messa, e allora ci fermiamo almeno per i vespri.
Incontrare carretti trainati da cavalli, che mi fanno ripensare ai racconti della nonna dell'Italia del dopoguerra.
Parlare sul bus, e poi capire che qui usa stare in silenzio sui bus.
Assaggiare i semi di girasole, e farne una scorta da portare a casa.
Andare a pesca ad un mini-laghetto, con delle canne da pesca costruite apposta per noi, e pescare il primo pesce della mia vita!


Riflettere sui vari tipi di carta igienica, sì, perché qui la carta igienica è fatta tipo rotoli di carta crespa in miniatura.
Andare in gita al lago ed approfittare di quando i pescatori sono al largo con le barche, per fare foto sulle loro moto.


Ammirare un tramonto fantastico.
Restare perplessi passando davanti a case con un giardino pieno di erbacce e rifiuti, ed un angolo curatissimo con fiori magnifici.
Camminare su strade sterrate con solchi di tipo 50 centimetri.
Vedere bambine che vengono al campo estivo con vestitini di pizzo, come da noi andrebbero a fare le damigelle ad un matrimonio.
Vedere bambini che vengono al campo estivo con ciabatte di 3 numeri più grandi del loro.
Sentirsi consigliare di andare al lago e non in montagna, perché in montagna ci sono i serpenti; ed incontrare 3 serpenti camminando verso il lago.
Incontrare un prete che, con famiglia ed amici, per una settimana diventeranno i nostri angeli custodi.
Sentire ancora lo spettro della dittatura comunista nei discorsi della gente, e nella struttura delle scuole.
Sentire la voglia di riscossa nei ragazzi che ci chiedono consigli.
Vedere una bimba di un anno e mezzo bere mezzo bicchiere di birra.
Attraversare un campo da calcio invaso da minuscole rane, ogni sera, per andare a dormire in una stanza con un tasso di umidità altissimo.
Non mettere la crema solare, e ritrovarsi con il naso e le spalle bruciati dal sole dopo i primi 2 giorni di giochi.
Vedere i bambini arrivare al centro un'ora prima dell'inizio del campo, tutti i giorni, perché non vedono l'ora di iniziare.
Passare le serate a parlare della campagna “ cibo per tutti” o ad acrosticare la parola del giorno (I love acrostici!)


Insomma il mio cantiere in Moldova è stato tutto questo, e molto altro...

ed ora eccoci qui... pronti per tornare a casa.

E qualcosa ci porteremo in Italia. Io di certo mi porto l'interesse per una cultura diversa dalla mia, molte più domande di quando sono partita, e la consapevolezza che se è vero che non ho cambiato il mondo, non è forse vero che cambiando quella piccola parte di mondo che sono io, cambierà il mondo?!

Pa

Francesca