martedì 8 agosto 2017

Khachapuri, khincali, bavshvebo...ma è solo questa la Georgia?



Quando Giuseppe ci ha proposto di accompagnarlo a portare il pasto caldo in 18 abitazioni di Kutaisi, abbiamo accolto l'idea con entusiasmo. Il pensiero di toccare con mano una nuova realtà ha acceso da subito la nostra curiosità.




Abbiamo così caricato la jeep con pasti caldi e pane. Pronti a partire!

Quando abbiamo varcato la soglia della prima abitazione, ci siamo sentite colpite da un'ondata di sensazioni ed emozioni contrastanti: c'era la voglia di rendersi utili, ma anche il timore di entrare in quelle case; il piacere di chiacchierare con le famiglie e, allo stesso tempo, la fatica di stare in stanze così "pesanti".
Forse può sembrare forte ciò che stiamo dicendo, ma l'impatto è stato con una realtà che ci eravamo immaginata molto diversa.
Case senza bagni, buie, odori molto forti, sporcizia, cavi del gas intrecciati a cavi della corrente, scale pericolanti ed ascensori fatiscenti... Sono solo piccoli dettagli che però non bastano a descrivere quella che è la condizione di vita di una grande parte della popolazione di Kutaisi, città di circa 200.000 abitanti.




Ma ciò che ci è rimasto di questo servizio non è solo la precarietà delle condiziooni di vita in cui le famiglie vivono, ma qualcosa di più profondo. La semplicità con cui ci hanno accolto, il sorriso sui loro volto e quei "kargad tsandebodet" ("grazie per essere passati proprio da me") con cui ci hanno salutato.

L'umiltà di farsi aiutare di certo non gli manca e si tengono ben stretta la loro dignità, che nemmeno la povertà riesce a portargli via.

Graziee!!




Marta&Vale



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