mercoledì 12 agosto 2015

Nicaragua: "¡Marina non cè!"

06.08.15
Ore 21.00, Aeroporto di Managua

“Bienvenidos a Managua! Siete carichi?”.
“Si, ma…non noti niente di strano?!”
“Bea, Cla, Nico, Sere, Ambra…dov’è Marina?!
Il sorriso di Teo si affloscia, come le trombette da festa di compleanno quando si arrotolano.

Qualche ora prima, anzi parecchie.

I sei protagonisti di questa storia si ritrovano all’aeroporto di Malpensa, terminal 1 per i puntigliosi. L’aereo è già in ritardo. Brutto segno, ma noi siamo carichi e ignari delle disavventure che ci aspettano.
Qualche saluto a parenti e amici, incombenza burocratica e “selfie” più tardi, si decolla.
Il volo è tranquillo, ma molto lungo e accumula ancora ritardo a causa del traffico aereo. Bruttissimo segno, ma siamo ancora ottimisti.


Atterriamo alle 16.30 ad Atlanta e abbiamo un’ora scarsa per compilare il modulo per il visto, fare la coda per i controlli, lasciare le impronte digitali, fare una giravolta e farla un’altra volta.
Sei un terrorista? Sei mai stato negli USA? Il passaporto è lo stesso dell’ultima volta? Ci stordiscono con una montagna di domande in inglese e alla fine siamo confusi, così confusi da colpirci da soli, e soprattutto da separarci in tre diverse lunghissime code.
Alle 16.50 ci riuniamo finalmente all’imbarco, trafelati e con il fiatone e senza la certezza di riuscire a salire sull’aereo. Marina non c’è. Bruttissimissimo segno.
E’ rimasta bloccata in coda ai controlli e l’aereo per lei è perso, mentre noi siamo costretti a decollare e dopo altre quattro ore (diventate cinque e mezza) atterriamo a Managua.
Saliamo su un pulmino scassato guidato da Angelito, il tipico autista Nicaraguense: guida sportiva e conoscenza del codice della strada scarso. Ordinaria amministrazione, da queste parti.
Dai finestrini scorrono le prime immagini di Managua di notte, illuminata dagli alberi della vita sparsi per l’intera città e affollata di gente, che ci accompagnano fino a Batahola, il barrio in cui abiteremo per il fine settimana.
Distrutti dal viaggio e dal fuso orario, stendiamo i nostri sacchi lenzuolo su tre materassi buttati sul pavimento. L’ultimo pensiero va alla sfortuna Marina, sola ad Atlanta e costretta a dormire in aeroporto perché sprovvista di visto… .

Nel frattempo ad Atlanta...

A quanto pare Marina non è l’unica ad aver perso l’aereo. Con lei c’è un italiano conosciuto di fronte al gate sbarrato e diretto in Nicaragua per lavorare in un’ONG.
Quindi Marina non è sola. E non è nemmeno sfortunata, visto che la compagnia aerea le ha pagato una notte in hotel extralusso con piscina, letto comodo e ogni confort immaginabile.
Inoltre la sua disavventura le ha fruttato una cena e un libro con dedica, “101 cose Zen”, regalategli dal suo compagno di viaggio.

Alle 17.30 di venerdì, Marina ci raggiunge a Managua, accolta da sorrisi e un cartellone con hashtag improbabili.

A volte la felicità si presenta sotto spoglie insospettabili: un libro, uno sconosciuto, un volo perso e la meta è solo un poco più distante del previsto. Uno scalo a Miami dopo, in questo caso.

Seguimos adelante, si comincia!

Con gratitudine (cit.),

I cantieristi Nicaragua! :)

2 commenti:

  1. aspettiamo, con sana ansia, il seguito.....

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  2. Bello....dovreste scrivere un libro e pubblicarlo.

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